Meloni “anticipa” Patto Ue migrazioni e asilo, in arrivo ddl (c’è anche il blocco navale)
AskaNews
di Administrator admin  
il 07/02/2026

Meloni “anticipa” Patto Ue migrazioni e asilo, in arrivo ddl (c’è anche il blocco navale)

Roma, 7 feb. (askanews) – Il governo di Giorgia Meloni si prepara a una “offensiva” contro l’immigrazione irregolare, anticipando l’entrata in vigore, entro giugno, del nuovo Patto per la migrazione e l’asilo dell’Ue. La prossima settimana arriverà in Consiglio dei ministri un disegno di legge il cui piatto forte è il cosiddetto “blocco navale”, uno dei principali slogan che la premier aveva lanciato in campagna elettorale e la cui mancata applicazione le viene spesso rinfacciata, soprattutto sui social, dall’elettorato più di destra.

“Blocco navale” è un termine giornalistico, che però il governo non disdegna. Ad anticipare i contenuti del ddl su questo punto è stato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi nella conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri che ha approvato il cosiddetto “pacchetto sicurezza”, un decreto (quindi di immediata approvazione) e un disegno di legge che contengono norme anche per la gestione delle manifestazioni, soprattutto dopo gli scontri di Torino. Proprio in riferimento a queste ultime le opposizioni hanno denunciato la “repressione del dissenso” e la deriva verso uno “Stato di polizia”.

Per quanto riguarda il ddl sui migranti, Piantedosi ha spiegato che la prossima settimana in Consiglio dei ministri sarà esaminato un “ampio e complessivo pacchetto di norme che riguardano l’immigrazione, ispirato a dare supporto all’entrata in vigore entro giugno delle nuove norme europee. In questo ambito ci sarà anche la misura che prevede in casi ben precisi l’interdizione delle acque territoriali, che nella semplificazione giornalistica è chiamata ‘blocco navale’” garantendo – secondo l’esecutivo – che sia legittimo “dove ci sono accordi con Paesi terzi sicuri, trasferire le persone in luoghi diversi dal territorio nazionale per far effettuare lì le procedure di richieste di asilo”. In pratica, secondo il governo, questo dovrebbe far finalmente decollare i centri in Albania, sostanzialmente disabitati dalla loro realizzazione ma con costi di allestimento e di mantenimento molto alti.

Il nuovo Patto dell’Ue sulla migrazione e l’asilo, adottato dal Consiglio europeo il 14 maggio 2024, prevede procedure più rapide e stringenti per l’esame e la valutazione delle domande di richiesta di asilo. Nell’ambito del nuovo sistema, il 18 dicembre 2025 il Consiglio e i negoziatori del Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo sulla normativa Ue che rivede il concetto di paese terzo sicuro e amplia le circostanze in cui una domanda di asilo può essere respinta in quanto inammissibile. Il concetto di paese terzo sicuro consente agli Stati membri di rifiutare una domanda di asilo in quanto inammissibile (senza esaminarne il merito) nel caso in cui i richiedenti asilo avrebbero potuto cercare e, se ammissibili, ricevere protezione internazionale in un paese terzo considerato sicuro per loro, attraversato in precedenza. Secondo le norme aggiornate, gli Stati membri potranno applicare il concetto di paese terzo sicuro sulla base delle tre seguenti opzioni: esiste un “collegamento” tra il richiedente asilo e il paese terzo. Un tale collegamento non sarà tuttavia più un criterio obbligatorio per ricorrere al concetto di paese terzo sicuro; il richiedente asilo ha attraversato il paese terzo prima di raggiungere l’Ue; esiste un accordo o un’intesa con un paese terzo sicuro che garantisce che la domanda di asilo di una persona sarà esaminata nel paese terzo in questione.

