Italiane della scienza, Elena Baralis: se l’AI comincia anche a creare
AskaNews
di admin Administrator  
il 13/04/2026

Italiane della scienza, Elena Baralis: se l’AI comincia anche a creare

Roma, 13 apri. (askanews) – “Questo tipo di intelligenza artificiale ha il potenziale di intervenire anche nel processo creativo umano. Certamente dipende dai dati che ha mangiato, ma poi li combina in infinite altre combinazioni che possono imitare il processo creativo delle persone”. A parlarci di intelligenza artificiale generativa, creatività e autocoscienza della macchina è Elena Baralis, docente ordinario di sistemi di elaborazione delle informazioni al Politecnico di Torino, Prorettrice del Politecnico.

Questa è una puntata di Italiane della scienza, un podcast della rubrica SGUARDI prodotto da askanews e io sono Alessandra Quattrocchi. Ingegnere, astrofisiche, informatiche, matematiche, ogni anno che passa sono più numerose le italiane che in patria e all’estero entrano nei campi più vari delle scienze e della materie STEM, ovvero la sigla inglese per Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica. Raccontiamo le loro storie e le loro ricerche.

“ll mio grande interesse è studiare la trasparenza e la polarizzazione dei modelli di machine learning” ci spiega. “Vuol dire che io vado a studiare come questi modelli possono essere influenzati dai dati che usano per l’apprendimento. E l’esempio pratico interessante è proprio quello degli assistenti vocali intelligenti. Questi assistenti sono addestrati per capire dei comandi vocali, ma su una collezione di dati che non necessariamente ricopre tutte le diverse possibilità. Tipologie di pronuncia, le inflessioni dialettali, parlare rapidamente o lentamente… Identificate le categorie problematiche si può cercare di rimediare e si parla di “bias mitigation”. Ma il problema generale è che gli algoritmi possono comportarsi in modo non uniforme a seconda delle sottopopolazioni di dati che sono stati utilizzati per l’addestramento. E questo può ingenerare disuguaglianze di trattamento che sono particolarmente importanti nel momento in cui gli algoritmi vanno a toccare la vita delle persone, anche nel caso della scelta di popolazioni di potenziali lavoratori per esempio. Ci sono dei casi controversi che risalgono già a dieci anni fa negli Stati Uniti proprio su queste tematiche”.

Dall’osservatorio privilegiato del Politecnico, Baralis ha visto cambiare il mondo della scienza rispetto all’ingresso delle donne: “quando io mi sono iscritta a Ingegneria Elettronica 1980 al Politecnico di Torino, c’erano circa 300 studenti iscritti a quel percorso di laurea, di cui dieci erano di genere femminile. Nel settore ICT una volta c’era soltanto ingegneria elettronica, adesso c’è ingegneria elettronica, ingegneria informatica, altri percorsi, Data Science engineering, cybersecurity, tutti afferenti diciamo all’area delle information and communication technology quindi ICT. E in quest’area il genere femminile rappresenta circa il 21% del numero complessivo di studenti quindi siamo saliti ma non ancora tantissimo, però la cosa positiva è che c’è stata una tendenza in crescita. Ho sentito un’intervista con Laura Mattarella, la figlia del presidente, che proprio in occasione dell’8 marzo di quest’anno ha detto delle parole che mi hanno molto colpito: “tranne pochissime eccezioni, non conosco nessuna donna, nessuna amica che non mi abbia detto di aver pagato la maternità sul piano lavorativo”. A livello sociale piano piano un po’ di consapevolezza sta nascendo. Magari c’è il micronido interno all’istituzione, che sia il Politecnico o altro, ci sono degli altri tipi di supporto, baby sitting, cose che alla mia epoca non c’erano

La paura di essere spodestati dalle macchine ha alimentato decenni di fantascienza, ma fino a che punto si può spingere la creatività dell’intelligenza artificiale? “In effetti può capitare che l’idea nuova venga alla macchina, che esplora tanti percorsi diversi, dei quali alcuni sono non plausibili, proprio sbagliati, si parla di allucinazioni in questo caso. Altri invece sono plausibili ma non interessanti, e altri ancora possono essere plausibili e interessanti. Non abbiamo ancora esplorato fino in fondo i limiti ed è molto difficile capire come gestire questo processo senza farsi del male” spiega Baralis. Ma l’intelligenza artificiale è dotata di autocoscienza o no? E potrà averla, come in “2001 Odissea nello spazio”, dove alla fine Hal 9000 si dota di autocoscienza e non vuole morire? “Siamo ancora lontani da questo dall’autocoscienza. Quello che abbiamo adesso è la capacità di riprodurre dei pattern, delle modalità di funzionamento. Il livello più complesso è quello delle emozioni, ma un robot non prova emozioni, anche se può reagire correttamente a un’emozione umana che viene riconosciuta, magari con un tono tranquillizzante o più deciso. Poi è possibile che nel futuro le tecnologie cambino e sia possibile clonare l’uomo, allora è chiaro che stiamo parlando di qualcosa di diverso da un calcolatore. Volendo vedere l’aspetto positivo, l’uomo ha saputo adattarsi a grandi cambiamenti tecnologici piuttosto che ambientali, cambiando a sua volta. Oggi il cambiamento è molto più rapido di una volta. Dobbiamo insegnare ai nostri studenti a usare questi strumenti come tanti altri di cui l’uomo si è dotato nel passato, in modo che accrescano la capacità dell’uomo invece di reprimerle”.

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