Auto elettriche e ibride cinesi, doppia smentita dalla Commissione a notizie di stampa
Roma, 17 gen. (askanews) – Due smentite ufficiali in una sola settimana, quasi un record: sulle auto cinesi importate nel mercato Ue la Commissione ha dovuto precisare che, contrariamente a notizie di stampa, non ci sono (o comunque non ci sono ancora) né un accordo con Pechino per evitare i dazi europei sui veicoli elettrici a batteria, né una estensione delle indagini anti-sovvenzione ai veicoli ibridi (con possibili nuovi dazi in prospettiva).
Sono due casi che dimostrano l’estrema sensibilità delle autorità di Pechino, dei mercati e della stampa internazionale riguardo al commercio delle auto cinesi; ma che indicano anche, al di là delle smentite, due direzioni possibili verso cui si sta andando.
Da una parte, per quanto prematura, la notizia di un possibile accordo sulle auto elettriche a batteria è stata alimentata dalle reazioni di Pechino fortemente positive a una sorta di ‘vademecum’ tecnico che la Commissione ha pubblicato, lunedì 12 gennaio, proprio per suggerire agli esportatori cinesi la soluzione possibile, con l’assunzione di precisi impegni volontari sui prezzi, per non pagare i dazi sul mercato Ue, che sono in vigore dall’ottobre 2024.
D’altra parte, è chiaro che le auto ibride, che inizialmente Bruxelles aveva un po’ snobbato assumendo che avrebbero avuto i giorni contati in Europa, hanno ora nuove prospettive e il vento in poppa sul mercato, dopo la recente proposta della Commissione di modificare l’obiettivo delle auto a zero emissioni entro il 2035, riammettendo i motori a combustione al di là di quella data, sebbene a certe condizioni. E in questo quadro non fa una piega la logica secondo cui, se i cinesi avevano colto al volo l’occasione offerta dalla regolamentazione Ue per invadere il mercato europeo con le loro auto elettriche a prezzi competitivi perché sovvenzionate (come già era successo un decennio fa con i pannelli solari), probabilmente le stesse circostanze potrebbero riprodursi anche per le auto ibride.
Ma vediamo più in dettaglio che cosa è successo. Innanzitutto, va ricordato che la Commissione europea aveva concluso il 29 ottobre 2024 un’inchiesta anti-sovvenzioni relativa alle importazioni di veicoli elettrici a batteria dalla Cina, accertando l’esistenza di sovvenzioni da parte di Pechino e imponendo dei dazi compensativi definitivi compresi tra il 7,8% e il 35,3%. Ma lunedì scorso, 12 gennaio, la Commissione ha pubblicato senza troppo rumore un documento di orientamento (‘Guidance’) che fornisce agli esportatori di veicoli elettrici delle indicazioni generali su come presentare i loro impegni volontari per accettare un prezzo minimo all’importazione nell’Ue in modo da evitare i dazi anti-sovvenzioni, garantendo condizioni di mercato più eque. Le possibili offerte di impegno, oltre al prezzo minimo all’importazione, possono coprire anche altri aspetti, in particolare i canali di vendita, le compensazioni incrociate e gli investimenti futuri nell’Ue. ‘Ogni offerta di impegno sui prezzi è soggetta agli stessi criteri giuridici e la Commissione europea condurrà ogni valutazione in modo obiettivo ed equo, nel rispetto del principio di non discriminazione e in conformità con le norme della Wto’, l’Organizzazione mondiale del Commercio, precisava l’Esecutivo europeo in una nota. ‘Parallelamente, e in uno spirito di dialogo, la Commissione e la Cina – riferiva la nota – hanno esplorato soluzioni alternative, compatibili con le norme della Wto, che sarebbero efficaci nell’affrontare i problemi individuati dall’indagine. La pubblicazione del documento di orientamento fa seguito alle discussioni tra la Commissione e il Ministero del Commercio cinese che hanno avuto luogo durante l’indagine’, spiegava la nota.
Il ministero del Commercio cinese ha commentato in termini molto positivi il documento di Bruxelles (una decisione ‘che va verso non solo uno sviluppo sano delle relazioni economiche e commerciali Ue-Cina, ma anche verso il mantenimento di un ordine internazionale basato sulle regole’), e ancor più lo ha fatto la Camera di commercio della Cina per l’Ue (‘questo risultato costruttivo spingerà significativamente la fiducia dei mercati, fornirà un ambiente più stabile e prevedibile per i produttori di auto elettriche cinesi, e per le società delle loro catene del valore operanti in Europa’).
