Donne un po’ speciali: Serena, l’imprenditrice dietro al bancone
L'intervista a Serena Mencarini, imprenditrice, titolare de Il baretto di corso Battaglione, ad Aosta
Donne un po’ speciali: Serena, l’imprenditrice dietro al bancone.
Dalle sorelle libraie del capoluogo, alle sorelle del colorificio di Donnas, passando per le quattro sorelle operatrici del turismo di Bionaz. Poi, l’unica donna capo cantonieri della nostra regione (e tra le poche o forse l’unica anche in Italia), la sindaca esperta di serramenti in alluminio e l’allevatrice che è anche ultratrailer e si prepara al suo 10º Tor des Géants.
E ancora la dirigente sanitaria che ha sempre sognato di fare l’infermiera e le imprenditrici del settore drink & food.Ecco le storie, i ricordi e le aspirazioni di nove donne che abbiamo scelto di intervistare e che testimoniano scelte di vita e di lavoro fatte di tenacia e di impegno.
Riproponiamo le interviste pubblicate lunedì 2 marzo su Gazzetta Matin.
Serena, l’imprenditrice dietro al bancone
Dimenticate la solita mimosa.
Il vero spirito dell’8 marzo, oggi, ha il sapore della sfida e la freschezza di un cocktail ben riuscito. Ad Aosta, tra le mura de Al Baretto, l’anima e il motore sono quelli di Serena Mencarini, una donna che ha saputo prendersi il suo spazio dietro il bancone e a capo di un’attività tutta sua.
Dalla Toscana alla gintoneria di corso Battaglione
Toscana d’origine, 55 anni e una vita passata nel mondo della ristorazione, Serena ha inaugurato la sua gintoneria l’8 marzo del 2023.
Una data simbolica, ma per lei quasi un caso: la sua è una storia di dedizione che affonda le radici negli anni dell’alberghiero e in una gavetta iniziata a soli 14 anni.
In un settore storicamente dominato dagli uomini, Serena non vede barriere di genere, ma solo di competenza.
«Mi ha spinta la passione e la voglia di metterci dedizione – racconta -. Non ho trovato difficoltà legate al mio essere donna, perché non ne vedo il motivo».
Eppure, la strada non è stata priva di ostacoli.
La sfida più grande? Quella interiore: «La paura di non riuscire a farmi notare, il timore di non veder realizzato il mio sogno».
Oggi, tra la gestione del locale e la vita familiare con il compagno Ivan e la figlia Magda, la sua giornata è un esercizio di equilibrio. «Nonostante il locale assorba gran parte del mio tempo, cerco sempre di ritagliare uno spazio per me stessa.
Il segreto? Sapere di potercela fare, anche quando guardo il bar dopo pranzo e vedo la lista delle mansioni ancora da svolgere».
Dal suo bancone, Serena osserva una Aosta che cambia.
Se da un lato nota come la movida in certe zone sia ancora poco vivace, dall’altro celebra un’importante conquista sociale: la libertà delle donne. «Rispetto al passato, quando le donne non avevano il tempo o il “privilegio” di andare al bar, oggi sono fiera di vedere clienti che vengono da sole o in compagnia per godersi un buon calice in totale autonomia».
Sul tema del divario salariale e delle difficoltà di carriera, la posizione di Serena è netta e pragmatica: «Credo che volere sia potere, a prescindere dal sesso. Le difficoltà oggi si possono affrontare con la giusta determinazione».
Per lei, l’8 marzo non è una ricorrenza da celebrare con retorica, ma una giornata qualunque in cui continuare a dimostrare il proprio valore. A una giovane donna di Aosta che sogna di aprire un’attività ma è frenata dalla paura, Serena dedica poche ma potenti parole: «Prova con impegno, ma soprattutto credici fino in fondo».
E se dovesse scegliere un drink per brindare ai traguardi femminili? Niente pozioni complicate, ma la purezza di un classico: «Brinderei con una bollicina, un prosecco. Un calice che dà il senso di libertà, di vita e di leggerezza».
(simona campo)
