Carnavals de montagne: Consiglio regionale unito per il rilancio già dal 2027
Dopo diatribe e scambi di vedute, le due risoluzioni sono confluite in un testo unico firmato dall'intera aula e che dà il via alle interlocuzioni con il Comune di Aosta (proprietario del marchio) per rivedere i Carnavals de montagne già nel 2027
Intero Consiglio regionale schierato a difesa dei Carnavals de montagne, con l’impegno a riportarlo in auge a parte già dal 2027.
È il succo della risoluzione unitaria (mancano le firme di Pd e Avs), uscita dopo un lungo scontro-confronto dalla sintesi delle due risoluzioni originarie, votata all’unanimità dal consiglio regionale, allo scopo di intavolare una discussione con il Comune di Aosta per far sì che si eviti la cancellazione dei Carnavals de montagne come avvenuto quest’anno.
Nel documento, il Consiglio impegna la Giunta regionale a:
– prendere atto della titolarità del Comune di Aosta sul Marchio “Carnavals de Montagne” e a riconoscere che la gestione e l’organizzazione dell’evento rientrano attualmente nelle competenze e nella responsabilità dell’Amministrazione comunale;
– a favorire, in raccordo con il Comune di Aosta, una prospettiva di continuità della manifestazione, sostenendo un percorso di programmazione che consenta di mantenere l’evento quale appuntamento di riferimento per la promozione turistica, culturale e territoriale;
– prendere immediata iniziativa di dialogo istituzionale fra Regione, Presidenza del Consiglio e Comune di Aosta, con l’obiettivo di valutare congiuntamente soluzioni per il ripristino dei “Carnavals de Montagne” già a partire dall’edizione 2027.
Carnavals de montagne: I commenti
Tutti favorevoli i commenti susseguitisi in aula, a cominciare da quello del capogruppo della Lega, Andrea Manfrin, che ha evidenziato come «per una volta si è individuato un comune intento per tutelare una tradizione molto importante».
L’assessore alla Cultura, Erik Lavevaz, ha confermato come tutti «abbiamo intenzione di aprire un’interlocuzione con il Comune, vogliamo dare continuità all’iniziativa – ha detto -. L’importante è dare stabilità a un evento che è di valore per l’identità culturale e per le ricadute turistiche. È la sintesi di tante identità di ogni piccolo carnevale».
Jean-Pierre Guichardaz, Pd, non ha lesinato una frecciata.
«Sono contento di vedere questo clima di concordia – ha esordito -. Non abbiamo firmato, in quanto non eravamo firmatari nemmeno delle precedenti. Ci sembravano ragionevoli, le avremmo votate, ma non ci è stato chiesto. C’è un po’ di schizofrenia nell’Uv, ma ricordo che ad Aosta continuiamo a sostenere il governo del sindaco che avete proposto voi, forse sarebbe stato carino venire a chiedere. In ogni caso, la voteremo convintamente, ma bisognerà trovare poi il modo per partecipare a un’iniziativa di cui i titolari sono altri».
Laurent Viérin (Uv) ha appoggiato l’accordo a difesa dei Carnavals de Montagne.
«Esprimo soddisfazione per la sintesi trovata – ha detto -. Il carnevale è un rito di passaggio, non solo della Valle d’Aosta, ma di tante popolazioni alpine ed è estremamente importante mantenere questo rito. La Valle ha investito tanto su questo patrimonio immateriale che rischia di disperdersi negli anni. Ma puntare sull’avvenire è un investimento, appunto, mai una spesa».
Marco Carrel (Autonomisti di Centro), aveva già portato l’argomento all’attenzione con un’interrogazione.
«Quanto successo nel 2026 ci ha colto di sorpresa – ha esclamato -. Siamo contenti si sia trovata la sintesi per difendere un pezzo della storia e della tradizione. I Carnavals de montagne, nel 2027, in qualche forma, con il sostegno della Regione, si faranno».
Carnavals de montagne: la querelle
Prima di trovare la quadra (su apertura di Aurelio Marguerettaz) e presentare una risoluzione unitaria, acceso scambio di battute tra Massimo Lattanzi (Fratelli d’Italia) e lo stesso capogruppo Uv.
«Si è iniziata legislatura con i migliori propositi, ma copiare e incollare un’iniziativa per non votarla non me lo sarei aspettato – ha esclamato Lattanzi -. Non è bello fare il teatrino, io vedo solo una roba da bar che non qualifica l’aula. Abbiamo una certa età, diamo un esempio, non siamo all’asilo».
Piccata la replica di Marguerettaz.
«Se avevate un intento di condivisione, potevate fare la risoluzione, chiedere “vi interessa?” e farla firmare – ha ribattuto -. Le bandierine non ve le lasciamo piazzare. Stiamo cercando di dare una risposta, voi avete solo voluto cogliere una polemica, intestarvi il problema e dire ci abbiamo pensato noi».
Il dibattito
Nel presentare la risoluzione originaria presentata da Lega, Autonomisti di Centro, Renaissance e Fratelli d’Italia, il capogruppo del Carroccio, Andrea Manfrin, non aveva nascosto il disappunto.
«Abbiamo depositato la risoluzione nella convinzione che fosse nell’interesse pubblico – ha detto -. “Le tradizioni si tutelano anche facendo scelte sostenibili” ha detto il sindaco di Aosta, e dal punto di vista economico, cancellarlo è la scelta più sostenibile di tutte. Al netto delle ristrettezze di tempi della nuova Giunta di Aosta, seppur una copia di quella passata, e della concomitanza del passaggio della Fiaccola olimpica, mi ha colpito la dichiarazione che parla di costi elevatissimi, ben 55 mila euro. Non vorrei dover arrivare a dire che l’aumento di stipendio del Consiglio comunale assommava a 70 mila euro, ma tale aumento è stato considerato una cifra ancora più importante evidentemente».
Prima dell’apertura alla risoluzione unitaria, non aveva nascosto la propria contrarietà nemmeno il capogruppo Uv, Aurelio Marguerettaz.
«Non siamo contenti che la manifestazione non sia stata effettuata, anzi siamo assolutamente dispiaciuti – ha specificato -. I Carnavals de montagne sono un format di cui è proprietario il Comune di Aosta. Non metteremo in croce la nuova consiliatura, non si giudica in contumacia. Ma la manifestazione coinvolge tutta la Valle e non può essere fatta all’ultimo minuto, deve avere tutte le garanzie del caso. Addirittura, 55 mila euro paiono una cifra contenuta, visti tutti gli adempimenti. È un impegno troppo gravoso? Il Comune ci ceda l’iniziativa e facciamo diventare l’evento di interesse regionale».
(al.bi.)

