Inaf, il passato acquoso e abitabile di Marte rivelato dalle sue argille
Roma, 15 gen. (askanews) – Un nuovo studio dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) fornisce la mappa più dettagliata mai realizzata della distribuzione e della composizione delle argille sulla superficie di Marte, offrendo nuove chiavi di lettura sull’evoluzione geologica del pianeta, sul ruolo dell’acqua nel suo passato e sulla sua potenziale abitabilità.
Il lavoro, pubblicato sulla rivista Journal of Geophysical Research: Planets, si basa su quasi 1500 osservazioni condotte su scala globale e acquisite dallo spettrometro CRISM (Compact Reconnaissance Imaging Spectrometer for Mars) a bordo del Mars Reconnaissance Orbiter della NASA. Grazie a questa analisi è stato possibile estrarre e interpretare le firme spettrali nell’infrarosso delle argille presenti sulla superficie marziana.
Le argille marziane rappresentano una traccia diretta dell’acqua che un tempo ha modellato il quarto pianeta del Sistema solare e i luoghi in cui la vita avrebbe potuto svilupparsi. Alcune regioni del pianeta rosso sono infatti considerate ambienti privilegiati per la possibile conservazione di biofirme; per questo motivo, la loro distribuzione e la composizione mineralogica costituiscono elementi chiave sia per la ricostruzione degli antichi ambienti acquosi di Marte sia per la selezione dei siti di atterraggio delle future missioni di esplorazione.
“Abbiamo realizzato una mappa globale, messa a disposizione della comunità ‘marziana’ internazionale, che mostra la distribuzione dei principali minerali idratati presenti su Marte, tra cui argille, solfati, cloriti e carbonati”, spiega Jeremy Brossier, ricercatore dell’INAF e primo autore dell’articolo. “Il nuovo studio fornisce inoltre una caratterizzazione dettagliata dei minerali argillosi, dalle fasi ricche di ferro (nontroniti) a quelle ricche di magnesio (saponiti), includendo anche composizioni intermedie come vermiculiti e ferrosaponiti. Questa ampia diversità mineralogica riflette una storia geochimica lunga e complessa del pianeta, legata a diverse condizioni di formazione e alterazione in presenza di acqua”.
Per ottenere questi risultati, il team ha sviluppato nuovi metodi per ridurre il cosiddetto “rumore” nei dati spettrali, migliorando in modo significativo le capacità di identificare e distinguere le firme delle argille e di altri minerali. È stato inoltre implementato un approccio innovativo per estrarre dettagli dagli spettri, consentendo di separare con maggiore precisione i segnali associati alle argille ricche di ferro da quelle ricche di magnesio.
I risultati mostrano variazioni spaziali significative nella mineralogia argillosa di Marte: le nontroniti, ricche di ferro, dominano nella regione di Mawrth Vallis, mentre le saponiti, ricche di magnesio, sono concentrate soprattutto nelle aree di Nili Fossae e di Libya Monter. Oxia Planum, il sito di atterraggio del rover europeo Rosalind Franklin della missione ExoMars dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), ospita invece argille di composizione più intermedia, tra cui vermiculiti e ferrosaponiti. Queste caratteristiche rendono Oxia Planum un’area particolarmente promettente per lo studio degli antichi ambienti acquosi e per la ricerca di possibili biofirme.
Proprio per questo, “lo studio si inserisce direttamente nel contesto della missione ExoMars, che prevede l’esplorazione del suolo marziano a partire dal 2030. In questo scenario, l’INAF svolge un ruolo di primo piano nello sviluppo dello strumento Ma_MISS (Mars Multispectral Imager for Subsurface Studies), uno spettrometro progettato per analizzare rocce e suoli del sottosuolo marziano e ricostruirne la storia geologica e ambientale”, conclude il ricercatore.

