Cos’è l’articolo 42 del Tue. Applicabile alla Groenlandia?
Roma, 17 gen. (askanews) – Di fronte alle minacce di Trump sulla Groenlandia, la risposta dell’Unione europea è stata (come quasi sempre) molto timida. Al momento si è concretizzata con l’invio volontario da parte di alcuni paesi (Francia, Germania, in aggiunta alla Gran Bretagna) di piccoli contingenti di militari per una esercitazione. Una “barzelletta”, secondo il governo italiano, che anche in questo caso, con la premier Giorgia Meloni, cerca di smorzare la polemica sulle parole del presidente americano.
Da quando la vicenda è iniziata si fa riferimento all’articolo 42.7 del Trattato sull’Unione europea (Tue) che è un po’ il corrispettivo dell’articolo 5 della Nato che prevede l’aiuto, da parte dei paesi alleati, a qualsiasi Stato membro in caso di attacco. Ma la Groenlandia è un territorio dallo status molto particolare, e dunque c’è effettivamente un automatismo nell’attivazione dell’articolo 42.7 in questo caso?
Innanzitutto, la Groenlandia è soggetta alla sovranità danese, come confermato dalla Corte permanente di Giustizia internazionale nel 1933. Nel 1946, la Danimarca ha registrato la Groenlandia come territorio non autonomo presso le Nazioni Unite ai sensi dell’articolo 73 della Carta Onu. E’ dunque uscita dallo status coloniale per essere integrata nel Regno di Danimarca, come confermato dall’Onu nel 1954. E anche gli Stati Uniti hanno riconosciuto la sovranità danese sulla Groenlandia.
Fatta questa premessa, vediamo cosa dice l’articolo 42, paragrafo 7, del Tue: “Qualora uno Stato membro subisca un’aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri hanno nei suoi confronti l’obbligo di prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso, conformemente all’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Ciò non pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri”. Essendo parte della Danimarca, dunque, in caso di attacco scatterebbe l’articolo 42.7. Ma in realtà la questione non è così scontata. Roma, 17 gen. (askanews) – In un articolo pubblicato il 12 gennaio da “Opinio Juris” un blog dedicato alla discussione accademica sul diritto internazionale, in collaborazione con la International Commission of Jurists (Icj), Aurel Sari, docente di diritto pubblico internazionale alla Law School dell’Università di Exeter, ricorda che, a seguito di un referendum, la Groenlandia si è ritirata dalla Comunità economica europea (Cee) nel 1985 e ha ottenuto lo status di Paese e Territorio d’Oltremare (Ptom), associato alla Comunità. In quanto Ptom, la Groenlandia non fa parte dell’Ue, ma non è nemmeno un paese terzo, poiché fa parte del territorio di uno Stato membro. Per questo, alcuni esperti sostengono un’interpretazione estensiva dell’articolo 42, che riguarderebbe tutti i territori; altri, invece, propendono per una versione più restrittiva.
“In effetti – nota Sari – la formulazione dell’articolo 42, paragrafo 7, Tue, può essere contrapposta alla clausola di solidarietà prevista dall’articolo 222 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Tfue), che si riferisce in modo più restrittivo al “territorio dell’Unione”. L’articolo 42, paragrafo 7, Tue, si basa sull’articolo V del Trattato di Bruxelles modificato del 1954, che prevedeva l’assistenza reciproca nel caso in cui una delle parti di tale accordo fosse “oggetto di un attacco armato in Europa”. L’omissione di questa limitazione geografica – osserva Sari – depone a favore di un’interpretazione estensiva dell’ambito di applicazione dell’articolo 42, paragrafo 7, Tue”. Il Tfue è l’altro trattato consolidato che costituisce, insieme al Tue, il corpus del diritto primario dell’Unione europea. Il riferimento al Trattato di Bruxelles del 1954 riguarda invece la creazione di uno degli organismi internazionali “antenati” dell’Ue, l’Unione dell’Europa Occidentale (Ueo), relativa alla sicurezza militare e alla cooperazione politica tra Belgio, Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Regno Unito, Italia e Germania Ovest.
I sostenitori dell’approccio restrittivo suggeriscono che l’articolo 42, paragrafo 7, del Tue debba essere interpretato come riferito al “territorio dell’Ue”, ovvero ai territori a cui si applicano i Trattati Ue e che sono parte integrante dell’Ue. Ciò include i territori metropolitani degli Stati membri e le loro Regioni Ultraperiferiche (Rup), ma non gli Ptom, come la Groenlandia. Va notato inoltre che sull’ambito di applicazione dei Trattati Ue agli Ptom, anche la giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Ue non è univoca.
Ma in caso di attacco Usa, la Danimarca potrebbe invocare l’articolo 5 del Trattato Nato? Esso prevede che “un attacco armato contro una o più” delle parti firmatarie “in Europa o nell’America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti” e di conseguenza “se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell’esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuto dall’art. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’uso della forza armata”.
La Danimarca, in quanto membro Nato, sembrerebbe dunque pienamente titolata a invocare l’articolo 5. Questo, almeno, in punto di diritto. Senza tenere conto, dunque, della “Dottrina Donroe” di Donald Trump, che subordina il diritto internazionale alla “esigenza” degli Stati Uniti di controllare e dominare tutto il continente americano, e di “possedere” la Groenlandia.
Di Alberto Ferrarese e Lorenzo Consoli
