Il Consiglio di Aosta vara il salario minimo comunale di 9 euro per i futuri appalti
Approvata, con l'astensione del centrodestra, la mozione presentata da Katya Foletto (Avs) ed emendata dalla maggioranza. Negli indirizzi da dare agli uffici anche premialità per chi applica il minimo e sinergia con i sindacati per l'applicazione dei contratti nazionali
Il Comune di Aosta fisserà un salario minimo di almeno 9 euro l’ora nei futuri appalti dei servizi comunali, verificando anche l’applicazione dei contratti collettivi riconosciuti dai sindacati maggiormente rappresentativi.
Viene approvata con gli emendamenti della maggioranza e l’astensione della minoranza, la mozione presentata dalla consigliera di Avs, Katya Foletto, che si fa portatrice di «una scelta politica e di campo, fondamentale in un contesto socio-economico sempre più difficile».
Salario minimo comunale, la mozione
A spiegare la genesi è la stessa proponente, che ricorda come la volontà sia quella di «assicurare un reddito adeguato al costo della vita di oggi – esordisce Katya Foletto -. Una parte di ciò che può fare un’amministrazione è promuovere in tutte le sue gare d’appalto un salario minimo comunale, che tuteli il lavoro e proceda verso la valorizzazione dei servizi».
L’idea è quella di garantire un salario minimo «di 9 euro l’ora – continua Foletto -. Non è una cifra altissima, lo sappiamo, ma spesso nelle gare d’appalto, mi viene in mente il contratto multiservizi, vengono portati avanti contratti con cifre inferiori».
Da qui l’impegnativa alla Giunta di avviare il percorso, dando «indicazione agli uffici che dovranno portare avanti le procedure di gara – conclude Foletto -. Si stabilirà anche la verifica dei contratti collettivi utilizzati che siano quelli sottoscritti dai sindacati maggiormente rappresentativi. Inoltre, chiediamo anche che si prevedano, nelle future procedure di gara, un punteggio premiale per i soggetti candidati che garantiscano questo salrio minimo. Infine, chiediamo un confronto con i sindacati per valutare la qualità del lavoro».
Salario minimo: la vice sindaca
Conferma l’appoggio la vice sindaca Valeria Fadda.
«Il diritto a un lavoro dignitoso è caro a tutti ed è giusto intervenire dove si può, soprattutto negli appalti pubblici – sottolinea Fadda -. Il ruolo del consiglio è incidere sui diritti importanti, noi siamo intervenuti solo su questioni giuridiche, per far sì che i provvedimenti non vengano contrastati. Discutiamo di indirizzi da dare agli uffici, che dovranno essere applicati per i bandi futuri, non di bandi esistenti, fatto che non sarebbe legale».
Il centrodestra: «Controllate prima di decidere»
Nel lungo dibattito, il centrodestra si presenta unito con tanti dubbi sulle conseguenze del provvedimento.
«Abbiamo perplessità sugli effetti di queste misure – esordisce Giuseppe Cipollone (FdI) -. Una mozione emendata così velocemente rischia di essere foriera di paradossi per quanto riguarda l’impatto economico. Sarebbe servita una fotografia netta degli appalti in essere e futuri, visto che magari alcuni presentano anche salari superiori».
Cipollone evidenzia anche la possibilità di conseguenze «sulla partecipazione di aziende in appalti futuri – aggiunge -. Non siamo contro, chiediamo approfondimenti e chissà che magari queste condizioni non si decida di applicare anche ai lavoratori di Aps, visto che ad esempio i farmacisti non vedono applicato il Ccnl farmacie, ma del commercio».
Il vice presidente del Consiglio, Refat Mehmeti (Forza Italia) esprime altre perplessità.
«Mi preoccupa che nessuno garantisca che, a fronte di un aumento delle retribuzione, non ci sia la diminuzione delle ore di lavoro – illustra -. So di tante persone passate da 4 ore a 45 minuti e in quel caso non li abbiamo aiutati. Spero di sbagliarmi, ma a malincuore mi astengo».
Sylvie Spirli (Lega) conferma l’astensione perché il rischio è che «parteciperanno solo soggetti che applicano già l’integrativo regionale – sottolinea -, altrimenti saranno parecchi i contratti sotto i 9 euro».
Salario minimo: la maggioranza
Sara Timpano (Pd) parla della «doppia anima del provvedimento. Quella politica, ribadisce il sacrosanto principio di garantire una retribuzione proporizionata a garantire un’esistenza libera e dignitosa – dice -. Su questo si incardinano le questioni amminstrative. Gli emendamenti fatti mettono al sicuro l’ente da contenziosi, dando indirizzi chiari agli uffici e compatibili con il codice degli appalti. Preciso ancora che i contratti in essere non cambieranno, ma si andrà a mappare e a incidere sulle scelte future».
E aggiunge.
«Si parla spesso di come vengono spesi i soldi del Comune; dare un contratto dignitoso credo sia una cosa corretta e giusta».
Se Foletto e Silvia Careri (Pd) rassicurano sull’ipotesi di riduzione degli orari, stimolando la necessità di controlli, la chiusura va alla vice sindaca.
«Il Comune può fissare e controllare il monte ore complessivo per l’esecuzione del servizio – dice in risposta a Mehmeti -. Nessuno, purtroppo, può ingerire direttamente nell’organizzazione di lavoro delle aziende; noi possiamo solo controllare ed è quello che faremo».
(alessandro bianchet)

