Gdo, la crescita lenta ma costante della private label: oggi vale 31,5 mld
Milano, 12 gen. (askanews) – Nel corso degli ultimi anni la marca del distributore ha registrato “una crescita lenta ma costante, per cui si può essere un po’ più ottimisti guardando alla costanza della crescita o un po’ più pessimisti guardando alla velocità”. Le parole di Valerio de Molli, managing partner & Ceo di The european house – Ambrosetti e Teha group, sintetizzano il percorso della private label nel nostro Paese che nel 2025 ha registrato un valore atteso di 31,5 miliardi in crescita di due miliardi rispetto all’anno prima (+6,8%) a livello omnichannel (distribuzione moderna, discount e i rispettivi canali di vendita online).
A livello di quota di mercato siamo al 30,4% (23,1% se si considera la sola distribuzione moderna), un dato che mostra l’altro lato della medaglia. In questo senso, infatti, l’Italia rimane decisamente indietro rispetto ai principali Paesi europei. Il nostro Paese si piazza ben distante dal 51% della Svizzera, ma anche dal 44% della Spagna, dal 42% del Regno Unito e dal 39% della Germania.
A scattare la consueta fotografia di inizio anno sulla mdd è il rapporto redatto da Teha per l’Associazione distribuzione moderna, che sarà integralmente illustrato durante il convegno inaugurale dell’edizione 2026 della fiera Marca a BolognaFiere il prossimo 14 gennaio.
In questi anni di consumi stagnanti la marca del distributore ha dimostrato una dinamicità superiore alla media di settore e svolto quello che il presidente di Adm, Mauro Lusetti, ha definito un “ruolo sociale”, a difesa del potere d’acquisto degli italiani che in 9 casi su 10 si fidano di questo prodotti grazie ai quali dal 2020 a oggi hanno risparmiato 22 miliardi di euro, circa 150 euro l’anno per nucleo. Anche guardando l’altro fronte, quello delle aziende fornitrici, per quelle che hanno lavorato per oltre l’80% nella produzione di prodotti a marca del distributore, nell’ultimo decennio il fatturato è aumentato mediamente dell’11%; valore che si attesta al 7% per chi ha un’incidenza di produzione mdd tra il 50% e l’80% e del 5% chi ha una produzione mdd inferiore al 50%.
Ma la marca del distributore è un pilastro anche per la distribuzione moderna stessa, che nel 2024 ha registrato un fatturato di 173,1 miliardi, in aumento del 15,8% rispetto al 2019, con un fatturato della private label che un anno fa valeva 15,6 miliardi (nel 2025 si è attestato a 16,5 miliardi). Se si considera poi che dalla Distribuzione moderna passa l’84% dei consumi alimentari domestici degli italiani, è chiaro il suo contributo alla crescita dei consumi del Paese. A tal proposito Lusetti ha lanciato un messaggio chiaro al governo ricordando che “Nel 2026 finiranno i contributi derivanti dal Pnrr e quindi il contributo agli investimenti verrà fortemente ridimensionato – ha osservato – il tema dei consumi in quanto tali ha quindi un’ulteriore importanza per sostenere lo sviluppo del Paese, per cui rilanciarli non può essere un fatto secondario per il governo e il contributo che noi possiamo dare con la mdd è estremamente concreto”.
Secondo il rapporto Teha, i prodotti Mdd in Italia sono in crescita anche in termini di volumi (+4%) rispetto al 2024 soprattutto al sud e nelle isole dove l’incremento è oltre il doppio rispetto alla media nazionale in termini di valore e circa il triplo per volume.
Proprio la mdd il 14 e 15 gennaio sarà protagonista della nuova edizione di Marca by BolognaFiere & ADM, che vedrà 28 insegne protagoniste con una crescita media del 19% in tutte le aree della manifestazione.


