Qual è la strategia dell’Italia per l’Artico, presentata dal governo
Roma, 17 gen. (askanews) – Il governo italiano ha presentato in pompa magna il 16 gennaio la sua nuova strategia per l’Artico, tema particolarmente rilevante in questo periodo, vista la questione della Groenlandia. La strategia è contenuta in un dossier di 59 pagine in cui (allarme spoiler) c’è scritto in realtà abbastanza poco.
L’Artico, ha affermato in un messaggio la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, “è una regione nevralgica nella competizione geopolitica globale”, l’approccio è “a 360 gradi” e l’Italia “non ha mai considerato l’Artico come un’area remota e senza alcun interesse”, al contrario “noi abbiamo sempre guardato a questo quadrante del mondo per quello che effettivamente è, una regione strategica”.
Nel dossier, dopo un lungo excursus sulle spedizioni artiche, sulle tracce di Nobile e Amundsen, e sulle attività di ricerca svolte negli anni, si arriva ai giorni nostri in cui “le più intense tensioni geopolitiche degli ultimi anni si riflettono in misura crescente sull’Artico”. E’ il Consiglio Artico, a cui Roma partecipa da Stato osservatore, “il principale foro di cooperazione internazionale”, il cui ruolo è “fondamentale”.
Per quanto riguarda la sicurezza, “la posizione geografica dell’Artico, area di convergenza tra Europa, Nord America ed Eurasia, ne fa un potenziale spazio di competizione strategica tra le grandi potenze” e in questo campo “la partecipazione all’Alleanza Atlantica e all’Unione Europea costituisce il riferimento primario dell’azione italiana, orientata a rafforzare la stabilità regionale e la sicurezza collettiva, evitando dinamiche di escalation e preservando, per quanto possibile, gli spazi di cooperazione”. L’Italia, in quanto Stato non artico “non persegue una presenza militare autonoma o permanente nella regione, ma intende contribuire in modo credibile e responsabile alle iniziative multilaterali di deterrenza, difesa e prevenzione delle crisi”.
Non però, in questo momento, all’iniziativa di alcuni Stati europei di inviare piccoli contingenti in Groenlandia. Un’idea, anzi, liquidata con un commento un po’ sprezzante dal ministro della Difesa Guido Crosetto: “Mi chiedo a fare cosa? Una gita? 15 italiani, 15 francesi, 15 tedeschi: mi sembra l’inizio di una barzelletta”, ha detto proprio a margine della Conferenza sull’Artico.
Nel medio-lungo periodo, gli obiettivi che l’Italia persegue sono “contribuire al mantenimento dell’Artico quale area di stabilità, prevenendo dinamiche di escalation e sostenendo i meccanismi multilaterali di dialogo e cooperazione; rafforzare la sicurezza collettiva euro-atlantica, in coerenza con gli impegni NATO e UE e con una visione integrata dei diversi teatri strategici; migliorare la capacità nazionale di analisi, monitoraggio e previsione delle dinamiche artiche, accrescendo la consapevolezza situazionale e la resilienza; tutelare la sicurezza delle attività scientifiche, economiche e infrastrutturali italiane nella regione; sviluppare competenze, capacità e tecnologie dualuse idonee a operare in ambienti artici e sub-artici”.
Proprio alla ricerca e all’economia sono dedicati due capitoletti del documento. Sul primo, si rileva, “l’Italia si posiziona come un attore influente e dinamico nella ricerca scientifica artica” grazie al Programma di Ricerche in Artico (PRA) ed “estende il proprio impegno scientifico (…) ben oltre le singole spedizioni, inserendosi attivamente in diversi network osservativi regionali e globali”. Per quanto riguarda l’aspetto economico, si afferma che “l’Italia riconosce l’importanza dell’inclusione delle popolazioni indigene, promuovendo uno sviluppo rispettoso di un ambiente delicato”. Molti grandi gruppi sono già presenti nell’area: Eni nel settore energetico, e-GEos (jv tra Agenzia spaziale italiana e Telespazio) nell’aero-spazio; Fincantieri nella cantieristica; Leonardo nella difesa. In generale, secondo il governo, “l’Artico rappresenta un’opportunità economica in continuo sviluppo per le imprese italiane, includendo settori quali la costruzione di infrastrutture, le energie rinnovabili, l’industria della difesa, i minerali e le terre rare, le biotecnologie e l’intera economia blu, fondata sui pilastri della circolarità e sostenibilità”.
“Dobbiamo dar vita a un tavolo imprenditoriale per l’Artico con tutti i nostri principali gruppi industriali, tante piccole e medie imprese in settori chiare come difese, energia, ambiente, spazio. Metteremo la regione tra le priorità per l’internazionalizzazione del nostro tessuto produttivo”, ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Mentre la ministra dell’Università Anna Maria Bernini ha annunciato che il 3 e 4 marzo prossimi a Roma si terrà l’”Arctic Circle Rome Forum Polar Dialogue”, con imprenditori, scienziati, ricercatori, e politici. Magari, sarà l’occasione per capire di più sul senso della “strategia”.
Di Alberto Ferrarese e Lorenzo Consoli
