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Aosta: il caro energia costa oltre 3 milioni, il comune inizia a rinegoziare i mutui

Il dato è emerso dal consiglio comunale che ha approvato il provvedimento: fino al 2024 si risparmieranno oltre 800 mila euro. Dal 2025 aumenti di 75 mila euro all'anno

Aosta: il caro energia costa oltre 3 milioni, il comune inizia a rinegoziare i mutui
La vice sindaca Josette Borre

Il caro energia e la difficoltà a chiudere il bilancio di previsione in fase di redazione, facendo fronte a 3 milioni di euro di aumenti in un anno. Queste le motivazioni alla base della rinegoziazione dei mutui operata dal Comune di Aosta.

L’operazione, sotto l’ombrello di Cassa Depositi e Prestiti, approvata dal consiglio comunale con l’astensione delle minoranze, in un triennio farà risparmiare 800 mila euro circa, facendo poi lievitare di quasi 75 mila euro la rata annua a partire dal 2025.

Il tutto, tra gli strali della minoranza e una maggioranza che pensa a un pacchetto più ampio per raggranellare i soldi utili a far fronte all’aumento energetico.

Il provvedimento

Insomma, c’è stato tutto questo nel consiglio comunale di giovedì 13 ottobre, che ha visto l’assemblea dare l’ok a un provvedimento di rinegoziazione dei mutui.

L’operazione riguarda un indebitamento del Comune costituito da 53 finanziamenti per un totale di 18.529.522 euro, con un tasso medio del 3.66% e una durata media di 21 anni.

La strategia concordata con Cassa Depositi e prestiti riguarda una rinegoziazione di 52 prestiti, per un debito di 18.5 milioni di euro, un mantenimento della scadenza finale, ma una variazione delle rate che riguarderà principalmente i primi tre anni.

Nel 2022, infatti, la rata annua si ridurrà di 240.035 euro, nel 2023 di 482.603 euro e nel 2024 di 205.387 euro.

Da contraltare, la rata aumenta di 74.361 euro a partire dal 2025 e fino al 2043.

Globalmente, l’operazione comporterà il rispetto, secondo CdP, del principio della convenienza economica, con una riduzione del valore attualizzato pari a 590 euro.

La vice sindaca

A spiegare le motivazioni alla base della scelta la vice sindaca con delega al Bilancio, Josette Borre, che ha sottolineato come da Cassa Depositi e Prestiti non sia stata data la possibilità di «allungare la scadenza dei termini» e che tra i due tipi di rinegoziazione una delle proposte «non dava il beneficio di questi primi anni», riducendo lo sforzo previsto dal 2025 come «lo 0.1% del bilancio normale, non carichiamo il Comune di uno zaino pesante».

Borre ha scoperto le carte sullo stato di salute del Comune.

«Questo provvedimento necessita di essere approvato ora e in questa sede, ma con l’apparato stiamo portando avanti altre manovre per preservare le finanze del Comune – sottolinea Borre -. Con il comitato di direzione stiamo pensando a settimana corta per i dipendenti, smartworking e altro, ma il risparmio effettivo non è così ingente come lo si pensa».

Lo scopo dell’amministrazione è quello di «gestire la situazione guardando al futuro, ma non possiamo permetterci di non portare avanti l’ordinario e bloccare lo sviluppo, seppur minimo della città» evidenzia ancora la vice sindaca.

La minoranza punta il dito sulle recenti approvazioni degli stanziamenti per la progettazione del futuro del parco Puchoz e sull’iniziativa di riforestazione urbana di via Paravera e Borre specifica.

«Il 2022 sarà parso un anno più florido rispetto al nulla della pandemia – ammette -, ma gli interventi messi in campo sono alla studio dal primo giorno: la rotonda di Saraillon ha soldi bloccati, per il Puchoz abbiamo stanziato i fondi a inizio anno, quando ancora non c’era contezza di ciò che sarebbe accaduto».

