Quanto costa l’inquinamento da Pfas? Molto, secondo la Commissione
AskaNews
di admin Administrator  
il 31/01/2026

Quanto costa l’inquinamento da Pfas? Molto, secondo la Commissione

Roma, 31 gen. (askanews) – Il 29 gennaio, la Commissione europea ha pubblicato, senza troppo clamore, un lungo e complesso rapporto che stima i costi effettivi, per la società, dell’inquinamento da Pfas, di qui al 2050, nello Spazio economico europeo (Ue più Islanda, Liechtenstein e Norvegia).

I risultati dello studio dimostrano, anche al di là delle aspettative, che la proibizione generalizzata della produzione e dell’uso di queste sostanze ormai onnipresenti (definite “forever chemicals”, o inquinanti eterni, per la loro persistenza nell’ambiente e negli organismi) sarebbe la soluzione migliore non solo dal punto di vista della salute dei cittadini e della loro qualità di vita, ma anche per i costi che consentirebbe di risparmiare in termini di spese sanitarie, disinquinamento e declino degli ecosistemi.

Gli Pfas (sostanze perfluoroalchiliche) sono diverse migliaia di composti chimici sintetici, antiaderenti e idro- e oleorepellenti, usati dagli anni ’70 in molti prodotti come pentole, abbigliamento e calzature, cosmetici, imballaggi (anche alimentari) schiume antincendio, tende, tappeti, vernici e cera per pavimenti.

Nell’Ue, il 12 gennaio è entrato in vigore l’obbligo per tutti gli Stati membri di monitorare la presenza di queste sostanze nell’acqua potabile e garantire il rispetto di nuovi valori limite fissati a 0,5 milligrammi per litro per la somma totale degli Pfas e a 0,1 milligrammi per litro per un gruppo di 20 Pfas individuali considerati più rischiosi. Inoltre, l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa) ha già vietato o ristretto l’uso di quattro composti Pfas più nocive (Pfoa, Pfos, Pfhxs e Pfena), o, per meglio dire, quelli di cui più si conoscono gli effetti nocivi, e sta attualmente valutando una proposta separata di proibizione o restrizione universale per la produzione e l’uso di questi “inquinanti eterni”. Il nuovo rapporto sembra fornire ora una solida base per andare avanti su questa strada, che però è osteggiata da una parte dell’industria.

Lo studio esamina quattro diversi scenari, stimando sia i costi sanitari che quelli del disinquinamento (bonifica dei suoli, mantenimento entro i limiti previsti della presenza di Pfas nell’acqua potabile e nelle acque di superficie, trattamento delle acque reflue). Con l’avvertenza che i costi sanitari sono ampiamente sottostimati, perché calcolati solo rispetto ai quattro composti Pfas già proibiti nell’Ue.

Le conclusioni mostrano innanzitutto che, se i livelli attuali di inquinamento in Europa dovessero mantenersi senza nuovi interventi normativi, i costi raggiungerebbero i 440 miliardi di euro fino al 2050 (Scenario 1). La situazione non cambierebbe molto (con costi di poco superiori, 450 miliardi di euro) se venisse rigorosamente applicata la nuova normativa sull’acqua potabile (Scenario 2).

Da notare che in questi due scenari le emissioni di Pfas aumenterebbero di due volte e mezzo nel 2050 rispetto al 2020. Aumenterebbe anche, passando dal 14% del 2024 al 17% nel 2050, la popolazione più sottoposta ai rischi di esposizione nelle aree di produzione ed emissione degli Pfas, che passerebbero dagli attuali 11.500 (2024) a circa 14.200 siti nel 2050 in tutto lo Spazio economico europeo.

I costi aumenterebbero invece notevolmente (1.700 miliardi di euro) se si applicassero (Scenario 3) i nuovi standard di qualità ambientale per le acque di superficie (l’ultima versione aggiornata dovrebbe entrare in vigore entro il 2033, e prevede anche limiti, tra l’altro, per un gruppo di 24 composti Pfas). In questo caso, l’aumento esorbitante dei costi (pur in presenza di una riduzione notevole dell’impatto sulla salute e quindi delle spese sanitarie) sarebbe dovuto soprattutto alle bonifiche e al trattamento continuo necessario per le acque reflue, per poter rispettare i nuovi standard, senza nessuna riduzione parallela delle emissioni di Pfas alla fonte.

Lo Scenario 4 (stop totale alla produzione e all’uso degli Pfas) risulta di gran lunga la soluzione più conveniente. In questo caso, il valore dei costi quantificabili nel periodo di valutazione è stimato a circa 330 miliardi di euro, ovvero circa 110 miliardi di euro in meno rispetto allo Scenario 1, 120 miliardi in meno rispetto allo Scenario 2, e ben 1.370 miliardi in meno rispetto allo Scenario 3.

Questo è dovuto principalmente al fatto che lo stop alla produzione e all’uso degli Pfas ridurrebbe le emissioni, portando a un graduale calo dei costi sanitari (anche se con un ritardo dovuto alla persistenza degli Pfas nel siero umano). Inoltre, anche i costi di bonifica del suolo non aumenterebbero più (ma resterebbero costanti nel periodo di valutazione a causa della persistenza degli inquinanti), e non sono previsti costi aggiuntivi per il trattamento delle acque. Infine, nello Scenario 4 calerebbero anche i costi causati dal degrado degli ecosistemi (non quantificati nello studio).

Di Lorenzo Consoli e Alberto Ferrarese

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