Dall’Europa nasce il partito di Vannacci, o forse è solo un bluff
AskaNews
di admin Administrator  
il 31/01/2026

Dall’Europa nasce il partito di Vannacci, o forse è solo un bluff

Roma, 31 gen. (askanews) – Dall’Europa parte l’assalto di Roberto Vannacci alla politica italiana. Oppure è solo un bluff. Se lo chiedono in tanti in Italia in questi giorni: Matteo Salvini, che vedrà il generale nei prossimi giorni, ma anche Giorgia Meloni, che osserva – non senza apprensione – la possibile nascita di un nuovo partito alla sua destra, proprio a un anno dalle elezioni politiche.

Tutto nasce dalla notizia secondo cui l’eurodeputato e vice segretario della Lega ha chiesto all’European Union Intellectual Property Network, l’ufficio brevetti europeo, la registrazione di un nuovo simbolo, “Futuro nazionale”. Il logo ha uno fondo blu, la scritta Futuro Nazionale in bianco, al centro due ali tricolore che sovrastano il nome “Vannacci” scritto in giallo. La richiesta è stata presentata il 24 gennaio scorso ed “è in fase di esame”. In particolare, Vannacci chiede di poter usare il marchio per “manifesti pubblicitari; dépliant; libri manifesto; adesivi; brochure; insegne pubblicitarie” e, ancora, tra gli altri casi, per “abbigliamento”, “servizi di pubblicità politica”, ma anche “organizzazione di conferenze relative ad attività culturali” e “servizi nell’ambito della politica”, oltre a “organizzazione di manifestazioni politiche; organizzazione di riunioni politiche; consulenza in materia di campagne politiche; ricerca e analisi politica”.

Appena battuta la notizia dalle agenzie, il mondo politico italiano è entrato in fibrillazione: è il segno che Vannacci sta per lasciare la Lega e fondare un nuovo partito di destra-destra? Lui ha minimizzato (“Solo un simbolo, come quello del ‘Mondo al contrario’ e di ‘GenerazioneXa’”) poi è sparito dai radar, salvo un post su un nuovo profilo Instagram “Futuro nazionale” con la scritta “stiamo arrivando”, disconosciuto il giorno successivo, che ha creato ulteriore allarme. Tattica? Del resto un ufficiale di lungo corso laureato in scienze strategiche sa bene l’importanza della guerra psicologica. E se l’intenzione è far saltare i nervi a qualcuno, ci è sicuramente riuscito.

In primo luogo ai leghisti della “prima” Lega, agli esponenti del partito del Nord che sempre più insofferenti ascoltano le parole del generale, non tollerano quasi più il recupero dei simboli del Ventennio (la Decima Mas), non accettano che a “uno che ha scritto un libro” siano state date le chiavi del Carroccio, di cui poi si lamenta pure. Per questo l’ex governatore veneto Luca Zaia avrebbe telefonato a Matteo Salvini chiedendone l’espulsione. Pubblicamente Zaia non si espone ma la linea è chiarita da un esponente veneto di primo piano, Roberto Marcato: “Altri militanti sono stati buttati fuori per molto meno dal partito”. Con toni felpati, ma chiari, prende posizione anche un altro ‘big’ come il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana che vede una situazione “anomala” perché “che possano esserci idee diverse all’interno di uno stesso partito è una cosa normale e può essere motivo di crescita culturale; ma quando si iniziano a creare circoli organizzati, si iniziano a tenere incontri, si registra un simbolo e uno statuto e si rimane all’interno di un altro partito con la qualifica di vicesegretario, allora…”. Salvini, come detto, incontrerà Vannacci e intanto derubrica tutto (come spesso fa) a invenzioni giornalistiche: “È un problema soltanto per voi giornalisti. Ci vedremo con calma”.

Giorgia Meloni segue la vicenda con preoccupato interesse. La nascita di un partito di destra-destra potrebbe toglierle voti, magari non molti ma che rischiano di essere fondamentali. La legge elettorale che ha in mente è un proporzionale con premio di maggioranza (55% dei seggi al raggiungimento del 40-42% dei voti) e una soglia bassa per permettere l’accesso dei ‘cespugli’ centristi e anche di Carlo Calenda, sempre più in avvicinamento. Ma se nascesse un altro partitino rischierebbe di saltare tutto, senza tener conto del fatto che Vannacci, non più ‘annacquato’ nella Lega ma leader di una sua formazione, potrebbe far scappare i moderati dal centrodestra. “Se rottura deve essere che avvenga il prima possibile”, dice un parlamentare di alto in grado di Fratelli d’Italia, consapevole del rischio di una scissione di questo tipo a ridosso del voto, che secondo alcuni potrebbe essere anche entro l’anno.

Il punto è: il generale vuol rompere o no? Uscirà o sta solo alzando la posta? Per qualcuno è tutto un bluff. Per Patto Nord – ex leghisti di fede bossiana – si tratta di una “sceneggiata” in cui si fa “finta di stupirsi” ma la verità è che “Vannacci è un salviniano doc, è il prototipo del nuovo corso salviniano”. Da chi è stato vicino al generale, salvo poi allontanarsene, si avanza il dubbio che sia un “bluff”. In realtà, viene spiegato a microfoni spenti da un ex fedelissimo, il generale in pensione punta a mantenere il suo seggio in Europa, a restare a Bruxelles dove ha in programma di traslocare a settembre anche tutta la sua famiglia. Il simbolo ‘Futuro nazionale’ sarebbe un’operazione di marketing per vendere gadget e nei progetti dell’europarlamentare non ci sarebbe neanche una candidatura alle politiche del 2027, figuriamoci un partito, bensì una conferma alle Europee del 2029.

Di Alberto Ferrarese e Lorenzo Consoli

[L’ex generale registra un nuovo simbolo, per farne cosa? Se lo chiede anche Meloni|PN_20260131_00039|nl50| https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/01/20260131_152841_D1A726DB.jpg |31/01/2026 15:28:52|Dall’Europa nasce il partito di Vannacci, o forse è solo un bluff|Lega|Politica, Europa Building]