Consiglio e Parlamento hanno inoltre concordato il primo elenco Ue di paesi di origine sicuri. Grazie a tale elenco, gli Stati membri saranno in grado di trattare le domande di protezione internazionale più rapidamente. Nell’elenco sono quindi inseriti Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia. Inoltre sono designati paesi di origine sicuri a livello dell’Unione anche i paesi candidati all’adesione (quindi anche l’Albania) a meno che nel paese candidato si riscontri una situazione di conflitto armato internazionale o interno; l’UE abbia adottato misure restrittive nei confronti del paese candidato per questioni relative ai diritti e alle libertà fondamentali o la proporzione di decisioni positive adottate dalle autorità degli Stati membri in risposta a domande di protezione internazionale presentate da cittadini provenienti dal paese candidato in questione superi il 20%

Proprio il concetto di Paese terzo sicuro ha, sin qui, bloccato l’operatività dei centri in Albania: infatti, diversi giudici italiani avevano annullato il “trattenimento” di migranti nelle strutture per la loro provenienza da Bangladesh ed Egitto. Adesso con le nuove norme e con il “blocco navale” che – se sarà approvato il ddl – sarà introdotto, secondo il governo, non ci dovrebbero essere più ostacoli alla piena operatività.

In attesa del disegno di legge che sarà portato in Cdm, anche nel “pacchetto sicurezza” già approvato ci sono alcune norme che riguardano i migranti, tra cui l’abrogazione del gratuito patrocinio legale previsto nei casi di ricorso contro il provvedimento di espulsione del cittadino di Stati non appartenenti all’Unione europea. “Ci siamo occupati – ha detto Meloni – di una cosa un po’ surreale del nostro ordinamento: se io espello un immigrato e lui mi fa ricorso io gli devo pure pagare l’avvocato indipendentemente dalla verifica della sua reale situazione economica. Ecco, noi abbiamo abolito questo automatismo, perché non esiste che un immigrato abbia addirittura più diritti di un italiano”, per il quale comunque, va ricordato, in situazione di indigenza, è previsto il gratuito patrocinio.

Una strategia, quella italiana, opposta a quella del premier spagnolo Pedro Sànchez, che ha recentemente deciso la regolarizzazione di mezzo milione di migranti. “Alcuni leader hanno scelto di dar loro la caccia e deportarli attraverso operazioni illegali e crudeli. Il mio governo ha scelto una strada diversa: una procedura semplice e veloce per regolarizzare il loro status di immigrati”, ha detto in un’intervista al New York Times. Questo perché sono “persone fondamentali per la quotidianità di ognuno” e “parte della nostra comunità”. Per Sanchez “non hanno i documenti legali per vivere qui, per questo non hanno gli stessi diritti dei cittadini e non possono rispettare gli stessi obblighi”. E dunque via alla regolarizzazione, per una questione “morale” e perché “l’Occidente ha bisogno di persone” per “tenere a galla” l’economia. E i dati, economici appunto, della Spagna gli danno ragione.

In Italia invece sia il pacchetto sicurezza che il disegno di legge sui migranti sono l’avvio della campagna di Meloni in vista del referendum costituzionale sulla giustizia del 22 e 23 marzo e, soprattutto, delle elezioni politiche che dovrebbero tenersi a primavera 2027. La sicurezza è sempre stata un cavallo di battaglia della destra, ma anche un “fallimento” del governo nei fatti (secondo il Viminale i reati cosiddetti di strada sono aumentati) e nella percezione. L’avvicinarsi del voto ha quindi convinto la premier della necessità di un “cambio di passo”, in una rincorsa a destra che la nascita del nuovo partito “Nazione futura” di Roberto Vannacci non può che accelerare. Anche per avere una comunicazione più aggressiva a Palazzo Chigi starebbe per arrivare Gian Marco Chiocci, attuale direttore del Tg1 Rai, come portavoce. Il trasferimento, alcuni mesi fa, era stato rimandato in seguito a una fuga di notizie (ne aveva scritto il Foglio). Adesso pare atteso dopo il Festival di Sanremo (prima del quale in Rai non si muove nulla) e alla vigilia del referendum.

Di Alberto Ferrarese e Lorenzo Consoli

[Parte campagna elettorale “di destra”. E intanto Sanchez regolarizza migranti: ‘Ne abbiamo bisogno’|PN_20260207_00044|nl50| https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/02/20260207_155420_E9B510B7.jpg |07/02/2026 15:54:29|Meloni “anticipa” Patto Ue migrazioni e asilo, in arrivo ddl (c’è anche il blocco navale)|Ue|Politica, Europa Building]

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