Caso Biennale, Giuli: Buttafuoco si è auto-commissariato
Milano, 3 mag. (askanews) – “Per me il capitolo Venezia è chiuso, ora è tutto in mano a Palazzo Chigi. Pietrangelo è un fratello sbagliato, ma un fratello sbagliato rimane un fratello. È stato vittima di una fantasia pacificatoria, voleva l’Onu dell’arte, ha finito per illudersi di poter fare politica estera. Ma questa spetta al governo e al Parlamento”. Lo afferma in un’intervista a Repubblica il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, facendo il punto sulla crisi della Biennale di Venezia.
“Il danno d’immagine l’ha causato la Biennale a se stessa. Come ha detto la premier, Pietrangelo è capacissimo, sì, capacissimo di tutto”, sottolinea il ministro che evidenzia: “Il ministero ha fatto quello che andava fatto: accertare che tutto fosse regolare. In pubblico sono intervenuto solo per precisare che sul padiglione russo il governo è stato informato a cose fatte”.
L’ipotesi di commissariamento, assicura il ministro, “on è mai stata in campo. Non c’è ragione di destabilizzare la situazione. Buttafuoco non è un martire della jihad, è il mio caro Ciccio Tumeo”. Un personaggio del Gattopardo: “Pietrangelo è l’inconsolabile espressione di un ancien régime isolazionista e borbonico, che non riconosce l’unità d’Italia”. Il problema, osserva Giuli, è che la Biennale “non è uno stato sovrano, Buttafuoco dev’essersi confuso. A forza di rivendicare autonomia, si è persino auto-commissariato”. E ancora: “Prendo atto del cambio di paradigma: si passa dal giudizio di una giuria di esperti al voto dei visitatori”.
Giuli chiarisce i motivi che hanno portato all’ispezione disposta dal MiC: “Dopo la diffida dell’artista israeliano, la fondazione si è rivolta al Mic e a palazzo Chigi in cerca d’aiuto. Siamo andati lì con gli estintori, non con il lanciafiamme. Per esaminare il loro pasticcio”.
Alla fine Buttafuoco avrà il padiglione russo: “Rifiuto lo schema vincitori/vinti. Se però migliaia di visitatori ceceni mandati da Ramzan Kadyrov voteranno il padiglione russo, sapremo chi ha vinto: Vladimir Putin. Ma il mio più grande rammarico è un altro. Se Pietrangelo ci avesse coinvolto nelle interlocuzioni che portava avanti con i russi da anni, forse avremmo potuto chiedere una contropartita. Sarebbe stato un trionfo riaprire il padiglione russo in cambio di un cessate il fuoco con la liberazione di cento bambini ucraini”.
Poi una riflessione su Beatrice Venezi al Teatro la Fenice: “La fine della collaborazione era legata a vicende circostanziate, non alle proteste dell’orchestra”.
Infine, sul no al contributo per il doc su Giulio Regeni, per Giuli non c’è stata nessuna pressione politica: “No, e la commissione selettiva che ha sbagliato è evaporata”. Non avvengono troppe cose a sua insaputa? “Così dev’essere per le commissioni. Se ci fosse il mio benestare, sarebbe un illecito – conclude Giuli -. Comunque riscriveremo le regole del gioco”.
