Nomisma: da accordo India-Ue alte potenzialità per export italiano
Roma, 28 gen. (askanews) – L’accordo India-Ue, che permetterà di ridurre significativamente le barriere tariffarie e non tariffarie, riducendo dazi, spesso proibitivi, per le esportazioni dell’agroalimentare europeo, offrirà alle imprese italiane elevato opportunità di crescita, anche se andranno inserite in uno scenario temporale di lungo periodo. Lo sottolinea Nomisma ricordando che, per quanto si tratti della nazione più popolosa al mondo insieme alla Cina, la ricchezza è concentrata in un numero ridotto di persone (si stima che l’1% della popolazione indiana più ricca concentri il 40% della ricchezza nazionale), ma esiste una fascia sociale di famiglie composte da professionisti e imprenditori il cui reddito annuo supera i 40.000 euro e che assomma oltre 60 milioni di persone. Si tratta di una “classe benestante”, in crescita da diversi anni e che rappresenta il target ideale di consumatori per il food&beverage Made in Italy, tanto che le stesse stime indicano come nel giro di pochi anni tale aggregato dovrebbe raddoppiare in termini di numerosità.
Ad oggi, l’interscambio commerciale di prodotti agroalimentari tra Italia e India vede una bilancia nettamente a favore dell’India – con un saldo di oltre 450 milioni di euro – da cui importiamo principalmente caffè, tè, spezie, pesce e molluschi congelati, riso.
Al contrario, il nostro export agroalimentare verso l’India è stato di appena 142 milioni di euro nel 2024, ma in crescita di oltre il 7% nel cumulato gennaio-novembre 2025 e si compone principalmente di cioccolata, caffè, frutta e piante (congiuntamente fanno il 63% delle nostre esportazioni agroalimentari in India) mentre appare ancora residuale l’export di olio d’oliva e vino, che rappresenta il 5% del totale. Se aggiungiamo anche pasta, formaggi e derivati del pomodoro non arriviamo al 20%, a dimostrazione di come vi siano ampi spazi di crescita per il food &beverage Made in Italy.
Oggi le importazioni agroalimentari nel mercato indiano (pari ad oltre 33 miliardi di euro) sono principalmente soddisfatte da grandi produttori di commodity agricole come Brasile, Argentina, Indonesia, Russia, Malesia e Stati Uniti, che da soli coprono la metà degli acquisti da parte dell’India e che riguardano principalmente olii vegetali (di palma, di soia e di girasole), frutta e legumi, che complessivamente assommano il 75% del valore delle importazioni agroalimentari indiane.
L’India infatti possiede la più ampia superficie agricola al mondo per terre arabili, in grado di soddisfare il fabbisogno della propria popolazione in termini di cereali (riso), latte e zucchero, ma è ancora deficitaria sul fronte dei grassi e delle proteine vegetali. Di conseguenza le importazioni sono ancora volte principalmente ad acquistare derrate agricole più che prodotti del food&beverage, per quanto stiano progressivamente crescendo alla luce dello sviluppo economico e del benessere che, anno dopo anno, interessa fasce sempre più ampie della popolazione nazionale.

