A Milano il conducente del tram indagato per disastro ferroviario
Milano, 2 mar. (askanews) – Scatta l’iscrizione nel registro degli indagati per l’autista del tram deragliato venerdì pomeriggio lungo viale Vittorio Veneto, a Milano, provocando due vittime e una cinquantina di feriti. L’uomo, un 60enne con oltre 35 anni di esperienza in Atm, è accusato di omicidio colposo, lesioni colpose e disastro ferroviario.
Nel frattempo gli agenti della polizia locale si sono presentanti nella sede di Atm per un’acquisizione di documenti utili per lo sviluppo dell’inchiesta coordinata dalla pm Elisa Calanducci e diretta dal procuratore Marcello Viola. Gli inquirenti hanno acquisito documenti sulle comunicazioni tra la conducente e la centrale della municipalizzata milanese dei trasporti per far luce sulla tragedia.
Il conducente del tram 9 ha riferito agli investigatori di aver perso il controllo del mezzo in seguito a un malore che gli ha fatto perdere i sensi. La sua iscrizione nel registro degli indagati rappresenta un atto dovuto per consentirgli di nominare consulenti e garantirgli il diritto
di difesa in vista di accertamenti tecnici irripetibili come l’autopsia sul corpo delle due vittime, attesa nelle prossime ore.
Uno dei punti centrali dell’inchiesta riguarda eventuali anomali nel funzionamento del sistema di sicurezza del tram, in particolare la mancata attivazione del cosiddetto “tasto uomo morto”. Il dispositivo, presente su tutti i mezzi tranviari, è un meccanismo di sicurezza che richiede un’azione costante da parte del conducente: deve essere mantenuto premuto (o comunque attivato) durante la marcia. Se l’autista perde conoscenza, si distrae o rilascia il comando, il sistema entra automaticamente in funzione provocando l’arresto del mezzo nel giro di pochi metri. Un aspetto particolarmente rilevante soprattutto se si considera che il convoglio coinvolto nell’incidente è un Tramlink
di ultima generazione, uno dei tram più moderni della flotta Atm.
