Artigiani in Valle d’Aosta: Dario Berlier, 50 anni di Fiera tra sensibilità e serenità
Dario Berlier nel suo laboratorio
Persone e storie
24/03/2026

Artigiani in Valle d’Aosta: Dario Berlier, 50 anni di Fiera tra sensibilità e serenità

Prix Noces d'or avec la Foire: l'artigiano di Gressan espone a La Saint-Ours dall'età di 14 anni

Artigiani in Valle d’Aosta: Dario Berlier, 50 anni di Fiera tra sensibilità e serenità.

Riproponiamo l’intervista di Nadia Camposaragna a Dario Berlier, pubblicata su Gazzetta Matin, nella rubrica dedicata ai premiati della 1026ª Foire de Saint-Ours.

Uno dei sei Prix Noces d’or avec La Foire

Dal cassetto dei ricordi, Dario Berlier a 18 mesi

Espositore alla Foire de Saint-Ours dall’età di 14 anni, lo scultore Dario Berlier ha ritirato uno dei sei Prix Noces d’or avec la Foire, dedicato agli artigiani espositori alla Millenaria da almeno 50 anni.

Ad accompagnare il nostro incontro nel suo laboratorio in frazione Surpillod, 22/a, a Gressan dove vive, infiniti ricordi e racconti.

Quali ricordi la accompagnano da allora?

«Un primo ricordo è quando a 8 anni papà Giuseppe, anche lui artigiano, mi permise di saltare la scuola per andare alla Foire.
Fu come entrare nel paese dei balocchi e curiosando tra tutti quei lavori, pensavo a cosa

Trekking a Bionaz in compagnia di Virgola

e quale avrei potuto fare. Tra i primi lavori realizzai una maschera in corteccia di larice e tra quelli che esposi alla mia prima Fiera, dei piccoli bassorilievi e statuette ricavate da tronchetti. Che emozione! E sono ancora qui, dove espongo in estate e in inverno in Atelier des Métiers da quando è stato istituito nel 2000, per opere uniche di qualità in occasione dell’entrata nel nuovo millennio e

Dario Berlier all’Atelier des Métiers nell’estate 2024

in via sperimentale, del quale ho un bellissimo ricordo. Per noi professionisti, ai quali era stato rivolto l’invito a farne parte, è stata una svolta, ma anche una scelta travagliata perché legati al fascino millenario della Foire che si respirava e si respira ancora da Porta Praetoria.
Alcuni di noi sono rimasti al loro posto, mentre insieme ad altri accettai di trasferirmi e almeno nell’aspetto pratico essere in Atelier ci ha ripagati.
Nei primi anni era coperto, ma aperto sui lati e, secondo me, meglio si integrava allo spirito della Foire.

 

Da Porta Praetoria aveva il banco anche suo papà… «Esponeva oggetti agricoli e scope di betulla, sua specialità, nella piazzetta antistante Porta Praetoria storicamente dedicata a questi manufatti, io con le sculture dall’altra parte della Porta, già via Sant’Anselmo. Anni e momenti bellissimi e a pensarci ora, che papà è mancato, diventano sempre più intimamente incancellabili.
Da allora sono subentrati molti cambiamenti, da una fiera con più cuore e identità a una più commerciale, in cui coesistono aspetti positivi e non, ma per noi artigiani le sensazioni ed emozioni restano invariate, perché la Fiera ha una vita propria».

Sant’Anselmo, dottore della Chiesa, secondo Dario Berlier

Nato ad Aosta, Berlier dopo le scuole frequenta anche un corso d’arte con il professor Rolando Robino durante il quale si avvicina alle arti plastiche che gli hanno permesso una visione più ampia al di là della materia “legno”.
É scultore autodidatta, professionista dal 1989, maestro artigiano dal 2003 e tra i fondatori dell’associazione ARTzapot, nel 2008, con gli scultori Franco e Matteo Crestani, Franco Pinet, Siro Viérin e il compianto Roberto Chiurato.

«Come ARTzapot, in estate e per vari anni, abbiamo scolpito dal vivo nel bosco di Plan Villy a Champoluc, diventato museo a cielo aperto con le opere disposte lungo il sentiero».

Lei ha formato tantissimi allievi nei corsi a Nus, Morgex e Gressan e negli otto di docenza all’Institut Agricole Regional, oltre che nella sua Bottega scuola…

Accanto a un grande bassorilievo

«Dopo i corsi molti hanno proseguito venendo a Bottega nel mio atelier.
Un percorso formativo importante ed impegnativo non solo per gli allievi che si sviluppa in due anni, per 400 ore complessive».

Mostre, concorsi, simposi di scultura e molti premi, ma il primo non si dimentica…

«Avevo 20 anni. Con il tuttotondo “Esistenza”, dal taglio contemporaneo, vinsi il 1° premio al Concorso internazionale di scultura a Bardonecchia in coppia con il maestro d’Arte Mario Stuffer, del quale apprezzavo l’anarchia scultorea».

Dall’idea alla realizzazione. Quale processo segue per scolpire un’opera?

«Prediligo realizzare basso e/o altorilievi, tra tradizione, innovazione e sperimentazione. Parto da un’idea creativa disegnandola su lucido e quindi su legno, quasi sempre noce; essenza che preferisco perché mi dà la possibilità di dettagliare meglio elementi compositivi».

Dario Berlier all’Atelier accanto a una sua opera

Nell’ordinato laboratorio, lo sguardo si posa su strumenti del mestiere, fotografie, attestati di riconoscimento, premi e opere, da quelle scolpite in età giovanile alle più recenti, come per la serie “Bois Précieux” in noce antico e di recupero.

«Nella scultura, percorso evolutivo continuo fatto di consapevolezza nel cercare i propri limiti e un sano confronto collaborativo con colleghi amici, cerco principalmente la serenità».

Interessi e passioni?

«Viaggiare e visitando anche vari musei con mia moglie Susi perché tutti e due siamo affascinati dall’arte in tutte le sue forme, camminare in montagna, fotografare e ho sempre avuto passione per il teatro che mi ha portato a fondare, a 19 anni, la compagnia popolare dialettale Lo tapadzo di compagnard con altri giovani gressanins, con i quali mettevamo in scena anche spettacoli sperimentali, più impegnati e-o sociali e dove già cercavo quel dialogo con il pubblico che ho conservato nel mio essere scultore».

(nadia camposaragna)