Italia avvia iter (complesso) per riforma Rai sulla base del Media Freedom Act Ue
Roma, 28 feb. (askanews) – L’Italia si appresta a metter mano alla riforma della Rai, la Radio-televisione pubblica, sulla base dell’European Media Freedom Act, ma il percorso parte già in notevole salita per il disaccordo all’interno della maggioranza.
L’European Media Freedom Act è un regolamento europeo approvato nel 2024 e in vigore dall’8 agosto 2025. Si tratta di una normativa che mira a proteggere il pluralismo e l’indipendenza dei mezzi di informazione prevedendo, tra le altre cose, di sganciare i media pubblici dalle influenze governative.
La riforma della Rai – la principale azienda culturale del Paese che conta circa 2 mila giornalisti su otto testate – inizierà il suo percorso mercoledì 4 marzo in Senato, sulla base di una proposta del senatore Maurizio Gasparri, capogruppo di Forza Italia, già autore quando era ministro dell’omonima legge del 2004 sul sistema radio-televisivo. Attualmente il Consiglio di amministrazione della Rai è composto da 7 membri nominati con una procedura mista: quattro membri dal Parlamento (2 dalla Camera, 2 dal Senato), due dal Consiglio dei Ministri su proposta del Ministero dell’Economia e delle Finanze e uno dai dipendenti Rai. Il Mef indica anche l’amministratore delegato. La nuova legge Gasparri toglie al governo la facoltà di nomina, in ottemperanza all’European Media Freedom Act e questo punto è stato contestato dal Ministero dell’Economia, che ha dato parere negativo.
“L’Europa – ha spiegato Gasparri ad Askanews – ci chiede di fare una separazione tra servizi pubblici e governi, poiché i governi hanno una presenza nel Cda Rai. L’European Media Freedom act impone di azzerare i consiglieri di nomina del governo: non è una questione politica ma di sostanza”. Certo, per quanto riguarda l’Ad, “capisco anche un proprietario (il Mef in quanto azionista al 99,56%, ndr) che dice ‘ho una proprietà, come osservo l’andamento economico?’” Però per Gasparri “si può sopravvivere anche se il governo non nomina rappresentanti e li elegge tutti il Parlamento”. Per quanto riguarda il parere negativo, “uno chiede un parere a un Ministero ma quando c’è l’Europa…son 10 anni che stiamo qui a dire ce lo chiede l’Europa…”. Poi, ha detto in una intervista al ‘Foglio’, “se il governo e il ministero dell’Economia trovano una formula per contestare una fonte sovraordinata come il Media Act a me va benissimo. Bisogna vedere se regge o no”.
Di Alberto Ferrarese e Lorenzo Consoli
