Ue, com’è andato il retreat sulla competitività? Meglio del previsto (forse)
AskaNews
di admin Administrator  
il 14/02/2026

Ue, com’è andato il retreat sulla competitività? Meglio del previsto (forse)

Roma, 14 feb. (askanews) – Il retreat sulla competitività di Alden Biesen è andato, forse, meglio del previsto. Del resto le aspettative erano basse e certo la ‘lite’ last minute tra Pedro Sanchez e Giorgia Meloni non faceva presagire nulla di buono. E invece, alla fine, qualcosa è stato raggiunto ovvero la consapevolezza che se l’Europa a 27 è bloccata si può e si deve andare avanti a velocità differenti.

‘Le discussioni – ha spiegato il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa – hanno portato nuova energia e un senso di urgenza condiviso attorno a questo obiettivo. E, soprattutto, oggi abbiamo aperto la strada all’accordo su azioni concrete in occasione del Consiglio europeo di marzo’. In primo luogo, accogliendo le indicazioni di Enrico Letta (che sembra essere stato ancora più incisivo e convincente di Mario Draghi), è stata condivisa la necessità di completare davvero il mercato unico. ‘Il punto fondamentale è che dobbiamo passare da 27 mercati a uno. L’unica risposta efficace che c’è a ciò che Trump sta facendo contro l’Europa è integrare il mercato unico’, ha detto Letta. Anzi, di passare dall’attuale mercato unificato (‘single market’) a un solo mercato (‘one market’), ha puntualizzato, giocando sui termini inglesi.

Non è un’opzione, ma una necessità, da perseguire anche a costo di non procedere uniti. ‘L’Unione dei mercati dei capitali sembra creare convergenza, ma quello che abbiamo deciso è che di qui a giugno dovremo finalizzarne l’agenda. Se a giugno non avremo progetti concreti, prospettive e progressi concreti, decideremo attraverso una cooperazione rafforzata’ tra i paesi interessati, ha detto Emmanuel Macron. Ciò significa, ha precisato la presidente della Commissione Ursula von der Leyen che ‘almeno nove Stati membri, se lo desiderano, potranno accelerare i tempi e decidere di essere più ambiziosi’. E questo, ha aggiunto la tedesca, vale anche per il 28esimo regime, per ‘renderlo più ambizioso’. Perché se non tutti i Ventisette vorranno attuarlo immediatamente, ‘potremo attivare la cooperazione rafforzata’ anche in questo caso, dando la possibilità, soprattutto alle nuove imprese e a quelle più innovative, di registrarsi entro 48 ore online, per operare sotto un unico regime di diritto societario in tutti i paesi che partecipanti.

Per quanto riguarda l’Unione dei mercati dei capitali (ribattezzata ‘Unione dei risparmi e degli investimenti’) la cooperazione rafforzata potrebbe riguardare in particolare l’integrazione del mercato, la creazione della nuova autorità di sorveglianza unica europea e le nuove norme comuni sulla cartolarizzazione, hanno precisato fonti europee.

Costa ha poi anche assicurato che ‘c’è un accordo unanime per continuare a portare avanti il nostro ambizioso programma di semplificazione’ e un ‘consenso’ sulla necessità di favorire un ‘consolidamento’ di aziende, in settori come le telecomunicazioni, per far nascere ‘campioni europei’ in settori strategici. Entro aprile saranno quindi presentate dalla Commissione delle nuove ‘linee guida sulle fusioni’ societarie, nell’ambito dell’applicazione delle regole europee antitrust. Su questo punto, la stessa von der Leyen, ha precisato: ‘Siamo molto chiari sul fatto che abbiamo bisogno di campioni europei’, e che perciò ‘le linee guida sulle fusioni dovranno tenere conto del mercato globale e non solo di quello europeo’ .

