Referendum, guerra e timore brogli agitano maggioranza. Tajani: rischiamo di perdere
Roma, 5 mar. (askanews) – I venti di guerra del Medio Oriente soffiano anche sul referendum per la riforma della magistratura, in programma il 22-23 marzo prossimi. A poco più di due settimane dall’appuntamento con le urne, la separazione delle carriere tra pm e giudici, cuore della riforma costituzionale voluta dal governo Meloni, sembra ora coinvolgere poco gli italiani, più preoccupati – secondo esponenti del governo – dall’escalation dell’attacco Usa-Israele all’Iran, che ha infiammato i mercati e ha fatto schizzare all’insù il prezzo del petrolio e i prezzi di molte bollette e beni primari. Ad agitare la maggioranza contribuiscono anche gli ultimi sondaggi che danno i ‘No’ in netta ripresa, che viaggiano sulla corsia di sorpasso e l’ipotetico rischio brogli alle urne.
Questo quadro a tinte fosche preoccupa e non poco il vicepremier e segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, che oggi ha serrato le fila del partito invitando i suoi a una “mobilitazione straordinaria” affinché “ogni deputato, senatore, consigliere comunale, sindaco dia il massimo, casa per casa: se non facciamo così rischiamo di perdere”. Il titolare della Farnesina ha lanciato anche un avvertimento sul potenziale rischio brogli. “Dobbiamo fare in modo che la partita del referendum si giochi in modo corretto”, ha detto.
L’incognita astensionismo turba anche il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, che ha fotografato la situazione. “Con questi venti di guerra e con i rincari della benzina, il referendum è un tema politico sempre più lontano dalla preoccupazione della gente. E’ difficile per chiunque convincerli ad andare a votare, soprattutto il nostro elettorato.Tutto il resto sembra una discussione troppo lontana. Noi però siamo impegnati sul referendum”.
Di tutt’altro avviso il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che si è detto “preoccupato per la guerra in quanto tale” ma “sicurissimo di vincere”.
Tra le forze politiche di maggioranza e i comitati che sostengono il ‘Sì’ alla riforma ci si chiede se nel rush finale della campagna referendaria, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, scenderà nelle piazze in prima persona. Possibile – ma al momento non confermata – la partecipazione a un’iniziativa di FdI sul tema della riforma della magistratura il 12 marzo a Milano.
La premier, intanto, questa mattina, su Rtl 102.5 ha messo sull’avviso gli italiani. “Sono anni, decenni, che sentiamo dire che la giustizia in Italia non funziona adeguatamente. Noi ci eravamo presi un impegno con i cittadini a fare questa riforma, oggi serve un referendum confermativo. Penso che i cittadini che sono d’accordo, che so essere la maggioranza, a una riforma del genere e a una giustizia che funzioni meglio debbano spendere cinque minuti del loro tempo il 22 e 23 marzo per andare a mettere una croce. Se non si è disposti a fare questo poi è difficile lamentarsi di quello che non funziona in Italia”.
