Deloitte: oltre metà delle aziende fatica a trovare professionisti tech
Roma, 26 feb. – «Come si sta preparando il nostro Paese alla più grande rivoluzione tecnologica dai tempi dell’invenzione di internet? Quali sono le competenze chiave che i nostri giovani devono possedere per partecipare da protagonisti alla trasformazione digitale? E quale ruolo vogliamo avere – come europei – nella partita globale dell’innovazione tecnologica?». Così Alessandro Mercuri, Partner e DCM Technology & Transformation Leader di Deloitte, è intervenuto sul tema delle competenze digitali su Voices, la piattaforma che ospita commenti a firma degli esperti Deloitte.
«Il quadro è allarmante, se misuriamo la diffusione delle competenze tecnologiche tra coloro che possiedono un’istruzione terziaria e – dunque – dovrebbero costituire la parte della popolazione più istruita e digitalmente matura», commenta l’esperto. Secondo l’ultima edizione dell’Osservatorio STEM di Deloitte, a livello europeo poco più di 1 studente universitario su 4 è iscritto a percorsi STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica). Un dato ancora più significativo alla luce del dato secondo cui l’Italia, nel 2024, è risultata penultima nella classifica Ue per quota di laureati: secondo l’Eurostat, tra i giovani dai 25 ai 34 anni solo il 30,6% degli italiani possiede un titolo di studio terziario, contro una media europea che ha ormai superato il 43%.
«Le conseguenze della carenza di queste competenze la vediamo benissimo sul mercato: il 53% delle piccole aziende e il 51% delle grandi aziende censite dall’Osservatorio STEM di Deloitte ha già avuto difficoltà a trovare i profili professionali con competenze STEM. Un trend destinato ad aggravarsi ulteriormente di fronte all’accelerazione della “tech race” globale in corso, trainata dalla competizione sullo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale», scrive Mercuri.
Di fronte a queste sfide epocali, Deloitte ha deciso di investire nelle competenze chiave per il futuro: ne è un esempio DIGITA, la Academy interamente dedicata alle competenze digitali che Deloitte ha creato a Napoliinsieme all’Università Federico II. Giunta alla sua nona edizione, Digita offre un percorso formativo a 50 giovani laureati – di cui il 60% ragazze – di 9 mesi per oltre 700 ore di lezione, con una full immersion che fornisce non solo elementi teorici, ma anche pratici per inserirsi nel mondo del lavoro.
«In un mondo che accelera sempre di più su digitalizzazione e trasformazione tecnologica, la DIGITA Academyè un esempio virtuoso di come imprese e università possono unire le forze per contribuire all’innovazione e alla crescita di tutto il Sistema Paese», spiega Mercuri. «Non a caso, al centro del manifesto formativo di quest’anno c’è il Bootcamp AI: il primo bootcamp gratuito in Italia sull’Intelligenza Artificiale della durata di 400 ore – un percorso di formazione intensiva a cui si affianca anche il Cyber Security Lab, dedicato alla sicurezza informatica».
Grazie al progetto DIGITA, Deloitte ha già formato oltre 600 studenti, contribuendo a sviluppare competenze e a formare nuovi talenti, alcuni dei quali lavorano nelle aziende partner e molti all’interno del network Deloitte. Tra questi, un quarto ricopre ruoli di senior consultant e manager, a conferma dell’efficacia dell’iniziativa anche in termini di sviluppo professionale.
«Ma l’impegno per sostenere lo sviluppo delle nuove competenze non si ferma a Napoli: in Italia abbiamo erogato oltre 57mila ore di training sulla Generative AI. Un investimento che equivale a circa 10 ore di formazione GenAI per persona nel solo 2025. L’iniziativa proseguirà anche nei prossimi anni: tra dicembre 2025 e ottobre 2026 sono infatti previste tra le 8 e le 12 ore aggiuntive di formazione per persona in questo ambito, con l’obiettivo di sviluppare competenze avanzate e trasversali e stare al passo con l’evoluzione digitale», scrive l’esperto.
«Con queste iniziative e gli investimenti sostenuti negli anni, il network Deloitte promuove attivamente l’apprendimento continuo e l’adattabilità – due requisiti ormai imprescindibili per affrontare la trasformazione digitale in corso. Il nostro Paese non può più aspettare. E iniziative come queste dimostrano come il settore privato possa diventare un motore di crescita e innovazione, traducendo l’investimento in competenze in un impatto concreto per tutto il sistema Paese», conclude Mercuri.
