Cavit a Vinitaly rilancia il Pinot Bianco e la Schiava trentini
AskaNews
di admin Administrator  
il 09/04/2026

Cavit a Vinitaly rilancia il Pinot Bianco e la Schiava trentini

Milano, 9 apr. (askanews) – Cantina Viticoltori del Trentino (Cavit) porta a Vinitaly 2026 due vini con cui prova a intercettare un mercato che guarda sempre di più a freschezza, riconoscibilità varietale, radicamento territoriale e gradazioni moderate. Al centro della proposta ci sono il “Pinot Bianco Bottega Vinai” e la “Schiava Cum Vineis Sclavis”, due etichette molto diverse fra loro ma unite da un’impostazione comune: rileggere il patrimonio viticolo trentino in chiave attuale, senza uscire dal perimetro della qualità accessibile.

Il Pinot Bianco, nato dopo quattro anni di osservazioni e selezione agronomica sull’Alto Garda e la Vallagarina, con il supporto del sistema PICA, la piattaforma integrata cartografica agriviticola che guida le scelte agronomiche del gruppo. “Il Pinot Bianco non è un vitigno ubiquitario, richiede climi ventilati e una buona escursione termica” ha spiegato Andrea Faustini, responsabile del team agronomico ed enologico di Cavit, precisando che “nell’Alto Garda l’influenza del lago garantisce una maturazione dolce e aromatica, nella Vallagarina occidentale, oltre i 400 metri, i terreni offrono più struttura e freschezza acida. Sono climi molto diversi pur essendo geograficamente vicini, e dalla combinazione delle due zone nasce la complessità del vino”. Sul piano stilistico è ricaduta sul solo acciaio, per mantenere intatte finezza aromatica e tensione gustativa, e distinguere questa etichetta da altre interpretazioni del Pinot Bianco più mature e strutturate.

Per quanto concerne la Schiava, vitigno storico trentino che negli anni ’80 rappresentava circa l’80% della superficie vitata regionale contro l’1,8% di oggi, Cavit lo considera (giustamente) una varietà che può incontrare i gusti contemporanei, grazie ad una gradazione naturalmente moderata (intorno ai 12%), alla freschezza e alla leggerezza di beva. “Le nostre selezioni vengono da vigneti collinari con ottima esposizione, tendenzialmente vecchi, perché nessuno oggi ripianta Schiava” ha proseguito Faustini, evidenziando che “è lì che questo patrimonio storico può esprimere tutta la sua modernità”. Anche il nome recupera una matrice storica: “Cum vineis sclavis” è l’espressione latina che richiamava il sistema medievale di allevamento a filare, con la vite legata a un supporto fisso.

Dietro questi due vini c’è il modello Cavit, cooperativa di secondo grado che riunisce 11 Cantine sociali e oltre 5.250 viticoltori, coprendo più del 60% della superficie vitata trentina. La dimensione media delle superfici dei soci, circa 1,2 ettari, consente una gestione molto attenta dei vigneti ed è qui che il gruppo colloca la propria idea di qualità accessibile: non una riduzione delle ambizioni qualitative, ma la possibilità di offrire vini con un rapporto valore-prezzo competitivo e una qualità costante in diverse fasce di mercato. A sostenere questo impianto c’è anche il lavoro di ricerca portato avanti insieme con Fondazione Edmund Mach e Fondazione Bruno Kessler, con applicazioni che vanno dall’IA per il monitoraggio dei vigneti agli studi sulla biodiversità degli ecosistemi viticoli.

“Le etichette che presentiamo quest’anno nascono da un metodo preciso: ascoltare il territorio, selezionare con rigore e restituire quella qualità a un pubblico il più ampio possibile” ha dichiarato il direttore generale Enrico Zanoni, rimarcando che “è questo che intendiamo per qualità accessibile: la capacità di generare valore con coerenza e continuità in ogni fascia di mercato, superando la logica dell’esclusività per rendere l’eccellenza una scelta quotidiana e condivisa. Perché per noi il vino non è un semplice prodotto, ma è, prima di tutto, cultura e valore che unisce il territorio al mondo”.

Cavit, con sede a Ravina di Trento, è anche la capogruppo dell’omonimo gruppo che comprende Cesarini Sforza, GLV e Kessler Sekt. Il gruppo ha chiuso l’esercizio 2024-2025 con un fatturato consolidato di 242,8 milioni di euro e una quota export pari al 75% della produzione. Negli Stati Uniti, mercato centrale per la cooperativa, Cavit è il marchio di vino italiano più diffuso.

[Due etichette “moderne” tra ricerca e qualità accessibile|PN_20260409_00148|gn00 nv03 sp33| https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/04/20260409_184644_38A68A25.jpg |09/04/2026 18:46:57|Cavit a Vinitaly rilancia il Pinot Bianco e la Schiava trentini|Vino|Cronaca, Agrifood]

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