Rialzi per prezzi mais a causa aumento energia per guerra Iran
Roma, 13 mar. (askanews) – Nelle prime settimane di marzo i prezzi del mais hanno registrato rialzi: in media, rispetto a febbraio, +1,8% la prima scadenza su CME, +7,6% la prima scadenza su Euronext e +1,4% il mais cosiddetto 103 quotato a Bologna. Areté evidenzia come il principale fattore rialzista sia stato lo scoppio del conflitto nei Paesi del Golfo, che ha portato a forti aumenti sui mercati energetici (+26% il petrolio WTI rispetto a febbraio, +56% il TTF). Le conseguenze sul mercato del mais derivano principalmente dai rincari sul comparto oli vegetali, considerato l’utilizzo per la produzione di biocarburanti.
L’effetto trasmissione deriva in particolare da olio e seme di soia, che in molte aree compete con il mais per le stesse superfici e che hanno registrato rialzi marcati nelle ultime settimane (+11,4% e +4,2% rispettivamente rispetto a febbraio). Inoltre, con prezzi del petrolio più elevati può aumentare l’incentivo a produrre etanolo, ed i rialzi marcati sui prezzi dei fertilizzanti, di cui i Paesi del Golfo sono importanti esportatori e che hanno petrolio e gas naturale come principali componenti produttive, potranno disincentivare le semine di colture con un elevato fabbisogno di fertilizzazione, come il mais.
Sono attesi, spiega Aretè, anche aumenti di prezzo anche sulla logistica, a fronte dei prezzi più elevati del petrolio e della necessità di evitare il passaggio dalle zone di conflitto. I rialzi sono stati più che proporzionali sul mercato europeo anche a fronte di un calo del tasso di cambio Euro-Dollaro (-1,6% rispetto a febbraio), dovuto al ruolo di bene rifugio del dollaro in contesti di instabilità geopolitica.
