La sostenibilità come investimento: Riso Gallo premia gli agricoltori
Milano, 4 feb. (askanews) – Il 90% delle emissioni di Co2 per un produttore di riso è generato a monte dalla filiera agricola. Filiera che Riso Gallo considera una comunità a cui ha dato appuntamento, presso il Teatro municipale di Casale Monferrato, per un confronto sulle trasformazioni in atto nel mercato e per assegnare il premio Mario Preve per un’agricoltura sostenibile. “Mio padre diceva che il rapporto con gli agricoltori deve essere collaborativo e non conflittuale perché siano tutti sulla stessa barca – ha detto dal palco il figlio Riccardo Preve, consigliere delegato dell’azienda di famiglia – E quello che facciamo oggi sulla sostenibilità fa parte di questo obiettivo avere un rapporto collaborativo con gli agricoltori”.
In una platea affollata da rappresentanti della filiera risicola, Riso Gallo ha presentato il suo progetto, su tre anni, di agricoltura rigenerativa, che per ora è un pilota condotto su tre aziende. Sull’argomento nel 2024 è stata fatta una indagine su un campione di 84 aziende, dalla quale è emerso che oltre il 23% ha una conoscenza approfondita dell’argomento e sta sperimentando delle pratiche e il 4% lo ha studiato approfonditamente e lo applica da tempo, ma allo stesso tempo il 14% delle aziende coinvolte dichiara di non avere un sufficiente livello di conoscenza (benchmark del settore pari al 21%).
In un contesto dove il 53% delle aziende agricole percepisce il cambiamento climatico – come la siccità o le grandinate – come uno dei rischi maggiori, il tema economico, in particolare la volatilità dei costi produttivi, fertilizzanti e carburante, rappresenta per il 69% delle aziende uno dei fattori più rilevanti per l’andamento dell’azienda. Non stupisce, quindi, che tra i principali freni all’introduzione di pratiche sostenibili o rigenerative ci sono questioni economiche.
“La sostenibilità costa ma ha dei vantaggi che non sono sempre tracciati e contabilizzabili. Se li valorizzassimo vedremmo che è conveniente – ha detto Vitaliano Fiorillo, director dell’Invernizzi Agri lab della Sda Bocconi – La sostenibilità è un percorso obbligato, non fatelo per la normativa o per il cliente ma per voi”. E qui ha sottolineato un aspetto che sembra puramente contabile ma che comporta un cambio di visione: “Ci sono costi che vanno correttamente contabilizzati – ha osservato – La sostenibilità ha effetti a lungo termine e in quanto tali i costi devono essere considerati investimenti. Serve un sistema come quello che sta facendo Riso Gallo, sostituendosi in molti casi a quello che avrebbero dovuto fare le istituzioni quando sono state introdotte le normative sulla sostenibilità”.
In questo percorso l’innovazione e la digitalizzazione giocano il ruolo di acceleratori di questa transizione, in un comparto come quello agricolo altamente frammentato e in molti casi con lunghe tradizioni alle spalle e una conduzione quasi sempre familiare, che tuttavia non è impermeabile al cambiamento. Come testimoniano le aziende a cui è andato il premio Mario Preve per un’agricoltura sostenibile, giunto alla sua terza edizione. Tra le aziende aderenti alla comunità della Carta del Riso (oggi circa 200) a essere riconosciuta come migliore azienda agricola è stata la società agricola Santa Maria dei Cieli, azienda familiare della Lomellina con 210 ettari coltivati. Il premio donna in Agricoltura, è andato invece a Cerere 81, quello per l’innovazione, a Padus società semplice agricola e il premio biodiversità, a Manzi. Infine un’ultima categoria istituita in occasione dei 170 anni di Riso Gallo che cadono proprio nel 2026: il premio speciale azienda storica, conferito alla società agricola Federico Radice Fossati, “per il valore della continuità agricola e il profondo legame con il territorio in 500 anni di storia”. L’azienda ha una storia profondamente legata al territorio di Mezzana Bigli, in Lomellina, dove la proprietà agricola è documentata in modo continuativo dal 17 maggio 1525. La storia comincia con la concessione del feudo di Mezzana a Gian Antonio Biglia da parte di Francesco II Sforza nel 1525, atto successivamente ratificato dall’imperatore Carlo V. Cinque secoli e 16 generazioni dopo l’azienda è specializzata nella coltivazione di varietà da risotto, con particolare attenzione al gruppo Carnaroli, con una superficie complessiva di 366 ettari totali coltivati di cui 32 a riso.
