In alcune aree del mare si pescano più rifiuti che pesci
Roma, 22 gen. – In alcune aree di pesca interessate da specifiche correnti marine, i rifiuti accidentalmente pescati raggiungono quantità paragonabili al pescato, con un rapporto vicino al 50–50. È quanto emerge dai primi dati della sperimentazione avviata nel porto di Termoli, i cui risultati completi saranno presentati il 20 febbraio, in occasione dell’avvio della fase completa di SEA TRACE, il primo sistema di tracciabilità blockchain applicato ai rifiuti accidentalmente pescati in mare.
Il dato mette in evidenza una criticità non solo ambientale, ma operativa e regolatoria: in assenza di informazioni affidabili e continue sui flussi dei rifiuti marini, la gestione dei fondali e l’attuazione della normativa risultano difficilmente governabili.
SEA TRACE nasce proprio per rispondere a questa esigenza. Sviluppato da The Nest Company, società partecipata da Omnisyst — realtà leader nella gestione digitale dei rifiuti industriali: il sistema consente di tracciare i rifiuti recuperati dai pescatori lungo l’intero ciclo di gestione, dal recupero in mare al conferimento in porto fino al trattamento finale, attraverso la registrazione immutabile dei dati su blockchain.
La Legge SalvaMare (L. 60/2022) consente, infatti, il conferimento a terra dei rifiuti accidentalmente pescati, attribuendo un ruolo centrale alle Autorità di Sistema Portuale. Con SEA TRACE, i pescatori censiscono i rifiuti recuperati tramite un’app dedicata, associando a ciascun lotto informazioni su luogo, quantità e tipologia. I dati accompagnano il rifiuto lungo tutta la catena di custodia, rendendo il processo trasparente, verificabile e auditabile anche dalle istituzioni.
La scelta della blockchain si inserisce in un filone di ricerca consolidato. Uno studio della SDA Bocconi School of Management, guidato dal prof. Francesco Perrini e dalla prof.ssa Roberta Pisani, individua infatti nelle tecnologie di registrazione distribuita uno strumento abilitante per la misurabilità dell’economia circolare, grazie alla possibilità di creare passaporti digitali dei materiali basati su dati immutabili.
“Portiamo nel contesto marino un modello di tracciabilità già validato nei rifiuti industriali, mettendo a disposizione dati certificati e verificabili anche dalle istituzioni”, spiega Riccardo Parrini, CEO di The Nest Company.
Il progetto è stato avviato tramite un protocollo d’intesa che coinvolge Comune di Termoli, Autorità di Sistema Portuale dell’Adriatico Meridionale, Innovation SEA, The Nest Company e RES – Recupero Etico Sostenibile, con il supporto di Marevivo.
Per Chicco Testa, Presidente del CdA di Omnisyst, “la Legge SalvaMare ha definito il quadro, ma senza dati affidabili non esiste una reale governance dei flussi: la tracciabilità digitale consente di rendere la norma operativa”.
“Con la sperimentazione SEA TRACE – Porto di Termoli”, conclude Francesco Mastro, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale, “la gestione dei rifiuti accidentalmente pescati entra in una fase strutturata, trasparente e replicabile”.
