Kevin Tussidor, un anno zaino in spalla tra Asia e Sud America
Kevin Tussidor in Bolivia con il suo amico Tyson
Kevin Tussidor, un anno zaino in spalla tra Asia e Sud America.
Nato ad Aosta nel 1992 e cresciuto tra La Salle e La Thuile, Kevin Tussidor ha sempre mostrato una spiccata curiosità.
Diplomato al liceo scientifico tecnologico Regina Maria Adelaide e laureato nel 2020 alla Sorbonne di Parigi in Arts du spectacle et Études théâtrales, oggi vive nella capitale francese dove lavora come attore e produttore cinematografico.
Nel 2023 ha deciso di prendersi una pausa lavorativa e partire, insieme alla fidanzata Sacha, per un viaggio zaino in spalla attraverso Asia e Sud America.
Voglia di rimettersi in gioco, nonostante le paure
Dove nasce quest’idea di fermarsi e cominciare a viaggiare?
«Nasce da una forte voglia di cambiamento e di rimettermi in gioco.
Era una di quelle scelte che fanno paura, per ragioni lavorative, economiche e anche personali.
All’inizio volevo partire da solo, ma quando l’ho detto a Sacha il suo ‘E io?’ mi ha fatto capire subito che non sarebbe rimasta a casa. E per fortuna: grazie a lei ho smesso di rimandare e in pochi mesi eravamo già su un volo per Tokyo».
L’organizzazione del viaggio
Kevin e Sacha in Vietnam, Ha Giang Loop, dove hanno scoperto il Nord in 4 giorni in moto
Come avete scelto le date e le tappe del viaggio?
«La data di partenza l’abbiamo fissata un anno prima, per obbligarci a renderla reale.
Un viaggio di dodici mesi richiede organizzazione: vaccini, visti, documenti, informazioni.
Dopo molte chiacchierate, abbiamo capito che l’Asia e il Sud America sarebbero state le nostre mete principali.
Abbiamo comprato solo tre biglietti: Parigi–Tokyo, Sidney–Santiago del Cile e Rio de Janeiro–Parigi.
Tutto il resto lo abbiamo deciso strada facendo».
Tappe decise on the road in 13 Paesi
Il risultato?
«Abbiamo attraversato Giappone, Corea del Sud, Cina, Laos, Tailandia, Vietnam, Indonesia, Cile, Argentina, Bolivia, Perù, Colombia e Brasile. Siamo felicissimi delle nostre scelte: ogni tappa ci ha regalato qualcosa di unico».
Qual è stato il momento più difficile? E quello più bello?
Kevin e Sacha a Flores, in Indonesia, nelle risaie del proprietario della guest house dove hanno soggiornato
«Col tempo, anche le disavventure diventano aneddoti da raccontare.
Come quando sono caduto in scooter in Laos e mi hanno ricucito in mezzo alla strada, o quando Sacha ha preso la salmonella nella giungla.
O ancora quando ci siamo trovati a pagare sconosciuti per attraversare strade bloccate dagli indigeni. In quei momenti ti sembra di impazzire, ma oggi mi brillano gli occhi quando ne parlo».
Gli incontri e la natura tra i ricordi più belli
Tra i ricordi più belli cita gli incontri e la natura.
«Abbiamo conosciuto persone incredibili e visto animali magnifici: balene, condor, pinguini, squali martello, tartarughe giganti.
Il mondo ti insegna tanto, se hai voglia di ascoltare».
Hai mai avuto la tentazione di mollare tutto?
Kevin dopo un incidente in scooter nel Laos, sdraiato su una sdraio ribaltata, viene cucito al gomito in mezzo alla strada
«Mai. Forse, a volte, io e Sacha avremmo voluto mollare l’uno l’altra, ma il viaggio no. Quello è sempre stato il nostro punto fermo».
Quanto è stato difficile condividere tutto con la tua ragazza?
«Vivere insieme 24 ore su 24 per 365 giorni non è semplice. All’inizio lo dicevo ridendo, ma in realtà è una prova vera. Ci sono stati momenti di stanchezza e paura, ma siamo sempre riusciti a ritrovare il sorriso.
Quel viaggio ci ha uniti come nient’altro avrebbe potuto»
L’idea di documentare il viaggio
Come è nata l’idea di realizzare i video per documentare viaggio?
«In realtà è nata da mia mamma.
Mi aveva chiesto di scriverle ogni giorno per sapere se andava tutto bene, ma con il ritmo del viaggio era impossibile.
Così ho iniziato a montare dei brevi video settimanali, per mostrarle non solo che stavo bene, ma anche cosa stavamo vivendo.
Dopo i primi video mi sono accorto che li guardavano anche famiglia e amici, e allora ho continuato.
Era un modo per esprimere la mia creatività anche durante gli spostamenti infiniti in bus, treno o battello».
I tuoi video hanno sempre un tono ironico e leggero. È una scelta voluta?
«Sì, assolutamente. Volevo mostrare il mondo con i miei occhi, far capire che le esperienze belle e difficili possono essere vissute con leggerezza. Il mio motto era ‘sorprendi e sorprenditi’.
In un’epoca in cui il tempo sui social è spesso sprecato, volevo che quei 90 secondi alla settimana fossero un piccolo momento di scoperta o di sorriso.
Il montaggio è diventato una nuova forma di racconto, un’estensione del mio lavoro di attore».
Se dovessi far vedere un solo video a chi non ti conosce, quale sceglieresti?
«È come chiedere a un genitore quale figlio preferisce. Ogni video ha qualcosa di speciale: i primi sono più ingenui ma autentici, gli ultimi più curati. Alcuni raccontano incontri indimenticabili, altri aneddoti folli. Non potrei sceglierne uno solo. Durano un minuto e mezzo, no? Guardatene almeno cinque».
«Quel viaggio mi ha cambiato la vita»
Il Kevin che è partito pensi riconosca il Kevin che è tornato? Secondo te si piacciono?
«Sì, sicuramente. Il Kevin di oggi ringrazierebbe quello che ha avuto il coraggio di partire, e quello che è partito abbraccerebbe quello che è tornato dicendogli ‘vedi che ne è valsa la pena’. Quel viaggio mi ha cambiato la vita».
Dopo un anno in viaggio, senti ancora il bisogno di scappare?
«Sì, e tanto. Pensavo che dopo dodici mesi mi sarei saziato, invece no. Sono tornato solo perché le tasche erano vuote.
Due settimane prima del rientro guardavo il mare dei Caraibi e mi sono detto: ‘Ci vediamo presto’.
Non esiste un Kevin 2.0: sono sempre io, solo con uno zaino più pesante, un cuore più grande e qualche cicatrice in più».
(giulia calisti)
