Imballaggi, la filiera chiede un tavolo per una transizione sostenibile
Roma, 29 gen. (askanews) – La produzione italiana di imballaggi è un comparto strategico per l’economia nazionale. E’ una filiera solida, innovativa e competitiva del Made in Italy che vale 51,3 miliardi di euro tra produttori di imballaggio e costruttori di tecnologie per il confezionamento, la stampa e il converting. Rappresenta il 3,3% del fatturato della manifattura e l’1,7% del PIL. Continuare a crescere riducendo l’immesso al consumo è l’obiettivo, ma con il nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi per raggiungerlo è necessaria una soluzione di sistema, tenendo insieme tutta la filiera in dialogo con le istituzioni. Se ne è discusso in Senato nell’incontro “Filiera a confronto: l’Italia dell’imballaggio verso la nuova normativa europea” organizzato da Giflex, Gruppo Imballaggi Flessibili.
Alberto Palaveri, presidente di Giflex e vice presidente Assografici: “La fliera italiana nel packaging è una filiera vincente, esporta molto e per mantenere questa leadership serve innovazione e investimenti e una collaborazione con le istituzioni per far sì che questo avvenga in maniera competitiva”.
Il Regolamento europeo mira a ridurre entro il 2040 i rifiuti di imballaggio del 15%, ma il rischio paventato dagli attori del settore è che il Made in Italy dell’imballaggio venga penalizzato con burocrazia e norme rigide uguali per tutti. Una soluzione per ridurre il rapporto peso/prodotto potrebbe arrivare dall’imballaggio flessibile, che però non può affrontare da solo la complessità regolatoria.
Alberto Palaveri, presidente di Giflex e vice presidente Assografici: “Noi, come imballaggio flessibile, rispondiamo positivamente alla richiesta dell’Europa di ridurre del 15% l’immesso al consumo, perché siamo leggeri, usiamo pochi materiali, però abbiamo bisogno di macchine di confezionamento e tecnologie di produzione che ci supportino a questo obiettivo”.
Rispetto all’attuale quadro legislativo europeo sugli imballaggi si propone quindi di adottare un approccio pragmatico alla regolamentazione Ue, costruttivo e non ideologico, orientato ai risultati e alla fattibilità industriale.
Andrea D’Amato, presidente Federazione Carta e Grafica: “E’ in corso un’interpretazione mandata avanti da una notice della Commissione europea che rischia di mettere fortemente in discussione i pilastri, che eravamo riusciti in qualche modo a creare, che facilitavano in qualche modo modelli di economia circolare, veicolati attraverso il riciclo. Dobbiamo evitare che questi vengano compromessi e al peggio distrutti”.
La filiera degli imballaggi è di fronte a una importante sfida: coniugare politica ambientale e industriale, restando competitiva sull’innovazione. Obiettivo cui anche le istituzioni possono dare il loro contributo.
Gianluca Cantalamessa, IX^ Commissione Industria del Senato: “La transizione ecologica non può essere fatta a danno dei settori fondamentali del Made in Italy quale quello dell’imballaggio. Le follie in Europa impongono delle scelte e noi cerchiamo di compensare un giusto passaggio alla transizione ecologica, ma che non sia a danno delle imprese italiane, soprattutto quelle dell’eccellenza dell’imballaggio”.
I protagonisti italiani del packaging chiedono dunque strumenti stabili e applicabili per una transizione sostenibile, senza lasciare indietro nessun attore.