Caro bollette: 3 milioni in più per il Comune

Accaduto che si traduce nel boom dei costi energetici.

«Le risorse derivanti dalla rinegoziazione dei mutui fino al 2024 potranno essere usati per tutto, ma di fatto sono già assorbiti dal caro energia e dalle bollette – rivela Borre -. Non mettiamo i soldi in saccoccia per farci belli, ma per coprire 3 milioni di euro di aumenti».

Il futuro prossimo non si prospetta roseo in tempi di definizione del bilancio previsionale 2023-2025-.

«Probabilmente anche i soldi messi da parte in questi anni saranno azzerati – paventa la vice sindaca -, non mi stupirei di vedere un bilancio che rade al suolo luminarie, manifestazioni e cultura. Questi 500 mila euro sono un pezzettino per dare continuità ai servizi, visto che ogni giorno pensiamo anche a cosa fare degli impianti sportivi».

E conclude.

«Molto umilmente, stiamo cercando di far superare al Comune un momento di difficoltà tenendo uno sguardo sullo sviluppo».

La dirigente Valeria Zardo conferma il pensiero.

«Il caro energia non incide solo sui costi per gli stabili, ma in generale su tutti i servizi – ammette -. Salvaguardare il 2023 e il 2024 è fondamentale e tutti stanno evidenziando difficoltà nel chiudere i bilanci».

Il dibattito

Non ci va delicata la minoranza, che punta il dito, come già sottolineato, sul fatto che la misura portata in aula non sia inserita in un pacchetto complessivo di interventi.

«Stride sentire parlare in aula di economia di guerra e poi vedere, ad esempio, 66 mila euro stanziati per lo studio di fattibilità del Puchoz – esclama Bruno Giordano (Lega) -. Credo che manchi una visione di insieme di tutte le azioni, a partire dallo smartworking, fino alla settimana corta, da fare per ridurre i costi».

Mentre può «starci rinegoziare un mutuo», Giordano evidenzia, però, come «dal 2025 voi non ci sarete più», ma rimarrà «la continua produzione di debito sulle future generazioni».

E conclude.

«È un’operazione sospetta, perché non inserita in un pacchetto – chiosa ancora Giordano -. Sarebbe stato più virtuoso dimostrare ai cittadini di poter fare le cose in modo diverso. Faccio fin da ora gli auguri a Turismo e Cultura, ed è proprio per questo che chiediamo altre forme di intervento, per non azzerare la dotazione dei due assessorati».

Roberta Carla Balbis de La Reinaissance batte su tasti simili.

«Sarebbe stata necessaria organicità negli interventi – esclama -. Vedremo se 75 mila euro in più dal 2025 non richiederanno un grande sforzo».

E poi si chiede.

«Se non fosse arrivata questa iniziativa cosa avremmo fatto per racimolare questi soldi? Forse sarebbe utile parlare delle altre misure in aula, non che voi facciate tutto al di fuori».

Paolo Laurencet (Forza Italia) parla di «operazione strettamente di finanza e non so se il gioco valga candela – dice -. È un’operazione estemporanea, che probabilmente presto presenterà il conto. Teniamo solo in mente che anche i cittadini hanno problemi, non solo il Comune, non si pensi poi di riproporre aumenti di tariffe».

Diego Foti (Pcp) puntualizza un aspetto.

«Dispiacerebbe che il denaro in più venisse usato per pagare le bollette – ammette -. Lavorare sull’efficientamento energetico sarebbe la soluzione migliore».

Rincara la dose Giovanni Girardini (La Renaissance).

«Si parla di emergenza mai vista, stato di guerra, allora diciamo che queste parole sono da attribuire non solo al bilancio comunale, ma alla società che sta fuori – esclama -. Quest’anno non è né roseo né florido, ci sono famiglie che non arrivano a fine mese e se ogni istituzione non farà il suo, attenzione, ci vengono a spaccare le porte del Comune».

(alessandro bianchet)

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