Centrosinistra, Renzi rilancia Casa Riformista: serve per mandare a casa Meloni
Milano, 17 gen. (askanews) – Niente veti, niente protagonismi, tutti dentro quelli che ci stanno, per dare una mano e senza pretendere alcunchè: “Questa è la Casa Riformista che fa vincere le elezioni, questa è la posta in gioco”. Matteo Renzi sceglie Milano per l’assemblea nazionale di Italia Viva che ha l’obiettivo di rilanciare la Casa Riformista, lagamba di centro all’interno del centrosinistra. Soggetto “fondamentale”, rivendica più di una volta, per “mandare a casa Meloni”. Obiettivo possibile, “i numeri sono alla nostra portata”, soprattutto se – come è convinto Renzi – nascerà con Vannacci o altri un soggetto alla destra di Meloni: “Gli porterà via almeno 3 punti percentuali”.
Ma per riuscire a fermare il bis di Meloni, “credo che non ci sia nessuno nel centrosinistra, né tra i centristi né tra la sinistra radicale, che si possa permettere il lusso di mettersi a litigare”. In ballo c’è palazzo Chigi, ma c’è anche il successore di Mattarella: “È talmente ampia, significativa e seria la posta in gioco che pensare oggi che ci si possa mettere a rinfacciare i veti è folle”. Serve dunque una “Margherita 4.0”, in cui “è fondamentale il protagonismo dei sindaci” ma anche “l’apporto di chi pensa che non si può più stare in questo Pd” e delle altre forze politiche di area: dal palco interviene Benedetto Della Vedova di +Europa, in sala è presente la deputata Pd Marianna Madia.
Oltre al metodo c’è il merito: “L’opposizione smetta di piangersi addosso, parli di contenuti: cultura, sicurezza, economia. Se siamo in grado di farlo la Meloni va a casa, se falliamo ci teniamo questa destra per altri 5 anni”. E osserva: “Meloni continua a ripetere che è lì da 4 anni, che nessuno mai come loro, pensa sia un plus ma diventerà la loro condanna essere lì, non la loro forza. Perchè alla fine qualcuno gli dirà ‘Sono 4 anni che sei lì, che hai fatto?’. Ragionamento che vale in particolar modo sulla sicurezza: “Il problema è molto più grave di quello che sembra, sono lì da 4 anni e danno la colpa ai sindaci e alla sinistra, ma dovranno giustificare quello che succede. È il governo degli sciacalli: hanno preso tutti i casi di cronaca per aumentare i reati e tengono 500 poliziotti in Albania che sanno che non servono a nulla”. Dunque, è l’invito alle altre opposizioni, “caro centrosinistra sulla sicurezza non è il momento di essere timidi. Adesso il centrodestra ci spieghi perchè ci sono i coltelli a scuola, perchè non ci sono i poliziotti a Bologna… andiamo all’attacco sulla sicurezza!”.
Temi e contenuti su cui c’è sintonia col sindaco di Milano Beppe Sala, ospite della convention renziana. In sua difesa, l’ex premier sferra un attacco durissimo al Pd milanese, reo – a suo dire – di aver chiesto discontinuità con la giunta attuale, in vista del voto del 2027: “A Milano vinciamo da 15 anni, la discontinuità è se perdiamo… Ha un nome e cognome, la discontinuità: Matteo Salvini”. Dunque, i Dem milanesi hanno commesso un errore “da dilettanti della politica”. Il sindaco ringrazia e offre qualche consiglio: “Non parliamo adesso di leadership: ci si arriverà, ma farlo ora è un errore”. Ora è il momento di un programma, ma snello, “cinque punti, non 200 pagine”. Con un solo obiettivo: “Bisogna vincere” resistendo all’idea che “stare all’opposizione è più facile”.
