Europa: non passa la risoluzione sullo stop al Green deal e al riarmo
Politica
di Danila Chenal  
il 07/05/2025

Europa: non passa la risoluzione sullo stop al Green deal e al riarmo

La risoluzione invitava il Governo regionale «a sostenere ogni iniziativa del Governo e degli enti locali perché intervengano con urgenza presso le istituzioni dell’Unione Europea per avviare una negoziazione volta a ridefinire gli obblighi e le limitazioni imposti dal Green Deal; ad aumentare gli acquisti con gli Stati uniti e fermare il piano di riarmo europeo»

Europa: non passa la risoluzione sullo stop al Green deal e al riarmo.

Non passa la risoluzione della Lega Vallée d’Aoste e del Gruppo Misto sullo stop al Green deal e al riarmo. 7 i voti favorevoli, 1 contrario e 27 astensioni.

L’impegnativa

La risoluzione invitava il Governo regionale «a sostenere ogni iniziativa del Governo e degli enti locali perché intervengano con urgenza presso le istituzioni dell’Unione Europea per avviare una negoziazione volta a ridefinire gli obblighi e le limitazioni imposti dal Green Deal proponendo obiettivi più realistici e sostenibili per l’Italia, in grado di contemperare la tutela ambientale con la salvaguardia del tessuto produttivo nazionale, ponendo particolare enfasi alle scadenze più preoccupanti, quali la messa al bando dei motori endotermici».

Impegnava «ad aumentare gli acquisti dagli Stati Uniti rafforzando la nostra posizione negoziale nei loro confronti per ridiscutere le politiche commerciali come dazi e tariffe» agendo sul Patto di stabilità.

Impegnava, infine, a rappresentare, in ogni sede opportuna, nazionale e dell’Ue, la propria ferma opposizione all’attuazione del PianoReArm Europe/Readiness 2030, chiedendo che le risorse previste siano invece indirizzate verso altre priorità di interesse pubblico.

Il dibattito

Diego Lucianaz (Misto), rivolgendosi all’assessore agli Affari europei Luciano Caveri: «Le sue affermazioni sul filo europeismo sono tutte sue. Noi siamo valdostani e europei ma non siamo europei alla Bruxelles».

Nel suo intervento Stefano Aggravi ha sottolineato: «Il Green deal, così come è formulato, è una follia. Inutile darsi degli obiettive se a monte non ci sono gli strumenti. Sul secondo punto io, oggettivamente, ho molti dubbi. La risoluzione impegna ad aumentare gli acquisti verso gli Stati Uniti ma, per me, la manovra dei dazi di Trump ha una logica più economica che politica. È il caso che l’Europa o i singoli Stati dialoghino con Trump. Per carità anche in tema anti cinese. Il piano di riarmo è una follia ma vede, collega Manfrin, la deterrenza si fa con un armamento al passo con i tempi. Abbiamo problemi nei balcani, in Nord Africa e la Turchia non è certo paese pacifista».

Per Simone Perron (Lega): «Sentirsi europei non significa esse europeisti. Avevamo messo in discussione il Green Deal, pura follia. Ora si fanno passi indietro circa la scadenza nel 2035. La risoluzione vuole mettere un punto fermo sul quale costruire».

Il capogruppo di Forza Italia Pierluigi Marquis ha puntualizzato: «Sul Green Deal siamo stati fortemente critici anche noi. Nel piano di riarmo Forza Italia vede un potenziamento della difesa comune. Come singoli Stati non abbiamo i fondi per la necessaria sicurezza. Noi puntiamo alla pace ma bisogna essere attrezzati per difendere le nostre comunità».

Così Chiara Minelli (Pcp): «La nostra posizione di fronte al tema del Green Deal è opposta: è uno strumento indispensabile per promuovere la transizione ecologica. Certo va rimodulato per andare incontro alla fascia della popolazione più fragile. Aggiungere una somma così importante per il capitolo riarmo non potrà che spingere gli altri a riarmarsi. L’Europa non ha saputo costruire una politica di diplomazia, che è la strada. Anche no, in questo momento, aumentare gli acquisti dagli Stati Uniti».

Critico Andrea Padovani (Fp-Pd): «La destra non solo è negazionista ma boicotta la transizione ecologica. Non ci sto al finto pacifismo» dice, annunciando il no.

(da.ch.)

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