Queste reazioni hanno indotto alcuni media internazionali a parlare di un ‘accordo’ raggiunto tra l’Ue e la Cina per superare i dazi. Ma, sempre il 12 gennaio, il portavoce per il Commercio della Commissione, Olof Gill, durante il briefing quotidiano per la stampa dell’Esecutivo comunitario, ha sostanzialmente smentito queste interpretazioni di stampa. Gill, tuttavia, non ha escluso che proprio a questo risultato, ovvero una intesa con gli importatori sostitutiva dei dazi, si possa arrivare, alla fine, se proseguirà positivamente la collaborazione avviata in questo settore con le autorità di Pechino e verranno restaurate le condizioni di concorrenza equa (‘level playing field’). Il portavoce ha precisato innanzitutto che il ‘vademecum’ della Commissione pubblicato fa seguito a un unico impegno di prezzo, per un solo modello di auto elettrica, che è stato presentato in dicembre da un importatore dalla Cina. ‘Sia chiaro: questo documento – ha detto Gill – fornisce solo indicazioni, niente di più. Ricordo che all’inizio di dicembre scorso la Commissione ha avviato un’indagine di riesame intermedio per valutare un’offerta di impegno sui prezzi e, pertanto, abbiamo ritenuto che fosse giunto il momento di pubblicare queste ulteriori indicazioni, in modo che eventuali ulteriori offerte di impegno abbiano un quadro molto chiaro entro cui devono essere strutturate. Quindi, ripeto, questo è un documento di orientamento, niente di più’. ‘Ci siamo confrontati con il Ministero del Commercio cinese su questa questione e continueremo a farlo’, ha continuato il portavoce. Che poi ha spiegato: ‘Abbiamo detto fin dall’inizio, come Commissione europea, come autorità investigativa in questo caso, che siamo disposti a valutare alternative ai dazi anti-sovvenzioni che abbiamo istituito. Ricordo che abbiamo istituito tali dazi perché, dopo un’indagine scrupolosa e dettagliata, abbiamo scoperto che i veicoli elettrici a batteria cinesi destinati all’esportazione nell’Ue beneficiavano di una serie di sussidi ingiusti e, secondo la normativa Wto, illegali. Pertanto, abbiamo concluso la nostra indagine, istituendo i dazi per ripristinare la parità di condizioni (‘level playing field’, ndr), niente di più. Questo è ciò che cerchiamo: equità e parità di condizioni’. ‘Il mercato europeo – ha poi aggiunto Gill – è aperto ai veicoli elettrici provenienti da tutto il mondo, a condizione che siano arrivati qui in base a quelle condizioni di parità. All’inizio di dicembre scorso, abbiamo ricevuto un’offerta da un’azienda su un modello specifico per un impegno sul prezzo’, e quest’offerta ‘la stiamo valutando ora. Siamo disposti a valutare anche altre offerte, come abbiamo sempre detto. Il documento che abbiamo fornito oggi fornisce indicazioni su come ciò dovrebbe avvenire’. Ma, ha puntualizzato il portavoce, ‘per riassumere il significato di queste indicazioni’, gli importatori ‘devono compensare adeguatamente il vantaggio competitivo sleale conferito ai veicoli elettrici cinesi esportati nell’Ue, e devono dimostrare che ciò può essere fattibile. Se queste condizioni sono soddisfatte, allora possiamo valutare seriamente gli impegni sul prezzo’. Ma per ora ‘stiamo parlando di questa questione specifica. Abbiamo emanato delle linee guida specifiche, e questo è tutto’.
Replicando ancora alle domande insistenti dei giornalisti, Gill ha poi ribadito: ‘Abbiamo pubblicato queste linee guida perché a dicembre è arrivata la prima offerta significativa di un impegno sui prezzi’ che, ‘per essere chiari, riguarda un solo modello. Si tratta quindi – ha osservato – di una parte piuttosto ristretta della gamma complessiva di esportazioni di veicoli elettrici a batteria dalla Cina all’Ue. Ma ciò nonostante, è la prima offerta di impegno significativa che abbiamo ricevuto. Quindi è assolutamente positiva. Ora la stiamo valutando, la stiamo analizzando per valutarne i meriti’. Oggi, ha chiarito il portavoce, ‘abbiamo deciso di pubblicare queste linee guida aggiuntive più dettagliate nel caso in cui dovessero arrivare altre offerte. Finora non ne sono arrivate. Se arriveranno, saremo lieti di esaminarle, di valutarle in dettaglio. E se soddisfano i requisiti che ho menzionato, allora sì – ha ammesso Gill -, potrebbero potenzialmente sostituire i dazi anti-sovvenzioni che abbiamo introdotto a seguito della nostra indagine dettagliata e basata sui fatti. Ma – ha concluso il portavoce rivolto ai giornalisti – calmiamoci un poco: per ora si tratta di linee guida, niente di più’.
Lo stesso Gill è poi intervenuto ancora, venerdì 16 dicembre, sempre durante il briefing quotidiano della Commissione, anche sulla questione delle auto ibride cinesi. ‘Le auto ibride – ha spiegato – non erano comprese nell’indagine iniziale anti sovvenzioni sulle auto elettriche a batteria cinesi importate nell’Ue, e nessuna indagine sulle esportazioni di veicoli ibridi dalla Cina è attualmente in corso’.
La precisazione riguardava uno scoop della testata europea Euractiv, sulle dichiarazioni di un funzionario della Commissione secondo cui il vicepresidente esecutivo responsabile per il Mercato unico, il francese Stéphane Séjourné, starebbe spingendo per estendere i dazi anti-sovvenzioni anche ai veicoli ibridi (elettrici ma con in più un motore a combustione, da usare quando la batteria è scarica) importati dalla Cina. A sostegno di questa posizione, veniva riportato un dato impressionante: nel 2024, le esportazioni di auto ibride cinesi (non soggette ai dazi) sono aumentate del 155% rispetto al 2023, a fronte di un aumento di appena il 12% delle esportazioni, sempre dalla Cina, delle auto elettriche.
Dalla reazione del portavoce, comunque, si capisce che la possibilità che la Commissione inizi una nuova indagine anti-sovvenzioni sulle auto ibride cinesi non è affatto esclusa, sebbene appaia possibile anche un’altra soluzione: la ricerca di un accordo con le autorità di Pechino, nel quadro e sulla falsariga dei negoziati già in corso rispetto alle auto elettriche a batteria per evitare i dazi.
‘Attualmente – ha spiegato Gill -, stiamo monitorando il nostro mercato e specificamente le importazioni di tutti i tipi di veicoli, che siano elettrici o ibridi ‘plug-in’. E lo facciamo per poter attuare la sorveglianza sulle importazioni, con la regolare pubblicazione dei dati. Questo è tutto quello che posso dire in questo momento. Noi non commentiamo, né pregiudichiamo la possibilità di future indagini’, ha concluso il portavoce.
Di Lorenzo Consoli e Alberto Ferrarese
