Legge parchi: sindaci Uv rispondono a ambientalisti
POLITICA & ECONOMIA
di news il
11/04/2017

Legge parchi: sindaci Uv rispondono a ambientalisti

“Le recenti dichiarazioni di alcuni esponenti ambientalisti sulla sensibilità ambientale degli amministratori locali, lasciano sbigottiti e, in un sol colpo, cancellano anni di lavoro e collaborazione tra Enti, per giungere ad una sempre maggiore tutela dei nostri territori”. E’ quanto dichiarano i sindaci unionisti riuniti questa mattina nella loro Table des Syndics. “Le dichiarazioni che abbiamo sentito si rifanno ad una concezione di Parco totalmente incentrata su un protezionismo ortodosso e retrogrado, con nessuna partecipazione alla gestione dell’ambiente delle popolazioni locali – proseguono in sindaci -. Le comunità dei luoghi, peraltro, hanno le capacità per gestire queste nuove sfide. Rifiutiamo quindi questa concezione di Parco, e rivendichiamo il diritto-dovere delle popolazioni locali ad una partecipazione concertata sulla gestione del territorio e delle sue risorse”.I sindaci dell’Uv “nel manifestare preoccupazione per il silenzio in merito del presidente della Regione e dell’assessore competente”, ritengono “che una gestione moderna delle risorse ambientali possa  rappresentare un futuro anche economico per le popolazioni residenti nei Parchi, garantendo a questi cittadini quell’egalité de chanches e di democrazia che devono essere la caratteristica distintiva di una comunità civile”.

Le critiche di Legambiente

I sindaco unionisti nelal loro replica fanno riferimento alla presa di posizione di Legambiente, che ha criticato le modifiche alla legge sui parchi, in discussione alla Camera.

Tra i punti negativi segnalati dall’Associazione c’è la governance che secondo la nuova legge, verrebbero affidate ad un presidente e ad un direttore del parco non necessariamente dotati di competenze scientifiche o naturalistiche ma una esperienza nelle istituzioni per il primo e delle capacità manageriali per il secondo. 

Un secondo aspetto criticato da Legambiente riguarda la “nuova visione del parco come promotore di sviluppo economico, ed anzi di auto sviluppo, anziché come luogo di conservazione e studio degli ambienti naturali di pregio.  In particolare viene data dalla possibilità ai parchi di introitare delle royalties. I parchi vengono stimolati a sfruttare economicamente le risorse naturali presenti sul loro territorio”.

Altri punti controversi riguardano: l’ipotesi di uno sviluppo dell’agricoltura “che, in Valle d’Aosta, si coniuga difficilmente con i parchi”, le possibilità di caccia nelle aree contigue ai parchi, la mancata previsione di un non potenziamento né della sorveglianza, né delle dotazioni organiche, né delle risorse economiche.

Infine Legambiente si dice contraria alla scelta di sdoppiare la sede del Parco Nazionale Gran Paradiso, che ora si trova a Torino, in una sede piemontese e una valdostana. 

(re.newsvda.it)

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