Caso Delmastro, Elena Chiorino si dimette dalla giunta della Regione Piemonte
Roma, 30 mar. (askanews) – “Ho comunicato al presidente Alberto Cirio la decisione di rassegnare le mie dimissioni irrevocabili. È una scelta che assumo per senso di responsabilità e per il bene della Regione Piemonte, della maggioranza di centrodestra e del mio partito, Fratelli d’Italia”. Così Elena Chiorino, assessore della Regione Piemonte, coinvolta nella vicenda scaturita dalle indagini sul ristorante “Bisteccheria d’Italia” e sulla società Le 5 forchette srl” che ha portato alle dimissioni del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro. “Sono una persona perbene e non posso accettare che vengano strumentalizzate le evoluzioni di un’indagine che riguarda terze persone, e non la sottoscritta. Non posso accettare che, senza alcuno scrupolo, si tenti di colpire la mia persona, mettendo in discussione l’azione amministrativa portata avanti in questi anni e coinvolgendo, in modo irresponsabile, anche persone estranee”, aggiunge Chiorino che figurava come azionista de Le 5 Forchette insieme all’ex Sottosegretario Delmastro e altri esponenti politici dell’area di riferimento dell’ex sottosegretario legata al territorio biellese.
“L’ultimo presunto scoop consisterebbe nel fatto che forse domani potrebbe essere nominata una persona di mia conoscenza in ente legato agli Special Olimpics, con emolumenti zero e in assenza di altre candidature nei termini previsti dalla legge. Faccio un passo indietro a testa alta, nella consapevolezza della mia correttezza e del lavoro svolto al servizio delle istituzioni”, prosegue.
“Continuerò a difendere le mie idee dal Gruppo di Fratelli d’Italia e la mia onorabilità sociale e personale, contro ogni eventuale forma di sciacallaggio, in tutte le sedi”, conclude Chiorino che aveva lasciato la vicepresidenza della giunta regionale lo scorso 25 marzo.
Nella società di Mauro Caroccia e della figlia Miriamo è stato “trasferito e reinvestito” capitale frutto delle attività illecite del clan malavitoso dei Senese. Questa l’ipotesi che stanno seguendo gli inquirenti della Procura di Roma nell’ambito dell’indagine sulla società ‘Le 5 Forchette’, di cui è stato azionista anche l’ormai ex sottosegretario alla giustizia, Andrea Delmastro delle Vedove.
Mauro e Miriam Caroccia, che sono indagati per riciclaggio e intestazione fittizia dei beni, con l’aggravante aver commesso quest’ultima fattispecie “al fine di agevolare l’associazione di stampo mafioso” facente capo al gruppo camorristico, saranno interrogati in settimana dagli inquirenti. Secondo chi indaga, nel dicembre 2024, è stato ‘investito’ nell’impresa al fine di “permettere al clan di accrescere e rafforzare la sua posizione sul territorio attraverso il controllo di attività economiche”.
Intanto l’ex sottosegretario Andrea Del Mastro Delle Vedove ha aggiornato in data 28 marzo 2026 la sua dichiarazione alla Camera dei deputati sulla situazione patrimoniale. Argomento che era stato oggetto di critiche e attacchi da parte delle opposizioni in quanto i parlamentari sono tenuti alla pubblicazione della documentazione patrimoniale e di reddito. Nelle nuove pagine che aggiornano la documentazione il deputato di Fdi dichiara la comproprietà di 6 fabbricati acquistati tra il 2024 e il 2025 e anche le partecipazioni e cessioni di tre società: Le 5 Forchette srl, Achille Edvige Sas e la G and G srl.
“E’ urgente che Giorgia Meloni venga in Parlamento a chiarire al Paese l’intera vicenda. È inaccettabile il silenzio in cui si è trincerata, ritenendo chiusa la questione con le dimissioni di Delmastro”. Lo afferma la segretaria del Pd Elly Schlein. “Appare evidente – aggiunge – che le dimissioni di Delmastro e il tentativo di relegare a una ‘leggerezza’ il fatto che un membro del governo fosse nella stessa società in cui un clan della Camorra riciclava denaro non siano sufficienti”.
Conclude la leader Pd: “Il quadro, anche alla luce di quanto emerge in queste ore, si fa sempre più grave. Delmastro, che fino a pochi giorni fa era sottosegretario alla Giustizia con delega al Dap, deteneva quote in una società legata ad ambienti mafiosi: una circostanza preoccupante e allarmante che mina la credibilità dell’intero governo”.
