Migliaia di morti dall’inizio delle proteste in Iran
Roma, 13 gen. (askanews) – Almeno 734 manifestanti sono stati uccisi in Iran dall’inizio del movimento di protesta contro il governo, ha annunciato oggi l’Ong iraniana Iran Human Rights (Ihr), con sede in Norvegia, aggiungendo che il bilancio effettivo delle vittime potrebbe essere nell’ordine delle migliaia. Iran Human Rights “continua a ricevere segnalazioni di migliaia di morti in diverse città e province dell’Iran”, ha dichiarato l’organizzazione, dopo oltre due settimane di proteste.
Le informazioni che trapelano oggi dall’Iran suggeriscono che la repressione delle autorità per porre fine a oltre due settimane di proteste antigovernative sia stata probabilmente molto più sanguinosa di quanto riportato dagli attivisti all’estero. Con la riapertura delle linee telefoniche per le chiamate dall’interno della Repubblica Islamica, due fonti, tra cui una interna all’Iran, hanno riferito a Cbs News che almeno 12mila, e forse fino a 20mila, persone potrebbero essere state uccise. Una fonte interna all’Iran che è riuscita a contattare la CBS News – riporta l’emittente statunitense – ha dichiarato oggi che i gruppi di attivisti che stanno lavorando per calcolare il bilancio completo delle vittime delle proteste, basandosi sui
resoconti dei funzionari sanitari di tutto il Paese, ritengono che il bilancio sia di almeno 12.000 vittime, e forse addirittura di 20.000. La stessa fonte ha affermato che le forze di sicurezza stanno visitando i numerosi ospedali privati di Teheran, minacciando il personale perché consegni i nomi e gli indirizzi delle persone in cura per le ferite riportate durante le proteste.
Intanto diversi Paesi si stanno unendo agli Stati Uniti nel sollecitare i propri cittadini a evitare qualunque viaggio in Iran e a lasciare il Paese il prima possibile se vi si trovano già. Il Canada, in un aggiornamento delle sue indicazioni di viaggio diffuso questo pomeriggio, ha invitato i propri cittadini a
lasciare subito la Repubblica Islamica, se questo può avvenire in sicurezza. Ottawa ha segnalato che i confini terrestri con Armenia e Turchia restano aperti, anche se la maggior parte dei voli internazionali è stata cancellata. Anche la Germania ha sollecitato i propri cittadini a lasciare il Paese, avvertendo che chi sceglie di rimanere rischia “arresti arbitrari”. Berlino ha precisato inoltre che l’ambasciata tedesca a Teheran è in grado di fornire soltanto “assistenza limitata” sul posto. L’Australia ha a sua volta invitato i propri cittadini a partire, avvertendo che “se rimanete in Iran contro il nostro consiglio, siete responsabili della vostra sicurezza”.
