Attività libero-professionale delle professioni sanitarie: l’aula respinge la proposta di legge di Lega e Renaissance
Il capogruppo Lega Vallée d'Aoste Andrea Manfrin
Sanità
di Thomas Piccot  
il 28/01/2026

Attività libero-professionale delle professioni sanitarie: l’aula respinge la proposta di legge di Lega e Renaissance

Il testo ha incontrato 29 astensioni e 4 voti favorevoli

Il consiglio Valle ha respinto una proposta di legge sull’attività libero-professionale delle professioni sanitarie. Il testo ha incontrato le astensioni di tutti i gruppi (29 consiglieri), ad accezione di Lega e La Renaissance (4 voti favorevoli).

Respinta la proposta di legge

La proposta prevedeva la possibilità di estendere la possibilità di esercitare l’attività libero-professionale anche agli operatori delle professioni sanitarie, che sono impiegati a tempo pieno o parziale nelle strutture pubbliche.

La proposta

«La proposta si inserisce in una più ampia riflessione sulla riforma delle professioni sanitarie, con l’obiettivo di allineare la normativa regionale alle esigenze del territorio valdostano, caratterizzato da sfide specifiche come la carenza di personale e la necessità di potenziare l’offerta sanitaria – ha detto il consigliere Andrea Manfrin -. Rendere le professioni sanitarie più attrattive non è un’opzione, ma una necessità vitale per la sopravvivenza del nostro sistema regionale. Le audizioni in quinta Commissione dei rappresentanti delle professioni sanitarie, degli ordini professionali e dei sindacati hanno, infatti, confermato l’interesse trasversale per la proposta, con un consenso generale sulla necessità di una riforma nazionale in materia, pur con suggerimenti per emendamenti volti a rafforzare le tutele per i lavoratori e il sistema sanitario regionale. La mancata espressione di un parere favorevole o contrario da parte della Commissione ha messo in evidenza l’incapacità della maggioranza di prendere una decisione sul tema».

Luisa Trione: «L’astensione riguarda il percorso scelto»

Per la presidente della quinta Commissione, Luisa Trione l’astensione espressa in Commissione «non rappresenta una contrarietà nel merito, ma riguarda il percorso scelto. Condividiamo l’obiettivo di rendere strutturale la possibilità per tutte le professioni sanitarie di svolgere attività libero-professionale, riconoscendo pari dignità a tutte le figure e considerando la libera professione come un’opportunità e non un obbligo. Le perplessità riguardano invece l’iter, trattandosi di una proposta di legge statale che dovrebbe essere presentata dal Consiglio regionale al Parlamento e che si inserisce in un processo nazionale già avviato. Monitoreremo l’evoluzione dei lavori parlamentari in corso».

Eugenio Torrione: «Non possiamo accettare soluzioni che spostano il problema»

Anche Avs si è astenuta. «La crisi delle professioni sanitarie è reale ma non possiamo accettare soluzioni che spostano il problema anziché affrontarlo – ha affermato il vicecapogruppo Eugenio Torrione -. Il rischio è di scaricare sul mercato una responsabilità dello Stato. Se gli stipendi e le condizioni di lavoro sono bassi la soluzione non può essere quella di arrangiarsi fuori dal pubblico. Gli investimenti devono essere fatti nel sistema sanitario nazionale».

Corrado Bellora: «Una norma che aggiunge un’opportunità»

Nel dibattito, Corrado Bellora (Lega) ha sottolineato che «per noi è una buona norma perché aggiunge un’opportunità. Specifica che una data attività è lecita e permessa e, in un’ottica liberale, è sicuramente positivo. La differenza tra un sistema liberale e uno che non lo è sta nel fatto che nel primo ciò che non è vietato è permesso, nel secondo ciò che non è permesso è vietato. Questa legge attua il primo di questi due principi, ecco perché, a mio parere, si tratta di una buona legge. È vero che nasce come proposta di legge statale, ma se non si comincia da qualche parte non si arriva da nessuna parte».

Clotilde Forcellati: «Rischio di drenare professionalità»

«Nessuno mette in dubbio la necessità di valorizzare queste figure, i cui stipendi sono tra i più bassi d’Europa ma non condividiamo la soluzione proposta – ha rimarcato la vicecapogruppo di PD-Federalisti Progressisti VdA, Clotilde Forcellati -. Il rischio è di drenare professionalità preziose dal servizio pubblico a quello privato in un momento in cui la carenza di personale è molto acuta e di creare diseguaglianze nell’accesso alle cure tra chi può pagare e chi resta bloccato nelle liste d’attesa. La legge prevede anche un’invarianza finanziaria: noi crediamo, invece, sia più importante investire risorse nel sistema sanitario pubblico nazionale e regionale».

Jean-Pierre Guichardaz: «Scelta che rischia di deresponsabilizzare lo Stato»

In aula, Jean-Pierre Guichardaz ha osservato che «i professionisti sanitari non abbandonano il sistema pubblico perché non hanno spazi di libera professione. Lo fanno perché sono pagati troppo poco, perché i turni non sono sostenibili, perché le condizioni organizzative sono critiche. La proposta in discussione, anziché intervenire sulle cause, propone di rendere strutturale una soluzione compensativa, spostando il baricentro sulla possibilità per i professionisti di integrare il reddito fuori dal sistema pubblico. Una scelta legittima, ma che rischia di deresponsabilizzare lo Stato e di scaricare sui singoli professionisti e sui cittadini il peso e le insufficienze del sistema. Con questa proposta si lavora per cambiare la natura del sistema pubblico: per noi il sistema sanitario deve continuare ad essere equo e universale».

Mauro Baccega: «È lo Stato a dover intervenire»

In aula è intervenuto anche Mauro Baccega. «Questa proposta di legge statale è valida, ma non entra nel merito di come, quando, perché e con quali tempi si intenda portare avanti questo percorso, aspetti che si stanno valutando nelle Commissioni consiliari a Roma – ha evidenziato l’assessore al Bilancio -. Noi di Forza Italia siamo presenti in quelle Commissioni e siamo favorevoli a questo percorso: non c’è quindi nessuna divisione tra la nostra posizione e quella delle forze che governano il Paese. È lo Stato che deve definire la legge, lasciamo quindi che il Governo faccia il suo lavoro per poi applicarla organizzativamente al meglio».

Carlo Marzi: «Il tema va affrontato a livello statale»

Posizione simile anche per l’assessore alla Sanità, Carlo Marzi.

«Condividiamo lo spirito della proposta, che mira a valorizzare tutte le professioni sanitarie e la loro autonomia – ha affermato l’assessore -, ma riteniamo che il tema debba essere affrontato nella sede più appropriata, cioè a livello statale. La materia è già regolata da norme nazionali e dalla contrattazione collettiva, con proroghe in vigore fino al 2026, e il dibattito parlamentare è ampiamente avviato. Promuovere ora una proposta di legge statale da parte della Regione rischierebbe di generare frammentazione normativa su una questione di evidente interesse nazionale».

Massimo Lattanzi: «Tema all’attenzione di deputati e senatori»

Chiusura affidata a Massimo Lattanzi. «Il tema è all’attenzione di tutti i deputati e i senatori che si stanno confrontando su una legge quadro per rendere finalmente stabile l’attività di chi si è aperto uno studio o ha investito del denaro per migliorare i servizi che il sistema sanitario nazionale da solo non può garantire – ha dichiarato il consigliere di Fratelli d’Italia -. Noi crediamo che questa legge quadro, a cui stiamo lavorando con i nostri parlamentari a Roma, sia la giusta risposta alle attese dei professionisti sanitari».

(t.p.)

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