FT: nuovo sistema Ue contro pesca illegale blocca il pesce nei porti
Milano, 28 gen. (askanews) – Il 10 gennaio è entrata in vigore una piattaforma digitale per la certificazione della cattura dei prodotti ittici che entrano nell’Unione europea. L’obiettivo del sistema, chiamato Catch, è quello ridurre il rischio che prodotti pescati illegalmente entrino nel mercato Ue e migliorare la tracciabilità delle importazioni. Qualcosa però, a poco più di due settimane dall’entrata in vigore, non è andato come avrebbe dovuto se, come scrive oggi il Fiancial Times, il pesce è fermo nei porti europei e continua ad accumularsi mentre gli importatori sono sommersi da pratiche burocratiche da smistare.
Il nuovo sistema richiede agli importatori di compilare manualmente centinaia di informazioni contenute nei certificati forniti dai pescherecci per garantire che il pesce sia stato catturato legalmente. Sicchè è andato in tilt, scrive il quotidiano finanziario, provocando allarme in tutto il settore e una potenziale carenza di pesce nel mercato. Sette Paesi europei lunedì, durante una riunione dei ministri della Pesca, hanno dichiarato che alcuni aspetti della piattaforma introdotta questo mese sono inattuabili. Gli importatori di prodotti ittici chiedono almeno un periodo di transizione.
La piattaforma informatica destinata a reprimere la pesca illegale scarica sugli importatori l’onere di occuparsi delle pratiche burocratiche. Il rappresentante dell’Italia ha dichiarato durante la riunione che il sistema “rischia di paralizzare le nostre importazioni e la logistica delle nostre aziende”, e anche l’Estonia ha segnalato dei problemi.
Un importatore ha dichiarato al Financial Times di avere decine di container di pesce congelato e in scatola bloccate a Rotterdam, poiché il sistema ha sdoganato solo circa la metà delle spedizioni. Le autorità responsabili non stanno rispondendo alle richieste di aiuto, ha spiegato la fonte. “Continuiamo a ricevere messaggi di errore inspiegabili, errori del server – ha detto un dipendente – Non tutti i codici postali dei Paesi e non tutte le specie ittiche sono presenti nel sistema, quindi non possiamo inserirle”. I Paesi dell’Unione europea sono passati ai certificati digitali, ma molti partner commerciali non lo hanno fatto, costringendo gli importatori a gestire manualmente le pratiche burocratiche.
Gli Stati membri dell’UE hanno anche avvertito che i propri pescatori potrebbero essere multati per errori minori. Per Spagna, Francia, Belgio, Repubblica Ceca, Lettonia, Polonia e Portogallo i comandanti dovevano contare il pesce catturato in lotti misti mentre cercavano di navigare. “È davvero impossibile attuare determinati obblighi nella pratica, poiché ostacolano l’attività della flotta e ne mettono a rischio la sicurezza”, hanno affermato in una comunicazione presentata alla riunione di lunedì secondo il Ft. “Inoltre, l’applicazione rigorosa di queste norme porterà a un aumento delle violazioni involontarie, non dovute a frodi, ma all’impossibilità materiale di rispettare requisiti eccessivamente dettagliati nelle condizioni reali di pesca”.
Ma per funzionario della Commissione non vi sono “prove” che il sistema stia bloccando le importazioni di pesce, con 3.530 dichiarazioni convalidate. Ha aggiunto che il limite di caricamento per i certificati Catch è stato aumentato a 5 MB e che l’help desk può aggiungere specie ittiche e codici postali. Ha inoltre introdotto “flessibilità temporanee” per consentire agli operatori commerciali di omettere alcuni dati.
Guus Pastoor, presidente di Seafood Europe, aveva avvertito la Commissione in merito alla transizione in una lettera del 23 dicembre. “Senza misure correttive immediate, la transizione rischia di causare significative interruzioni nella fornitura di prodotti ittici in tutto il mercato unico”, aveva scritto. “I ritardi causeranno sicuramente un deterioramento della qualità del pesce fresco”.
Costas Kadis, commissario per la Pesca, ha difeso il Catch per le sue “procedure semplificate e il controllo più preciso sull’attività di pesca”. Durante la riunione di lunedì ha affermato che non avrebbe sostenuto modifiche alla legislazione, ma avrebbe esplorato “soluzioni tecniche praticabili”.
