Fontainemore: 5 generazioni e 150 anni di storia familiare al bar ristorante Oropa
Il bar ristorante ha festeggiato la scorsa settimana 50 anni di vita in quella che continua a essere chiamata 'casa nuova', nata dall'intuizione e dai sacrifici di Franco e Gigliola Minelli
Riproponiamo l’articolo di Angela Marrelli comparso su Gazzetta Matin di lunedì 23 marzo che racconta un secolo e mezzo di storia, tra viaggiatori, cucina, tradizione, musica e canto al bar ristorante Oropa di Fontainemore.
Un secolo e mezzo di storia familiare
C’è un luogo a Fontainemore dove comunità, buon cibo e anche musica, vanno a braccetto da tantissimo tempo: è il bar ristorante Oropa, che sabato 21 marzo ha festeggiato cinquant’anni nella sua “casa nuova”, e più di un secolo e mezzo di storia familiare.
È il racconto di una comunità, soprattutto di una famiglia e di un modo di stare insieme che resiste e che ci dice che le storie belle, per fortuna, esistono ancora.
Le parole della titolare Sandra Minelli arrivano una dopo l’altra, come se fossero rimaste lì, custodite, pronte a essere raccontate:
Sandra Minelli
«Sono 50 anni che siamo qui in questa casa che hanno costruito papà e mamma, però sono 5 generazioni che ci tramandiamo questa attività – sottolinea con emozione. Prima c’era la mia mamma, prima ancora mio nonno (il papà della mia mamma), una prozia e un certo Pinotto di cui non so molto» fa sapere Sandra che aggiunge: «L’attività risale alla metà dell’Ottocento. All’epoca avevano una specie di bazar e poi da lì piano si è tramutato in locale».
E il nome Oropa nasce proprio da quella piccola attività ottocentesca che si trovava ai piedi della mulattiera che portava al santuario della Madonna nera, in Piemonte. Un passaggio di pellegrini, di storie, di voci.
La svolta nel 1976, la casa nuova
Franco e Gigliola Minelli
E poi il tempo ha fatto il suo corso, trasformando quel punto di sosta in trattoria, quindi in bar ristorante.
La svolta arriva nel 1976: Franco e Gigliola, i genitori di Sandra, costruiscono quella che ancora oggi tutti chiamano “la casa nuova”.
Una denominazione che non cambia, per rispetto di ciò che è stato.
«Il locale attuale è stato costruito quando io avevo 9 anni, ma l’attività storica prima di quella data era invece in un altro edificio, una casa di famiglia, affacciata sulla piazzetta antistante il ponte in pietra che conduce alla chiesa parrocchiale.
La chiamavano la casa dei Perrenchio, dal cognome di mia madre. Poi l’attività si è spostata nella cosiddetta “Casa nuova”: noi la chiamiamo ancora così, e non vogliamo cambiare per testimoniare il legame con la nostra comunità».
Da una stufa a legna… a una cucina grande e attrezzata
Uno scatto d’antan del bar ristorante Oropa
I ricordi della vecchia casa affiorano come illustrazioni di un libro di vite lontane: una cucina piccola, una stufa a legna, piatti lavati nelle bacinelle.
Eppure bastava. Bastava per sfamare operai – dell’Enel.. che allora portavano l’elettricità nelle frazioni di Fontainemore – viaggiatori, gente del posto.
«Non so come facesse mia mamma – spiega Sandra -. Cucinava per tantissime persone. Io ho bei ricordi anche di quella casa perché c’erano tutto intorno i miei cugini».
Poi il trasferimento. Una cucina più grande, quasi spaesante all’inizio. «Non trovava le cose» racconta sorridendo.
Ma anche la gioia: il giorno dell’inaugurazione, il sorriso di Gigliola è rimasto impresso nei ricordi di chi c’era.
«Il primo pranzo che abbiamo fatto era per il sindaco di allora Marco Thoux, poi c’è stato il ballo e poi ci siamo incamminati in questo nuovo viaggio»,
La scomparsa prematura di Gigliola
Sandra e Chiara Minelli con Modesta, Nora e Kadija
Non tutto è stato facile. La scomparsa prematura della madre a 50 anni, quando Sandra aveva appena 23 anni, rappresenta un passaggio doloroso.
«La mamma era il centro di tutto» dice: è una verità che pesa ma che che, allo stesso tempo, ha spinto avanti.
Con l’aiuto della sorella Chiara, della signora Giovanna, e di chi nel tempo si è alternato in cucina, l’attività ha continuato a vivere.
Un punto di riferimento per il paese
Oggi l’Oropa è ancora lì, punto di riferimento per Fontainemore.
Non solo per chi si siede a tavola. Anche per chi passa a ritirare un pacco, per chi si ferma a fare due parole.
Un luogo dove l’accoglienza non è un servizio, ma un’abitudine, un modo di vivere.
«C’è un bel legame con la popolazione» dice Sandra.
E lo si percepisce. In cucina, la tradizione resta il filo conduttore.
La tradizione in cucina
La poesia che Federico (figlio di Sandra) ha scritto per celebrare i 50 anni nella casa nuova del bar ristorante Oropa
La zuppa alla valdostana, la polenta con la farina Chappoz, le castagne caramellate al burro, il pesto all’aglio orsino, i ravioli alle erbette raccolte in montagna.
Piatti che parlano di territorio, ma anche di famiglia.
Su tutti, uno: la lonza con panna e nocciole, «il piatto della mamma». Una ricetta che è diventata eredità.
E poi c’è la musica. Una presenza costante, quasi una seconda anima del locale.
«Abbiamo sempre cantato» racconta Sandra.
Dalle litanie antiche del nonno alle canzoni intonate dopo pranzo, quando Gigliola invitava la figlia a togliersi il grembiule e andare di là a cantare insieme, come gesto naturale.
Un filo che arriva fino a oggi: il figlio Luca, cantante, con la sua band Indigo, ha coltivato questa passione anche all’estero.
Ma la nuova generazione è composta anche da Federico che studia per diventare maestro della scuola dell’infanzia, e dei suoi nipoti: Gabriele, talento nel mondo del bartending a Barcellona e Giulia: «l’unica nostra femmina, il sole della famiglia» (figli della consigliera regionale Chiara, ndr).
Sottolinea Sandra: «I miei figli e i miei nipoti sono molto legati e molti mi chiedono se sono tutti figli miei, ma come se fossero davvero miei. La famiglia è molto unita. I ragazzi quando tornano ci danno sempre una mano».
I 50 anni nella casa nuova
I 50 anni nella casa nuovo sono stati celebrati il primo giorno di primavera, forse anche perché l’Oropa è questo: un luogo che continua a rinascere, stagione dopo stagione.
Oggi la squadra è quella di una famiglia allargata con la cuoca Nora, la cameriera Modesta.
Cinquant’anni nella “casa nuova”, oltre centocinquanta di storia, partita da un bazar ai piedi di una montagna.
Ma soprattutto una certezza: in un mondo che cambia, ci sono ancora posti dove il tempo si misura in relazioni. E dove, tra un piatto caldo e una canzone, si continuano a costruire ricordi.
(angela marrelli)
