Coldiretti: modificare codice doganale per trasparenza
Roma, 29 gen. (askanews) – Occorre cancellare l’attuale norma sull’ultima trasformazione sostanziale del codice doganale che pesa sull’economia delle imprese agricole italiane in termini di redditi e opportunità di export e rappresenta un inganno per tutti i cittadini consumatori europei. Ad affermarlo è la Coldiretti in occasione della mobilitazione con quasi 3mila soci agricoltori al Palageox di Padova, assieme al presidente Ettore Prandini, al segretario generale Vincenzo Gesmundo e al presidente di Coldiretti Veneto, Carlo Salvan. Una battaglia fondamentale portata avanti dalla Coldiretti contro uno scandalo che esercita una pressione al ribasso sui prezzi pagati nei campi e danneggia l’immagine del Made in Italy nel mondo.
Per l’occasione è stata allestita la mostra “Gli inganni del codice doganale” per rivelare i trucchi con i quali prodotti stranieri, spesso Extra Ue, di bassa qualità vengono italianizzati grazie a lavorazioni anche minime permesse dalla regola dell’ultima trasformazione sostanziale, per essere esportati all’estero come Made in Italy.
Petti di pollo, magari provenienti dal Sudamerica, che vengono semplicemente panati oppure trasformati in crocchette e vengono esportati come Made in Italy. Cosce di maiale olandesi o danesi che vengono salate e stagionati per essere esportate come prosciutti tricolori. Ortofrutta trasformata, come sottolio (es. carciofini egiziani) o succhi di frutta: anche per loro vale la regola dell’ultima trasformazione sostanziale e possono essere venduti sui mercati europei come prodotto italiano. Ma l’inganno del codice doganale vale anche per altri prodotti per i quali in Italia c’è l’obbligo dell’etichetta d’origine ma non in Europa, come la mozzarella che può essere fatta con latte tedesco o polacco, o addirittura con cagliata ucraina, e poi venduta sui mercati comunitari come Made in Italy, così come sughi preparati a partire da concentrato di pomodoro cinese, o la pasta fatta col grano canadese al glifosato.
Un malcostume consentito dall’Unione Europea che si aggiunge a quello dei falsi prodotti italiani, che all’estero hanno raggiunto la cifra record di 120 miliardi di euro, colpendo, seppur in misura diversa, tutti le specialità tricolori, a partire da quelli a Denominazione di origine.
In testa alla classifica dei prodotti più taroccati i sono i formaggi, comprese alcune Dop del Veneto come Grana Padano, Provolone o Asiago. Poi ci sono i nostri salumi più prestigiosi, ma anche gli extravergine di oliva, le conserve e gli ortofrutticoli.
