Superbonus, crediti generati per lavori fittizi: la finanza sequestra altri 5,3 milioni di euro
CRONACA
di Alessandro Bianchet  
il 26/07/2024

Superbonus, crediti generati per lavori fittizi: la finanza sequestra altri 5,3 milioni di euro

Passi avanti nelle indagini del nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Aosta; indagate sei persone e due società

Superbonus 110, la Guardia di finanza di Aosta sequestra oltre 5,3 milioni di euro per lavori mai realizzati, crediti fiscali maturati in maniera fittizia e proventi dei reati contestati.

Superbonus: maxi sequestro

Il tutto è avvenuto nella mattinata di venerdì 26 luglio.

Il nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Aosta ha eseguito il sequestro preventivo, disposto dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della procura, per un ammontare di oltre 4,7 milioni di euro, nei confronti di due società, in relazione a «crediti fiscali fittiziamente maturati» con il Superbonus 110.

Un altro sequestro preventivo ha riguardato circa 655 mila euro per proventi del reato.

In totale, come comunicato dalle Fiamme gialle, la misura riguarda sei persone fisiche e due entità giuridiche, indagate a vario titolo per associazione a delinquere (contestazione successivamente venuta a cadere) finalizzata alla truffa ai danni di privati, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, riciclaggio, autoriciclaggio, false asseverazioni e indebite compensazioni di crediti di imposta.

I nomi nuovi emersi dallo sviluppo dell’indagine sono quelli di Diego e Simone Sorace, rappresentanti della Generale Sorace Costruzioni di Pollein. I loro nomi si aggiungono a quelli dell’architetto aostano Cristian Facchini, del commercialista Michele Massimo Monteleone e di Damiano Calosso e Luca Simeone. Il primo è l’amministratore di diritto della San Marchese ’95 sas; il secondo è ritenuto dagli inquirenti l’amministratore di fatto di tale società.

L’inchiesta

Il maxi sequestro rientra nell’ambito dell’inchiesta partita dalla denuncia di un condominio di Aosta e che lo scorso 11 aprile aveva portato al sequestro in via d’urgenza, a una delle due società coinvolte (della provincia di Torino), di crediti d’imposta per circa 1,9 milioni di euro.

Di questi crediti, una parte era stata ceduta a una società di trasporti di Bra, considerata terzo in buona fede, con la contestazione, però, di aver emesso fatture per operazioni inesistenti, arrivando così a genere crediti d’imposta non spettanti, in quanto i lavori non sarebbero mai stati realizzati o non sarebbero corrispondenti a quanto da un professionista abilitato, iscritto all’albo degli architetti di Aosta, indagati in quanto considerato in concorso per i reati contestati.

L’evoluzione

Il prosieguo delle indagini, però, ha portato ad altro.

Gli inquirenti, infatti, sono arrivati a ipotizzare a livello indiziario, che l’azienda torinese oggetto di indagine avesse proceduto allo storno di parte delle fatture già oggetto di contestazione, per poi riemetterle, nei confronti degli stessi condomìni committenti e per importi inferiori.

In questo si sarebbe generato nuovo credito di imposta, per un ammontare di euro 765 mila circa, parte del sequestro odierno.

Oltre a questi, la guardia di finanza ha effettuato un sequestro di 400 mila euro, considerato l’equivalente dei proventi del reato derivato dalla vendita dei parte dei crediti alla società di trasporto di Bra.

Il modus operandi

Le ulteriori indagini, poi, hanno permesso di approfondire il presunto modus operandi.

Regista di tutto, secondo gli inquirenti, sarebbe l’architetto valdostano, in qualche modo appoggiato da una società di costruzioni di Pollein, che avrebbe emesso fatture per prestazioni edili legate al Superbonus 110 non ancora rese, così da crearsi crediti fiscali non dovuti.

Le pratiche riguardano tre condomini valdostani, con i lavori che sarebbero stati asseverati del professionista, per poi essere trasmessi sul portale di Enea per ottenere i crediti. In questi condomini, poi, la società di costruzioni avrebbe prestato il proprio servizio, emettendo fatture e applicando integralmente lo sconto ai clienti, ma per opere mai eseguite.

Queste fatture per opere non ancora rese avrebbero fruttato, sempre secondo gli inquirenti, crediti fiscali fittizi per oltre 4,2 milioni di euro. Di questi, circa 255 mila, sono stati già utilizzati in compensazione del credito di imposta e per i quali si è proceduto al sequestro per equivalente sui beni mobili, immobili e finanziari in capo agli amministratori della società.

Della parte restante dei crediti contestati, circa 3,95 milioni di euro, 730 mila euro sarebbero stati ceduti a due altre società (considerate per ora in buona fede), che si sono viste sequestrare comunque la somma.

Ben 3,22 milioni, invece, sono risultati essere ancora a disposizione della società che ha emesso le fatture, venendo quindi sottoposta a vincolo giudiziario.

Il ruolo dell’Agenzia delle Entrate

La guardia di finanza sottolinea, infine, il ruolo importante svolto dall’Agenzia delle Entrate valdostana per l’esito di indagini articolate, ancora ovviamente allo stato preliminare.

(re.aostanews.it)

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