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Promotori finanziari, robo advisor e la paura dell’innovazione

Promotori finanziari, robo advisor e la paura dell’innovazione

Anno 2020, scenario non così futuro e caratterizzato dal boom dei robot, che saranno dovunque: in casa, in automobile, in viaggio

È questo il risultato delle previsioni del World Economic Forum di Davos, che però è già ampiamente anticipato, soprattutto nel mondo finanziario. L’allarme è stato lanciato dai consulenti di tutto il mondo verso l’evoluzione che ha portato alla diffusione dei Robo Advisor. Si tratta di software molto sofisticati, che consente al risparmiatore di individuare in maniera automatizzata la migliore allocazione per il proprio portafoglio, ma anche di produrre analisi accurate e di modificare l’entità dell’investimento a seconda del momento del mercato.

Tale evoluzione risolve con un solo clic praticamente tutti i problemi dei risparmiatori, che sfruttano l’ausilio della tecnologia per governare gli investimenti e le onde incerte prodotte dalle oscillazioni. Il risparmio sarebbe indifferente anche dal punto di vista del risparmio, visto che le spese relative ai robo-advisor sono di gran lunga inferiori rispetto a quelle dei consulenti in carne ed ossa. Rischi concreti, dunque, per la folta pattuglia di promotori finanziari che affollano i mercati non solo italiani, ma anche – e soprattutto – stranieri.

La situazione in Italia non è ancora così preoccupante, visto che il mercato non è stato ancora “aggredito” dai robot digitali così come è avvenuto oltre oceano negli Stati Uniti. Le opzioni automatizzate in America non mancano, ed è per questo che anche i grandi player del settore si muovono in tal senso. È quanto evidenzia anche una ricerca risalente al maggio 2016 firmata da PWC Advisory, che elenca i robo advisor indipendenti dalle banche e quelli nati per iniziativi di istituti di credito e grandi gestori.

Le banche hanno infatti nel tempo preferito aggredire fisicamente il settore, piuttosto che perdere una fetta cospicua di investitori per una mancanza di competitività. Il risparmio va infatti nell’ordine di 1-2 punti percentuali, a seconda dei prodotti e dei consulenti. Numeri che senza dubbio interessano i 17,7 milioni di clienti bancari online, ossia circa il 60% del popolo maggiorenne di Internet.

La consapevolezza con il digital banking cresce di giorno in giorno, ma manca quella relativa ai tanti strumenti a disposizioni, compresi i robo advisor. Cresce comunque, anche se in maniera lenta, il dato relativo a chi sfrutta al meglio i consulenti finanziari virtuali: si passa da 200mila a 500mila utenti. I dati farebbero pensare ad un prodotto ancora destinato ad una nicchia di mercato, ma la parabola di crescita e quanto sta accadendo sul panorama a stelle e strisce non sono certo fattori ignorabili. “La vera sfida – sostiene Sebastiano Mazzoni Perelli di Prometeia, società di consulenza tra i maggiori produttori di software per robo advisor in Italia – è portare online l’intero processo di consulenza. Si tratta di un iter molto complesso, e che comprenderà anche l’intervento umano. Per questo i promotori finanziari, che in questa fase stanno opponendo maggiore resistenza perché fortemente minacciati dalle commissioni sensibilmente più basse, in realtà potrebbero guadagnarci, ma devono essere disposti a rivedere il proprio modello di business, rinunciando ad una parte della fee per allargare il numero dei clienti”.

La “lotta” tra promotori finanziari fisici e il mondo digitale si trasforma quindi in una paura latente nell’innovazione, che produrrebbe in realtà rilievi positivi sia per gli investitori che per la pletora dei promotori finanziari. Il mercato degli investimenti digitali è infatti tendente ad un incremento sostanziale e ad un sistema di win-win per tutte le parti in gioco.

 

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