Referendum, in campo anche “Sinistra per il Sì”: nè Gelli nè Cav nè Meloni ma solo ok a una cosa giusta
Firenze, 12 gen. (askanews) – Licio Gelli, Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e, in un certo senso, anche Bettino Craxi. Eccoli, uno per uno, i ‘nemici’ da cui una certa sinistra – la sinistra che ora, con Elly Schlein, si è organizzata sul fronte del No con Giuseppe Conte e Maurizio Landini – vuole a tutti i costi prendere le distanze. Al referendum sulla riforma della giustizia non si può votare come avrebbe votato Silvio Berlusconi: questo sarebbe il ragionamento dell’armata del No secondo “La sinistra che dice sì”, che oggi, sotto la regia di LibertàEguale e di Stefano Ceccanti, si è riunita alla Palazzina Reale di Santa Maria Novella a Firenze.
Ospite d’onore il professor Augusto Barbera, presidente emerito della Consulta, che, in una sala molto piccola e molto affollata – nella quale i giornalisti presenti hanno faticato non poco a seguire gli interventi live (c’era però la diretta su Radio Radicale) – una sala piena di ex ministri ed ex parlamentari della sinistra che fu – da Cesare Salvi ed Enzo Bianco fino ad Enrico Morando – ha provato a smontare le obiezioni sollevate oggi nei confronti della separazione delle carriere. Una separazione, a lungo sostenuta, ha ricordato Ceccanti, dal centrosinistra che pensava di realizzarla “e l’espressione giudice terzo voleva dire proprio questo, quando la guerra tra Silvio Berlusconi e le toghe fosse finita”. Il Cavaliere non c’è più, ma ora a intestarsi quella riforma è Giorgia Meloni, insieme agli alleati, ovviamente.
Comunque, osserva Benedetto Dalla Vedova – l’unico tra i partecipanti, insieme a Raffaella Paita, a sedere in questa legislatura in Parlamento – “capita che la maggioranza sbagliata faccia la riforma giusta”, ma non è un buon motivo per “lasciare questa bandiera nelle mani sbagliate, solo nelle mani sbagliate”. Anche questa battaglia bisogna fare per “costruire un’alleanza vincente alle prossime elezioni politiche, un’alleanza alternativa alla Meloni”. Anzi, gli fa eco Paita, partecipare “a viso aperto” renderà il centrosinistra “più competitivo” alle Politiche perchè – questo è il sottotesto – ancora più largo.
Il professor Barbera ribadisce che il referendum “non è nè per nè contro” Meloni, che si tratta di una “riforma liberale”, “non è la rivincita di Berlusconi, non attua il disegno di Licio Gelli” perchè lui “prevedeva anche la riduzione del numero dei parlamentari ma nessuno ha detto ai 5 stelle che hanno portato avanti il disegno di Gelli”.
Insomma i riformisti che si ritrovano nel Sì non sono traditori del centrosinistra e devono farsi valere, magari guardando proprio – altro sottotesto – alla lunga storia del Partito comunista italiano. Cita Gherardo Chiaromonte ed Aldo Tortorella Cesare Salvi, ricordando il referendum abrogativo del 1987 sulla responsabilità civile dei magistrati: “Ma fate un favore a Craxi, è la legge di Craxi dicevano” allora “e oggi dicono ma è la legge di Meloni”, però, osserva, “dobbiamo assumere il punto di vista del cittadino, il suo diritto alla difesa e dire senza dubbio che se non ha un blocco unico davanti il suo diritto è più garantito”.
Claudio Petruccioli, ex presidente della Rai, è ancora più pragmatico: “E’ vero che chi vota Si rischia di confondersi con Meloni ma chi vota No oggi rischia di mettere il timbro sulla sinistra che si organizza sull’asse Landini-Conte”. E poi, chiosa Ceccanti, sul referendum mica c’è “disciplina di partito”. La sala lentamente si svuota e gli organizzatori promettono: “Se vince il Sì ne prendiamo una più grande”.


