Fi, Barelli e l’addio da capogruppo. Vede Meloni, poi stoccata ai Berlusconi
AskaNews
di Administrator admin  
il 13/04/2026

Fi, Barelli e l’addio da capogruppo. Vede Meloni, poi stoccata ai Berlusconi

Roma, 13 apr. (askanews) – L’avvicendamento avverà domani alle 20 o giù di lì. Paolo Barelli lascerà il posto di presidente dei deputati di Forza Italia alla Camera e “proporrà” come suo successore Enrico Costa. Il passaggio formale si consumerà alla riunione del gruppo convocata a fine aula, come doveroso per un minimo di rispetto della forma. Ma la decisione, come è noto, è stata presa altrove: venerdì scorso, durante l’incontro tra i figli di Silvio Berlusconi e il segretario, Antonio Tajani, che alla fine non è riuscito a salvare uno dei suoi uomini più fedeli (oltre che consuocero) dalla richiesta di rinnovamento imposta da Marina e Piersilvio dopo la batosta referendaria. Barelli avrebbe provato a resistere fino all’ultimo, persino oggi, persino quando la sorte sembrava ormai segnata. E non è un caso se, prima di annunciare le dimissioni, si sia tolto quello che appare più che un sassolino dalla scarpa: “Normalmente i partiti si guidano dall’interno”.

Ma il destino del quasi ex capogruppo oggi è passato anche da palazzo Chigi. Un’ora nella sede del governo, ha spiegato lui stesso, per una visita con “funzionari per problemi legati a provvedimenti sulla sanità”. Nella realtà, come confermano più fonti, per incontrare la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. D’altra parte, il trambusto in Forza Italia riguarda molto da vicino la premier se vuole provare a mantenere fede all’impegno, ribadito la settimana scorsa in Parlamento, di portare la legislatura fino in fondo. Nell’incontro, infatti, si sarebbe parlato del ruolo da attribuire a Barelli dopo l’addio impostogli. Tra le ipotesi, un incarico nel governo che, di fatto, sarebbe in più rispetto alla quota prevista per Forza Italia, che verrebbe ceduto proprio da Fdi, a dimostazione dell’intenzione di Meloni di mettere fine all’ennesima scossa tellurica. Si vocifera di una poltrona come sottosegretario alla Cultura o ai Rapporti con il Parlamento (dove però c’è già un’altra azzurra, Matilde Siracusano) da attribuirgli già nel prossimo Consiglio dei ministri (che potrebbe essere giovedì, anche se ancora nessuno dicastero è stato allertato). Ma lui stesso lascia intendere che alla fine potrebbe non esserci nessuna compensazione. “Non è un problema, tra un anno si vota e dobbiamo vincere le elezioni”.

Anche perché Barelli non intende mollare in alcun modo la presidenza della Federazione nuoto, che sarebbe incompatibile con il posto di sottosegretario al Made in Italy di cui si era già vociferato. E’ lui stesso a spiegarlo parlando lungamente con i giornalisti dopo aver lasciato palazzo Chigi. “Io sono capace a nuotare e galleggio, perché imparare a nuotare significa salvare la vita agli altri e a se stessi. Il salvavita non si tocca”, dice negando di stare chiedendo alcunché per sè stesso, anzi quasi smentendo quello che poco dopo diventerà ufficiale, ossia l’addio al ruolo di presidente dei deputati. Tanto che la stessa convocazione del gruppo finisce per alimentare per qualche minuto un giallo, dal momento che si limitava a parlare di elezione del presidente e non anche di dimissioni. Come se, è il dubbio instillato in molti, Barelli fosse pronto a chiedere di essere confermato. Per questo, poco dopo, è arrivata la nota in cui si metteva nero su bianco l’ineluttabile.

Ma sono soprattutto le frecciate lanciate all’indirizzo dei figli di Berlusconi a dimostrare, inequivocabilmente, quanto la decisione sia stata presa contro la sua volontà. “Normalmente – spiega ai giornalisti – i partiti si guidano dall’interno, no? Loro hanno chiaramente un amore, un affetto scontato per il partito che è carne della loro carne, che è frutto del lavoro del grande padre, quindi è ovvio che si interessano delle cose che ha fatto il grande padre. Dopodiché c’è la quotidianità e bisogna starci dentro”. Rivendica anche i risultati ottenuti alla guida del gruppo, come a rimarcare che non è certo per demerito personale che è costretto a lasciare. “Mi ha indicato Silvio Berlusconi, sono stato eletto dai deputati. In quel momento i parlamentari erano 44, come i gatti, oggi sono 54, 10 di più che significa il 25% di incremento”. Altro siluro a Marina e Piersilvio che ne avrebbero criticato la troppa romanità: “Noi abbiamo comandato il mondo, abbiamo fatto sudditi in tutto il mondo, pure in Padania”, il messaggio. Infine, il cappello sul suo successore, il candidato di mediazione che consente di far dire a entrambe le fazioni azzurre, maggioranza e minoranza interna, che non hanno perso ma non hanno nemmeno vinto gli altri. Enrico Costa? Una “brava persona” e “un amico” ma si è aggiunto al gruppo della Camera “anche grazie al mio lavoro”.

Prossimo step del rinnovamento voluto dagli eredi di Silvio Berlusconi, nonché finanziatori del partito, i congressi. Proprio di questo oggi Marina Berlusconi ha parlato con il ‘pontiere’ Alberto Cirio. La primogenita del Cavaliere avrebbe chiesto di tutelare l’unità del partito e che le assise regionali e provinciali si svolgano “nei modi e nei tempi più adeguati per garantire” questo obiettivo, partendo da quelle unitarie.

[“I partiti si guidano dall’interno”. Domani l’avvicendamento con Costa. Cirio da Marina su nodo congressi|PN_20260413_00154|in02| https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/04/20260413_210124_AC82697C.jpg |13/04/2026 21:01:32|Fi, Barelli e l’addio da capogruppo. Vede Meloni, poi stoccata ai Berlusconi|Fi|Politica]

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