APS: problemi di gestione del personale, è battaglia su accesso a parere legale
comuni
di Alessandro Bianchet  
il 22/01/2020

APS: problemi di gestione del personale, è battaglia su accesso a parere legale

Approvata in consiglio comunale ad Aosta una mozione emendata che richiedeva la possibilità di ottenere il verbale relativo alla richiesta di consulenza legale per presunti problemi legati alla riorganizzazione. Centoz: «Nessuno nasconde chissà quali nefandezze»

Comincia con una mozione emendata approvata all’unanimità la maratona di Aps che caratterizzerà la due giorni del consiglio comunale di Aosta, che continuerà giovedì in seduta secretata.

In questo primo atto, a scaldare gli animi ci ha pensato un ostacolo (motivi di privacy) paratosi davanti alla richiesta di accesso agli atti dei proponenti Luca Lotto (M5S), Etienne Andrione (Lega) e Pietro Verducci (Gruppo misto di maggioranza).

Nonostante le continue richieste, infatti, non c’è traccia del verbale relativo alla richiesta di un parere legale esterno, attuata da APS per presunte «problematiche di gestione del personale».

Il risultato, per ora, è uno solo: i primi atti sono già stati inviati in Corte dei Conti, mentre altri documenti verranno forniti ai consiglieri richiedenti nei prossimi giorni, visto che l’impegno della Giunta è quello di fornire «tutti gli atti ostensibili, anche in riassunto».

Il dibattito

Eterno, come sempre in queste occasioni, il dibattito.

Ad accendere la miccia ci pensa il pentastellato Luca Lotto, che ricorda il diniego espresso dal presidente di APS, Carlo Franco, nella riunione congiunta di quarta e quinta commissione.

«Non è possibile il diniego di atti a consiglieri comunali in relazione a presunti motivi di privacy – esclama Lotto -. Se ritengo opportuno indico degli omissis, ma non posso negarli».

Alza il tiro Pietro Verducci. «Questa è una pagina triste dell’amministrazione – attacca -. Siamo costretti a presentare una mozione per ottenere una cosa che ci spetta di diritto».

Il consigliere del Gruppo misto di maggioranza ricorda come uno dei pilastri della gestione delle società inhouse sia «il controllo analogo», e richiede i «pareri integrali affidati ad avvocati esterni di Torino».

È un fiume in piena. «Secondo voi, visto che abbiamo il dovere alla riservatezza, usiamo questi documenti per andare contro ad APS? – incalza -. Vorremmo solo essere sicuri che APS non sia dalla parte del torto. Magari porta avanti un abuso d’ufficio».

Abuso che, secondo Verducci, potrebbe riguardare il fatto che «magari il cda si vuole liberare di alcune persone sgradite – continua -. E magari sono i lavoratori le vittime, ma come facciamo a saperlo senza quest’atto»?

E chiude con altri strali. «Perché con tutti gli studi legali del Comune APS si rivolge a Torino? Vuole tenere nascosta la cosa? L’impressione è che questo parere legale possa avere una porta fuori misura, altrimenti l’avreste già fornito».

Il sindaco

Il primo cittadino incassa, risponde per le rime all’ex sodale del Pd Verducci e porta in risposta un parere legale, fornito in data 20 gennaio dall’avvocato contattato da APS.

Nel parere, il legale sottolinea, tra le altre cose, che la richiesta di accesso agli atti, in caso di «procedimento», di «contenzioso», oppure in presenza di «inizio di attività pre-contenzioso», non sia consentito, in quanto il parere stesso servirebbe per «strutturare la propria linea difensiva». E questo per «tutelare il legale e l’amministrazione, che deve poter fruire di tutela non inferiore a qualsiasi altro soggetto di un procedimento».

Quindi, secondo l’avvocato, «la prevalenza del segreto professionale si professa anche in presenza della richiesta di accesso da parte dei consiglieri comunali». Se l’accesso ai documenti fosse «ritenuto prevalente anche al segreto professionale, costituirebbe un privilegio troppo marcato».

«Non entro nella riorganizzazione aziendale»

Il sindaco, poi, spiega la propria posizione. «Nessuno è portatore di una verità, presento un parere legale e dico qual è stato l’iter».

Fulvio Centoz ricorda che «non siamo qui a nascondere chissà quali nefandezze – dice -. Le norme non sono semplici da interpretare e ci possono stare degli errori. Non ho gli strumenti per valutare se il parere è corretto o meno, ma ritengo che APS abbia un mino di autonomia».

Tra le righe, rivela poi il caso. «È un atto gestionale – spiega Centoz -. Noi diamo indirizzi politici, poi cda si muove nei limiti degli indirizzi. Se sposta un tizio da una parte e caio dall’altra io non centro. Ci ha presentato una riorganizzazione aziendale, ci è parsa sensata, ma evidentemente qualcosa non ha funzionato».

La stessa cosa l’ha vissuta con la «riorganizzazione del Comune. Ci sono state frizioni, ma ci sono dirigenti e PPO addetti a questo».

Centoz chiama poi in causa la Corte dei Conti. «La documentazione è stata spedita – conclude -. Abbiamo attuato un iter logico e sostenuto da pareri legali, se la procura ci dirà che il ragionamento è sbagliato, ne prenderemo atto, ma ci si conceda che non c’è dolo in questo».

Andrione: «Parere avrebbe dato risposta prima»

Le ultime stoccate le porta Etienne Andrione. «Lei (si rivolge al sindaco ndr.) potrebbe occupare il posto di rettore all’università della faccia di bronzo – attacca -. Arrivare in aula con questo parere, che avrebbe giustificato la risposta prima ancora della commissione, sperando di rinviare nuovamente la presentazione di questo verbale, è uno striptease che invece di attizzarci ci fa perdere le staffe».

Poi, ottiene l’emendamento. «Abbiamo sempre detto che si potevano mettere tutti gli omissis del caso, purché contemperati col nostro diritto di accesso ai dati».

(alessandro bianchet)

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