Iran, l’analista: proteste politiche, il sistema è a un punto morto
AskaNews
di admin Administrator  
il 08/01/2026

Iran, l’analista: proteste politiche, il sistema è a un punto morto

Londra, 8 gen. (askanews) – Le manifestazioni che attraversano l’Iran non sono più solo legate alla crisi economica, ma si sono trasformate in una contestazione politica più ampia della Repubblica islamica. È l’analisi di Sanam Vakil, direttrice del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Chatham House.

“Le proteste in Iran non sono più soltanto economiche, ormai sono chiaramente politiche – ha spiegato l’analista – in strada vediamo manifestanti che esprimono rabbia, frustrazione e un profondo risentimento nei confronti della Repubblica islamica. La natura politica delle proteste è evidente sia nelle dimensioni delle mobilitazioni sia negli slogan che si sentono nelle strade”.

“Questo indica quanto siano diffuse, in tutta la società iraniana, la rabbia e la frustrazione. Non si tratta di una sola frattura sociale: non è soltanto una protesta della Generazione Z né una mobilitazione guidata dal bazar. Le manifestazioni mettono insieme gruppi diversi, provenienti da tutto il Paese, comprese province a maggioranza di minoranze etniche. Questo segnala qualcosa di più ampio e, forse, più serio.

“Queste proteste potrebbero diventare significative proprio perché la popolazione è profondamente stanca. Le riforme di politica economica sembrano aver raggiunto un punto morto. Quello che vedo oggi è una crescente assenza di paura tra i manifestanti. Le persone sono esasperate. Resta da vedere se le forze di sicurezza romperanno i ranghi: finora non è accaduto. In passato, l’unità e la compattezza del regime hanno contribuito a contenere le proteste.

“Il Venezuela rappresenta un monito, sia per i manifestanti iraniani sia per la Repubblica islamica. Per i manifestanti, mostra che gli Stati Uniti tendono a promuovere i propri interessi più che un reale cambiamento democratico in Iran, puntando piuttosto a manovre simboliche e di facciata. E ancora questo chiarisce che non esistono vie d’uscita semplici per la leadership iraniana”.

“Le proteste – ha concluso Sanam Vakil – si inseriscono in una sequenza di mobilitazioni che rendono chiaro che il cambiamento, in un modo o nell’altro, arriverà. Ciò che appare evidente è che il sistema nel suo complesso, l’establishment politico iraniano, è arrivato a un vicolo cieco. Senza un compromesso, senza un cambiamento delle politiche e dell’approccio verso i manifestanti e forse anche della struttura di governo la situazione è destinata a peggiorare”.

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