I negoziati Iran-Usa in Pakistan, tutte le incognite
AskaNews
di admin Administrator  
il 10/04/2026

I negoziati Iran-Usa in Pakistan, tutte le incognite

Roma, 10 apr. (askanews) – Islamabad blindata attende, assieme al mondo intero, i negoziati tra Stati Uniti e Iran, previsti per domani. Ma le incognite restano enormi.

Il Pakistan pronto

Il Pakistan ha dichiarato due giorni di festività straordinaria per garantire la sicurezza all’arrivo delle delegazioni americana e iraniana, attese per i primi colloqui diretti tra Washington e Teheran dall’inizio della guerra, lo scorso 28 febbraio. Le strade della capitale pachistana sono deserte, l’accesso alle zone diplomatiche è contingentato, riferiscono i media locali. Il ministro degli Esteri pachistano Ishaq Dar ha annunciato su X che tutti i partecipanti agli “Islamabad Talks 2026” – delegati e giornalisti dei paesi coinvolti – potranno entrare nel paese senza visto preventivo: le compagnie aeree sono state invitate a consentire l’imbarco, con accredito rilasciato all’arrivo dalle autorità pachistane.

Chi deve sedere al tavolo

La delegazione americana sarà guidata dal vicepresidente JD Vance, dall’inviato speciale Steve Witkoff e da Jared Kushner, genero di Trump assurto a ruolo di negoziatore anche per la guerra in Ucraina. Per l’Iran, il Wall Street Journal ha scritto che il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf sono già atterrati a Islamabad, ma Teheran ha smentito. Ghalibaf – figura di spicco del regime con una lunga carriera nei Pasdaran e nella polizia – è emerso come principale interlocutore negoziale nel corso del conflitto, dopo che i vertici iraniani sono stati eliminati da raid Usa-israeliani nelle scorse settimane. L’agenzia semi-ufficiale Tasnim ha definito la notizia dell’arrivo della delegazione “completamente falsa”.

Cosa c’è da discutere

Le posizioni di partenza restano lontanissime. Washington ha elaborato un piano in quindici punti – non reso pubblico integralmente – che include la rinuncia iraniana alle armi nucleari, la cessione dell’uranio altamente arricchito, la riduzione delle capacità militari e difensive di Teheran e la riapertura dello Stretto di Hormuz. L’Iran ha fatto circolare una propria proposta in dieci punti che prevede, tra l’altro, il riconoscimento formale del controllo iraniano sullo Stretto, riparazioni di guerra e la revoca totale delle sanzioni. Versioni diffuse sui media statali includono anche il diritto all’arricchimento nucleare.

Trump ha detto di fare riferimento a “una diversa proposta iraniana, più ragionevole”. Tuttavia la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt non ha chiarito di quale documento si tratti. I media statali iraniani, intanto, rivendicano che Teheran ha “vinto” portando gli Stati Uniti al tavolo dopo aver resistito all’offensiva.

Il nodo Libano

Il punto più controverso, e a rischio di far saltare tutto, resta la definizione del perimetro del cessate il fuoco. Iran e Pakistan sostengono che la tregua copra anche Hezbollah e le operazioni israeliane in Libano. Israele e Stati Uniti lo escludono. Mercoledì, poche ore dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco, Israele ha condotto il più vasto ciclo di bombardamenti su Beirut dall’inizio del conflitto, colpendo quartieri residenziali senza preavviso: oltre 300 morti e più di mille feriti secondo il ministero della Salute libanese.

Gli attacchi hanno provocato una reazione globale immediata, con critiche da Europa e paesi del Golfo preoccupati che la tregua possa saltare prima ancora che i negoziati abbiano inizio. Vance ha parlato di un “legittimo malinteso” invitando Israele ad “autocontrollarsi un po’”, mentre Ghalibaf ha avvertito che “il tempo sta scadendo” e che “le violazioni della tregua hanno costi espliciti e risposte forti”.

Lo Stretto di Hormuz

La riapertura dello Stretto di Hormuz è parte dell’accordo di tregua, secondo la Casa Bianca. Ma dall’entrata in vigore del cessate il fuoco solo poche navi sono riuscite a transitare: centinaia di imbarcazioni restano bloccate nel Golfo Persico con migliaia di marinai a bordo. L’agenzia Fars ha riferito che l’Iran ha sospeso il traffico dei tanker dopo i bombardamenti israeliani in Libano. Il vicepresidente Usa J D Vance ha ribadito giovedì che se Teheran non manterrà la promessa di riaprire la via d’acqua, la tregua sarà considerata conclusa. Trump ha anche avvertito l’Iran di non imporre pedaggi alle petroliere in transito, mentre Teheran insiste che “un nuovo regime” di controllo di Hormuz deve prevedere un pagamento.

Israele: “In Libano siamo in guerra”

A complicare il quadro alla vigilia dei colloqui arriva la dichiarazione del generale Eyal Zamir, capo di stato maggiore delle Forze di Difesa Israeliane, che ieri ha visitato la periferia di Bint Jbeil nel sud del Libano, dove le truppe israeliane sono impegnate in scontri con Hezbollah. “Le Forze di Difesa Israeliane sono in stato di guerra, non siamo in cessate il fuoco. Continuiamo a combattere qui – ha detto – questa è la nostra principale zona di combattimento.” In un video Zamir ha aggiunto: “In Iran siamo in cessate il fuoco e possiamo tornare a combattere lì in qualsiasi momento, e con grande forza.” Una distinzione netta, che Teheran difficilmente potrà ignorare sedendosi al tavolo domani.

Negoziati lunghi?

Trump si è detto “molto ottimista”, sostenendo che i leader iraniani “in privato sono molto più ragionevoli” e che “stanno accettando tutto quello che devono accettare”. Secondo fonti vicine ai negoziati, il fine settimana di Islamabad sarà solo il primo di una serie di round verso un accordo di lungo periodo.

[Il Libano il nodo più grande (nell’immediato) e la chiave per lo stretto di Hormuz|PN_20260410_00037|in04 rj01| https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/04/20260410_131151_90A859D4.jpg |10/04/2026 13:12:03|I negoziati Iran-Usa in Pakistan, tutte le incognite|Iran|Estero]

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