Il 5% dei valdostani in situazione di povertà relativa; ma il problema non è solo economico
Facciamo Luce, la povertà in Valle d'Aosta: l'incontro promosso da Avs ha provato a sviscerare tutti i tipi di povertà che colpiscono la nostra Regione
Il 5% dei valdostani, poco meno per le famiglie, è in situazione di povertà relativa; il 9,4% della popolazione è a rischio povertà, mentre il 30% ha visto deteriorare la propria situazione economica.
Sono i dati principali, ma assolutamente parziali, emersi venerdì sera da “Facciamo Luce, la povertà in Valle d’Aosta”, l’incontro organizzato nella sala della Bcc Valdostana di via Garibaldi ad Aosta, grazie al gruppo consiliare di Avs, che ha voluto indagare su una regione che presenta indicatori di benessere tra i migliori in Italia, ma nasconde al suo interno pesanti sacche di “diverse” povertà.
Non una sola povertà
Per l’occasione, tanti i relatori invitati a esprimere il proprio punto di vista sulla miriade di povertà che si possono incontrare tra le nostre montagne.
Anna Jacquemet (già presidente dell’ordine degli assistenti sociali) ha affrontato “Povertà e servizi sociali”, Salvatore Barilaro (Sunia) quella abitativa, Marinella Ciarlo (Banco Alimentare) quella appunto alimentare, Gabriele Matterana (Filcams-Cgil) quella lavorativa, Anna Paoletti (dirigente scolastica del Convitto regionale F. Chabod) quella educativa, Sergio Crotta (Associazione Diritto alla Salute) quella sanitaria, Bruno Albertinelli (Federconsumatori) quella energetica, mentre Andrea Gatto ha fornito uno sguardo sulle attività della Caritas.
Povertà: «Necessario fare luce»
Ha parlato della necessità di «fare luce» la capogruppo in consiglio regionale di Avs, Chiara Minelli, che ha ricordato «le difficoltà economiche di migliaia di famiglie», ma soprattuto evidenziato la necessità di «politiche adeguate, che in parte già esistono, ma che bisognerà aumentare e implementare – ha detto -. Vogliamo mettere insieme i tasselli e valutare in modo oggettivo misure di contrasto e proposte concrete».
La povertà economica
Il tutto è partito dalla povertà più ovvia, quella economica, analizzata da Massimo Zanetti, professore associato di Sociologia generale dell’UniVdA, che ha parlato di «un fenomeno molto complesso».
I dati sono spesso noti, ma raggruppati fanno sempre effetto, partendo dal reddito medio disponibile delle famiglie «poco superiori ai 25 mila euro», maggiore della media nazionale e inferiore solo a Trento e Bolzano, Lombardia ed Emilia Romagna, per arrivare alle note dolenti.
Secondo l’Agenzia delle Entrate, infatti, «solo il 7% dei valdostani ha un reddito superiore a 55 mila euro, ma il 20% non raggiunge 10 mila euro – sottolinea Zanetti -. La povertà relativa (chi vive con il 50% del reddito medio), colpisce il 5% di individui e famgilie, contro 14% media nazionale e il 14,8% del Nord Ovest. Si parla di circa 6.100 persone e 2.500 famiglie».
A rischio povertà, «ossia quella fascia ufficialmente non povera, ma che può diventarlo», comprende il 9,4% dei valdostani (19% in Italia e 11,3% nel Nord Ovest).
In più, il 30% della popolazione «dichiara una situazione in deterioramento dal punto di vista economico – ha continuato Zanetti -. Segno che un terzo della popolazione fatica ad affrontare spese impreviste e non può risparmiare».
Insomma, servono «politiche graduate» ha concluso Zanetti, che evitino una sorta di «risentimento sociale» dei penultimi verso gli ultimi.
Torrione: «Bisogna scegliere da che parte stare»
Il consigliere regionale di Avs Eugenio Torrione ha chiuso al carrellata di interventi esortando a «scegliere da che parte stare – ha detto -. La povertà è un fenomeno complesso e molto articolato, che vede ogni genere di povertà correlata e con effetti trasversali sull’altra».
Da quella alimentare, «che non è solo assenza, ma anche scarsa qualità di cibo», passando per quella educativa, fino ad arrivare a quella abitativa, «pilastro fondamentale – ha aggiunto Torrione -. Avere un’abitazione ha a che fare con la dignità della persona e il tema degli brevi, alla lunga, genera tensione».
Insoma, sommando tutto il resto, la necessità è una sola: «Ci vogliono risposte strutturali e non puntiformi – ha concluso Torrione -, anche perché tutte queste povertà creano povertà di desideri, una deriva psicologica che rischia di minare la stabilità sociale».
L’approfondimento sui vari interventi su Gazzetta Matin, in edicola lunedì 2 marzo.
(alessandro bianchet)
