Coronavirus, Valle d’Aosta: pro e no vax, l’invito è ad abbassare i toni
Da sinistra, Massimo Uberti, Erik Lavevaz, Roberto Alessandro Barmasse e Guido Giardini
Sanità
di Cinzia Timpano  
il 21/01/2022

Coronavirus, Valle d’Aosta: pro e no vax, l’invito è ad abbassare i toni

Il presidente della Regione Erik Lavevaz invita alla responsabilità ed risponde a chi critica la gestione politica e sanitaria dell'emergenza: «la pandemia non si ferma con le lettere ai Ministri; già nel mese di luglio chiedemmo la franchigia di 5 posti letto di terapia intensiva».

«La pandemia non si ferma con le lettere ai Ministri. Si ferma con gesti di responsabilità.

Quanto a come affrontare la pandemia, gli scienziati del web si sono scatenati con idee facili e veloci, ipotizzando dieci posti letto in più di terapia intensiva per non cambiare fascia di colore. Ma la realtà è ben diversa».

Il presidente della Regione Erik Lavevaz è intervenuto stamattina, in occasione della conferenza stampa convocata per fare il punto su emergenza sanitaria e campagna vaccinale.

Lavevaz ha parlato di «settimana molto impegnativa, sia dal punto di vista sanitario che dal punto di vista istituzionale» e ha inteso chiarire alcuni aspetti «senza voler aumentare le temperature già alte su social network dove, in alcune casi, si è oltrepassato il limite».

Toni accesi e strumentalizzazioni

«Sono state usate mie dichiarazioni – ha detto – io non voglio giudicare le scelte delle persone, non condanno nessuno e non attribuisco colpe. Resto sui fatti. E i fatti dicono che tutte le persone in terapia intensiva non sono vaccinate e che la stragrande maggioranza delle persone ricoverate in area medica sono non vaccinati.

Tra i ricoverati, ci sono persone ricoverate con il Covid e non per il Covid e sono 15 su 76. Ma credo che i numeri siano sufficientemente chiari e non abbiano bisogno di altri commenti».

Abbiamo visto strumentalizzazioni politiche, ma questo fa parte dei giochi anche se in un momento di difficoltà sono insopportabili le teorie complottiste di chi pontifica e vuole ribaltare responsabilità sulla politica e sulla gestione sanitaria – ha commentato il presidente della Regione -.

Penso agli sforzi compiuti negli ultimi due anni, frutto di una pandemia, non di una gestione scellerata. Ho sentito ragionamenti semplicistici sui posti letto, sulla presunta gestione virtuosa dei numeri di Piemonte e Lombardia.

Fandonie. Sfatiamo il mito della trasmissione dei dati separati su malati ‘con’ o ‘di’ Covid; la richiesta delle regioni per disaggregare il dato è stata uguale per tutti, discussa nel CTS e bocciata.

Se anche la Lombardia invia i dati separati tra malati di Covid e malati con Covid, il Ministero li somma.

Venerdì, giorno che ha sancito il passaggio in zona arancione, i nostri dati erano migliori di almeno 6 o 7 regioni, ma il sistema di conteggio penalizza i nostri piccoli numeri e al settimo ricovero, abbiamo superato la soglia prevista per la terapia intensiva e abbiamo lasciato la zona gialla.

Il conteggio è ingiusto ed è stato criticato da tutte le regioni; non era infatti legato a una reale situazione di gravità rispetto ad altre regioni, ma la soglia è stata superata e il risultato è stato il passaggio in zona arancione, con le conseguenze pesanti in termini di immagine per l’avvicinarsi della zona rossa in una regione turistica».

Lavevaz ha risposto anche a chi in modo semplicistico chiede siano finanziati 10 nuovi posti di terapia intensiva.

«Abbiamo 33 posti di terapia intensiva e ne abbiamo occupati 8 al massimo – spiega Lavevaz -. Non è aggiungendo posti letto che risolviamo la distorsione del conteggio che penalizza i nostri piccoli numeri.

Lo stesso vale per l’ospedale da campo; sarebbe ininfluente, poco utilizzabile dal punto di vista medico.

Senza contare che il problema rimane il personale, non gli spazi».

«Al di là di passaggi in sede di Conferenza delle Regioni, abbiamo scritto al Ministro il 29 aprile scorso, il 13 maggio e di nuovo il 9 giugno, dove avevamo sottolineato la distorsione statistica legata ai piccoli numeri – continua Lavevaz -.

E ancora, a fine luglio, dopo la Conferenza delle Regioni, criticammo il sistema di calcolo deciso, lo stesso che oggi determina il colore delle zone. In quell’occasione chiedemmo una franchigia di 5 posti in terapia intensiva.

Questo per evidenziare – ha concluso il presidente della Regione – che al di là delle strumentalizzazioni, tutti, Governo regionale, assessorati e azienda Usl, abbiamo cercato di fare tutto ciò che era nelle nostre possibilità -. La pandemia purtroppo non la fermiamo con le lettere al ministro, ma con gesti di responsabilità di tutti».

Sui toni accesi  scatenati dal dibattito pro e no vax sui social, Lavevaz ha detto di averne parlato in Giunta, «convenendo sulla necessità di abbassare i toni, nel rispetto delle sensibilità di ognuno e nella piena facoltà di esprimere le proprie opinioni».

Nella foto in alto, da sinistra, il direttore generale dell’azienda Usl Massimo Uberti, il presidente della Regione Erik Lavevaz, l’assessore regionale alla Sanità Roberto Alessandro Barmasse e il direttore sanitario dell’azienda Usl Guido Giardini. 

(cinzia timpano)

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