Mons. Yoannis Lahzi GAID: “Paradosso Educativo nell’epoca dell’AI”
AskaNews
di Marketing Administrator  
il 23/03/2026

Mons. Yoannis Lahzi GAID: “Paradosso Educativo nell’epoca dell’AI”

Roma, 23 mar. – In occasione della sua partecipazione al XII Congresso nazionale Snals-Confsal, dedicato ai “50 anni di storia con impegno sindacale e passione”, svoltosi il 19 marzo 2026, Mons. Yoannis Lahzi Gaid, già Segretario Personale di Papa Francesco e Presidente della Fondazione Bambino Gesù del Cairo ETS, è intervenuto sul tema delle trasformazioni educative contemporanee.
“Stiamo vivendo un periodo che non è solo fatto di cambiamenti. È un vero cambiamento d’epoca, come ricorda spesso Papa Francesco. Le trasformazioni non sono più graduali, ma profonde e rapide, e modificano il nostro modo di vivere, di pensare, di stare in relazione. Dentro questo scenario complesso si apre un grande paradosso: nonostante abbiamo accesso a più conoscenze di quante l’umanità ne abbia mai avute, diventa sempre più difficile trasmettere ai giovani significato, direzione, senso di responsabilità”.
Mons. Gaid ha quindi richiamato l’esperienza quotidiana dei giovani: “Pensiamo alla giornata tipo di un adolescente di oggi che torna da scuola, accende il telefono e in pochi minuti vede video da ogni parte del mondo, riceve notizie globali, parla con amici che vivono in altri continenti. Vive immerso nel periodo storico più ricco di informazioni di sempre. Eppure molti educatori raccontano qualcosa di diverso: ragazzi disorientati, più fragili, meno motivati, spesso arrabbiati o soli”.
Analizzando le cause di questo divario, ha sottolineato: “La prima grande sfida è l’enorme quantità di informazioni – e disinformazioni – che ci circonda. Se un tempo il problema era la scarsità, oggi è il contrario: un sovraccarico che rende tutto uguale, indistinto. In questo mare di contenuti, distinguere tra fatti e opinioni, verità e falsità è sempre più complesso. Per questo la scuola non può più limitarsi a ‘insegnare cose’, ma deve insegnare come valutarle. Serve allenare al pensiero critico, al metodo scientifico, all’analisi delle fonti”.

Mons. Gaid ha poi evidenziato il cambiamento delle agenzie educative: “Accanto a questo, sta crollando l’intero sistema delle autorità educative tradizionali. Famiglia, scuola e comunità – per secoli il cuore dell’educazione – sono meno solide, meno partecipate, meno influenti. Intanto i social media diffondono nuovi modelli di riferimento, dove ciò che conta è spesso successo, visibilità, ricchezza. Non è la tecnologia il problema, ma il fatto che ciò che la società premia diventa automaticamente educativo”.
Tra le emergenze educative, ha richiamato il fenomeno del bullismo: “Uno dei segnali più evidenti del disagio dei giovani è il bullismo, fisico ma soprattutto psicologico. Dati di UNESCO e UNICEF ci dicono che circa un terzo degli studenti nel mondo ha subito episodi di bullismo. Le conseguenze sono ansia, depressione, difficoltà scolastiche, isolamento. Alcune ricerche mostrano perfino che il bullismo incide sul sonno, sul livello di stress e sulla fiducia in sé stessi. Tutto questo rende ancora più urgente portare nelle scuole percorsi di educazione emotiva e relazionale”.
Sul tema della scuola e del futuro, Mons. Gaid ha dichiarato: “Molti sistemi scolastici sono stati progettati tra Ottocento e Novecento, ma oggi viviamo in un mondo completamente diverso. L’OECD ricorda che molti dei lavori del futuro ancora non esistono. È evidente che la scuola non può limitarsi a trasmettere saperi ‘statici’, deve insegnare ad imparare, a collaborare, a pensare in modo critico, ad adattarsi”.
Lo sguardo si è poi allargato al contesto globale: “Secondo l’UNESCO, 272 milioni di bambini e giovani non frequentano la scuola. Uno su cinque. In alcuni Paesi, la percentuale supera il 30%. Dove manca istruzione, crescono povertà, instabilità, isolamento, violenza e fondamentalismi di ogni tipo”.
Mons. Gaid ha inoltre richiamato la responsabilità degli adulti: “Di fronte a tutto questo, molti educatori si sentono sopraffatti. Il mondo cambia troppo in fretta, i ragazzi sono diversi, le vecchie regole non sembrano più funzionare. Il rischio è cadere nel lamento: ‘I giovani di oggi non hanno valori’. Ma questo non aiuta nessuno. La domanda non è: ‘Cosa manca ai ragazzi?’, ma: ‘Di cosa hanno bisogno? E cosa possiamo cambiare noi adulti?’”.

Sul tema del senso e della crescita personale, ha affermato: “I giovani hanno bisogno di sfide vere: se la società non le offre, le cercano altrove – spesso nel rischio, nella trasgressione, nelle dipendenze. Molti comportamenti problematici non sono altro che tentativi di sentirsi vivi, riconosciuti, utili. Per questo è fondamentale offrire loro esperienze positive: sport, volontariato, responsabilità concrete, partecipazione sociale. I giovani non vogliono essere soltanto protetti: vogliono sentirsi protagonisti”.
Infine, ha ribadito il valore della corresponsabilità educativa: “L’educazione non può essere un compito lasciato solo alla scuola. È un’alleanza tra famiglie, comunità, istituzioni, Chiesa, associazioni. In questa prospettiva si inserisce anche il lavoro della Fondazione Bambino Gesù del Cairo ETS, che ricorda una verità semplice ma decisiva: non si può parlare di educazione se non si garantiscono condizioni di vita dignitose. Salute, istruzione e protezione vanno insieme”.
In conclusione, Mons. Gaid ha dichiarato: “Le sfide dell’educazione oggi sono tante, ma ogni epoca ha avuto le sue. La nostra responsabilità non è limitarci a descrivere i problemi, ma costruire nuove alleanze educative, più solide e coraggiose. Le difficoltà possono diventare occasioni di crescita se ricordiamo che educare significa prima di tutto prendersi cura delle persone. E, come scrive Tomasi di Lampedusa ne Il Gattopardo, ‘Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi’”.

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