Meloni tenta la diplomazia olimpica, incontro con Vance per ricucire con Trump
Roma, 7 feb. (askanews) – Giorgia Meloni tenta la carta della diplomazia olimpica per riscaldare il rapporto – recentemente raffreddato – con gli Stati Uniti. Negli ultimi tempi sono stati diversi i motivi di attrito: le minacce di Donald Trump alla Groenlandia e ai Paesi che la sostengono; le sue parole sui militari alleati in Afghanistan (dove l’Italia ha registrato 53 morti e 700 feriti) e la protesta ufficiale del governo; il no, molto a malincuore, di Meloni all’invito a entrare nel board of peace per Gaza; la richiesta respinta di evitare la presenza di agenti dell’Ice a Milano-Cortina. Tutti episodi che hanno contribuito a trasformare la “relazione speciale” in un rapporto freddo, come testimoniato anche dal diniego del tycoon alla richiesta, piuttosto pressante, della presidente del Consiglio per ottenere un bilaterale a margine del forum di Davos.
Sfumata quell’occasione, Meloni si è dovuta accontentare di un colloquio con il vice presidente JD Vance a Milano, in occasione della cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali il 6 febbraio. Vance è arrivato nel capoluogo lombardo il 5, con la moglie Usha e i tre figli Ewan, Vivek and Mirabel. Con lui anche il segretario di Stato Marco Rubio, che starebbe cercando di scavalcarlo nel gradimento del presidente in vista di una futura candidatura alla Casa Bianca. Vance, con un corteo di quarantacinque mezzi (più 30 di Rubio), come prima tappa ha fatto visita alla squadra americana di hockey sul ghiaccio, acquartierandosi poi al lussuoso Hotel Gallia . Il 6 mattina, come detto, Vance e Rubio hanno raggiunto Meloni in prefettura per un colloquio e un pranzo durati circa due ore e mezza, condito da una gaffe dello staff del numero due Usa che nella nota fornita ai reporter al seguito aveva indicato tra i partecipanti anche il coniuge (“spouse”) della premier, notoriamente single. Errore poi corretto.
Nell’incontro, ha riferito al termine Palazzo Chigi, è stata confermata “la solidità del rapporto strategico tra Italia e Stati Uniti, fondato su un partenariato storicamente radicato e articolato, e su profondi legami tra i due popoli, nonché su una comunanza di vedute sulle principali sfide globali, a partire dalla sicurezza energetica e dalla creazione di catene di approvvigionamento sicure e affidabili per i minerali critici”. Meloni e Vance hanno “inoltre approfondito i principali dossier di politica internazionale, con particolare riferimento agli ultimi sviluppi in Iran e Venezuela”. All’Ucraina, invece, non si fa cenno. Più scarno lo ‘spin’ diffuso dallo staff di Vance, secondo cui i due “hanno discusso della grande forza delle relazioni bilaterali tra i nostri paesi, delle Olimpiadi e dei nostri sforzi comuni per migliorare il clima imprenditoriale e degli investimenti”.
Prima del confronto, presente anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, in un breve “spray”, Vance ha elogiato il “bellissimo Paese” e il “lavoro eccezionale” fatto per i Giochi. “Nello spirito olimpico – ha aggiunto – la competizione è basata sulle regole e ritrovarsi insieme con valori condivisi”. Da parte sua Meloni ha sottolineato che “Italia e Stati Uniti intrattengono rapporti molto significativi da sempre, stiamo lavorando su molte questioni bilaterali ovviamente di rafforzamento della nostra cooperazione ma anche sugli altri dossier internazionali che sono aperti”. La presidente del Consiglio ha quindi ricordato il “sistema di valori che tengono insieme Europa e Stati Uniti, che tengono insieme l’Occidente, che è alla base della nostra cooperazione, della nostra amicizia e del futuro che vogliamo costruire insieme”. Certo che sarà suonato strano, alle orecchie di molti leader europei, il richiamo ai “valori” comuni con quel Vance che ha più volte attaccato l’Europa. Basti ricordare il discorso di Monaco del 14 febbraio 2025 quando aveva teorizzato “il ritiro dell’Europa da alcuni dei suoi valori più fondamentali”, accusandola di “censura” sui social media, di attacco alle “libertà”, di aver (in questo caso la Gran Bretagna) “messo nel mirino i basilari diritti religiosi”, di far regredire la “libertà di parola”. Tutti diritti su cui, ca va sans dire, secondo Vance l’amministrazione Trump è invece un esempio. Quel discorso (che Meloni ha sempre detto di condividere in gran parte) aveva indignato molti leader del Vecchio Continente e certo gli eventi successivi – da ultimo i fatti di Minneapolis – hanno smentito, se ce ne fosse stato bisogno, quella narrazione.
Chissà se Vance si farà ambasciatore con Trump in favore di Meloni. E chissà se avrà compreso il messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, seduto di fronte a lui alla cena di gala del 5 febbraio alla Fabbrica del Vapore. Salutando i capi di Stato presenti, Mattarella non ha, ancora una volta, perso l’occasione per ricordare che l’equilibrio tra libertà e rispetto delle regole deve valere per tutti, anche nei rapporti internazionali. “Lo sport – ha detto – è espressione di libertà. La libertà di misurarsi con sé stessi, di mettersi alla prova, di confrontarsi con gli altri sulla base di valori e di regole condivise. Una grande lezione per tutti”. Anche per l’amministrazione americana.
Chi a quel tavolo non c’era, e non c’era neppure alla cerimonia inaugurale, è stato il presidente francese Emmanuel Macron, protagonista di un piccolo “giallo” diplomatico. Inizialmente dall’Eliseo era trapelato che la sua assenza fosse dovuta proprio alla presenza di Vance e alla volontà di evitare una photo opportunity sgradita. “Non è una questione personale, ma di messaggio politico”, era stata la spiegazione. Successivamente smentita dalla ministra francese per lo Sport Marina Ferrari che parla di “fake news”: la sua assenza è dovuta a “impegni (con il re del Bahrein a Parigi, ndr) presi da lungo tempo”. Addirittura da prima degli inviti alla cerimonia ufficiale delle Olimpiadi?
Di Alberto Ferrarese e Lorenzo Consoli

