Lite sulla libera professione intramoenia: «Gli aumenti non sono colpa dei medici»
L'ospedale Parini
Sanità
di Federico Donato  
il 30/04/2022

Lite sulla libera professione intramoenia: «Gli aumenti non sono colpa dei medici»

Le nuove tariffe non sono ancora state decise, ma saranno più pesanti; critico il sindacato Anaao Assomed

Querelle sulle prestazioni di libera professione intramoenia tra sindacato dei medici e azienda Usl. Così come annunciato dall’azienda, è in corso il processo di revisione della tariffazione «per garantire che la libera professione non gravi sui costi pubblici».

Non concorda il sindacato Anaao Assomed – Associazione Medici Dirigenti – che ribadisce «che il debito accumulato dall’azienda negli ultimi anni non è imputabile ai medici che svolgono la LPI ma che anzi consente all’azienda stessa di avere introiti aggiuntivi correlati alla tassazione e al fatto che i pazienti non vanno a farsi curare altrove».

Il sindacato

La Libera Professione Intramoenia è un diritto del cittadino sancito per legge che dà la possibilità di scelta per usufruire di una prestazione sanitaria aggiuntiva o sostitutiva a pagamento, attraverso il medico o dirigente sanitario che presta servizio come dipendente dell’ospedale pubblico. «E anche un diritto e una possibilità del medico di eseguire prestazioni al di fuori dell’orario di lavoro istituzionale – spiega il segretario regionale Anaao Assomed Riccardo Brachet Contul – ed è senza alcun obbligo un incentivo professionale pensato per mantenere in regime di dipendenza, all’interno del servizio pubblico ospedaliero, i professionisti di eccellenza, anziché perderli a favore del privato. Il vantaggio è quindi anche dei pazienti che non possono accedere a un sanità a pagamento».

«I conti non tornano» secondo l’Usl

Ma i conti non tornano, secondo l’azienda Usl.

«Le vecchie modalità organizzative e di calcolo della tariffa non consentivano una piena compensazione dei costi rilevati dall’azienda – ha spiegato il direttore generale dell’azienda Usl, Massimo Uberti – e visto che non è possibile che la Libera Professione sia finanziata dai contribuenti attraverso il Servizio sanitario pubblico, abbiamo proceduto prima di tutto a operare una forte spending rewiew sui costi sostenuti dall’azienda Usl, riorganizzando il servizio, e successivamente a effettuare una revisione al rialzo delle tariffe sostenute dall’utente per la prestazione, mantenendo invariato l’onorario del medico».

Il blocco delle attività sia istituzionali che di libera professione conseguenti al Covid non ha permesso di introitare le tasse. «Ma se la LPI è considerata esclusivamente un costo, non si capisce perchè in questi anni l’azienda non abbia, di concerto con la Regione, cercato soluzioni meno costose. Come sindacato, ci siamo opposti da tempo, chiedendo una detassazione e invece sta avvenendo il contrario – lamenta il dottor Brachet Contul –. Auspichiamo che la Regione emani al più presto direttive condivise e si impegni a risolvere la questione in modo diverso dal penalizzare gli utenti e tassare ulteriormente i medici, demotivandoli ancora una volta e spingendoli ad andare altrove».

«Serve trasparenza»

«Sarebbe il caso che azienda Usl e Regione, al più presto, facciano un trasparente comunicato stampa spiegando alla popolazione le cause che hanno portato al debito – conclude il segretario Anaoo Assomed – spiegando che l’aumento delle tariffe è un’azione voluta dall’azienda che di fatto corrisponde a una ulteriore tassazione delle future prestazioni, per ripianare un debito per il quale i medici, come i cittadini, non possono fare nulla, se non subirne le conseguenze».

(Cinzia Timpano)

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