Nel Consiglio europeo di marzo – ha annunciato ancora Costa, arriveranno anche proposte ‘concrete’ e ‘pragmatiche’ per affrontare il problema dei costi dell’elettricità, pur tenendo fermo il principio che ‘la transizione energetica rimane la migliore strategia a lungo termine’. Su questo punto, von der Leyen ha fatto una mezza promessa di rivedere il modo in cui è progettato il meccanismo di calcolo marginale che determina i prezzi sul mercato europeo dell’elettricità, come aveva già chiesto, inascoltato, Draghi quando era primo ministro italiano, in modo da non far più dipendere il prezzo dell’energia elettrica direttamente dal prezzo del gas, che resta il più caro e più volatile. Durante il vertice informale, ha riferito von der Leyen, ‘abbiamo avuto un’intensa discussione sull’impatto che, in media, si ha’ secondo le fonti che si utilizzano. ‘L’anno scorso, se si utilizzavano le energie rinnovabili, costavano dai 30 ai 34 euro a megawattora. Il nucleare costava dai 50 ai 60 euro, mentre il gas costava 100 euro per megawattora. E la discussione è accesa sul perché il nostro meccanismo di determinazione dei prezzi si basi sulla fonte più costosa’. Il gas appunto. ‘Non siamo giunti a una conclusione. Ma voglio essere chiara: al prossimo Consiglio europeo – ha annunciato la presidente della Commissione – porterò diverse opzioni e conclusioni per stabilire se sia giunto il momento di procedere a modificare il modo in cui funziona il mercato (‘market design’, ndr) o se ci sta ancora bene’. Inutile dire che dietro quest’atteggiamento ancora così cauto c’è la storica opposizione di paesi importanti, come la Germania e soprattutto l’Olanda, a qualunque modifica del funzionamento del mercato elettrico.

Collegata a questo c’è anche la volontà di affrontare il tema delle ‘dipendenze’ attraverso una ‘strategia di diversificazione’. Riguardo alla ‘preferenza europea’ negli appalti pubblici (o ‘buy european’) voluta dalla Francia ma osteggiata dalla Germania e dai paesi nordici, Costa ha detto di aver individuato ‘un ampio consenso sulla necessità di utilizzarla in settori strategici selezionati in modo proporzionato e mirato, dopo un’analisi approfondita, per individuare dove è necessaria e utile’. Una cauta apertura, insomma.

Tema cruciale poi quello degli investimenti. ‘Non c’è dubbio: l’Europa – ha sottolineato il presidente del Consiglio europeo – manca di investimenti. Non ci sarà competitività senza maggiori investimenti. Oggi ci siamo concentrati principalmente su come mobilitare gli investimenti privati’. Però ‘anche gli investimenti pubblici svolgeranno un ruolo decisivo. E qui dobbiamo avviare una discussione sul ruolo degli strumenti europei, nel contesto dei negoziati sul nuovo Quadro di bilancio comunitario pluriennale’, per il periodo 2028-2034. Anche se non menzionata esplicitamente, fa parte di questa discussione la questione delle nuove emissioni di debito comune europeo per gli investimenti in alcuni settori strategici, come chiede la Francia, che si scontra con la netta contrarietà della Germania. La questione sarà ripresa senz’altro nei prossimi mesi, e probabilmente già nel Consiglio europeo formale di marzo, a Bruxelles.

Da un punto di vista politico, nel castello belga sono emerse le divisioni tra i leader, a volte umane prima ancora che di idee. E dunque Giorgia Meloni che cerca di ‘agganciarsi’ al treno tedesco di Friedrich Merz per sganciare la Germania dal tradizionale abbraccio della Francia. Macron che, di risposta, si fa riprendere a braccetto con il cancelliere. Poi il mancato invito della stessa Meloni allo spagnolo Pedro Sanchez, che (insieme all’irlandese Micheál Martin) fa sapere di non condividere l’iniziativa che ‘mina i principi fondamentali dell’Ue’ e ‘rischia di allontanare, anziché avvicinare, soluzioni condivise’. La presidente del Consiglio che risponde piccata (‘Con me non si è lamentato’) e rilancia convocando un secondo incontro a marzo. Una scolaresca, più che un consesso di leader, verrebbe da dire.

Ma una situazione in cui Costa pare sguazzare come un pesce nell’acqua. Il presidente del Consiglio europeo, con il suo volto sempre pacioso, sta mostrando carattere e soprattutto grande esperienza politica. Con accortezza vede la direzione a cui tendere e individua le maggioranze possibili, anche insinuandosi tra le crepe delle relazioni individuali. E in questo contesto occhio al premier belga Bart De Wever che zitto zitto si sta ritagliando un ruolo di mediatore e di playmaker (ricordiamo la questione degli asset russi) ben superiore all’importanza del suo paese. De Wever può essere protagonista nel mettere insieme gli interessi dei paesi più grandi – Francia e Germania in testa – e far avvicinare alle soluzioni. Un ruolo di costruttore di ponti tra Parigi e Berlino, come ha scritto sul Mattinale Christian Spillmann, che era stato in precedenza incarnato dall’ex premier lussemburghese Jean-Claude Juncker.

Di Alberto Ferrarese e Lorenzo Consoli

[Nonostante litigi e screzi. Il ruolo di Costa e di Bart De Wever|PN_20260214_00051|nl50| https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/02/20260214_144657_5248B3F6.jpg |14/02/2026 14:47:00|Ue, com’è andato il retreat sulla competitività? Meglio del previsto (forse)|Ue|Politica, Europa Building]

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