Verrès, al Tempio Due Cuori di Dio «solo incontri di preghiera»
Dopo la presa di posizione del vescovo Gazzetta Matin è stata a un incontro di preghiera condotto da Gidio Jerusel al Tempio Due Cuori di Dio di Verrès
Dopo la presa di posizione del vescovo che con una lettera invitava «a non partecipare a iniziative che si configurano come abuso e sacrilegio», siamo stati a Verrès, a vedere da vicino come si svolgono gli incontri di preghiera al Tempio Due Cuori di Dio.
Questo il reportage pubblicato lunedì 25 maggio su Gazzetta Matin.
L’incontro di preghiera
Arrivano da tutta la Valle e dalla Svizzera: da soli, in coppia, qualcuno aiutandosi con delle stampelle. Molti, però, come nota il proprietario della sala, non vengono, forse intimoriti dalla presa di posizione del vescovo.
Sono una ventina in tutto i partecipanti all’incontro di preghiera di sabato 23 maggio, il primo dopo la lettera di monsignor Franco Lovignana, che invita i fedeli «a non partecipare a iniziative che si configurano come abuso e sacrilegio».
L’incontro si tiene nel salone dietro il magazzino di Its Jerusel di Verrès, nel parcheggio coperto che Gidio Jerusel e il figlio Yuri avevano realizzato, con attacchi per acqua e corrente elettrica, come ricovero per camper.
Doveva essere un business, è diventato molto altro.
Un momento dell’incontro di preghiera al Tempio Due Cuori di Dio di Verrès
Il Tempio Due Cuori di Dio
Uno dei due cuori al momento del ritrovamento, dopo la disarmatura dei pilastri in cemento armato
Quattro anni fa, durante i lavori di disarmo dei pilastri in cemento armato, sono stati rinvenuti due cuori.
«Non sono incisioni, sono fusi nel cemento. Ho subito sentito che c’era un’energia particolare. Rappresentano il cuore di Gesù sulla croce quando è stato trafitto, versando sangue e acqua», spiega Gidio Jerusel che, dopo la scoperta, invia le foto dei cuori a veggenti, radioestesisti e rabdomanti per capire di cosa si tratti.
Tutti convengono che siano testimonianza di un luogo sacro.
Da lì la decisione di edificare la sala, il Tempio Due Cuori di Dio, e di iniziare gli incontri di preghiera.
«I cuori sono sulla linea di San Michele Arcangelo che parte dalla Sacra di San Michele, vicino a Torino, passa per la Francia, a Saint-Michel, e arriva fino al Portogallo» spiega Yuri.
«Noi non abbiamo fatto altro che mettere un tavolo, due candele, un ostensorio: chi viene si siede in silenzio e prega».
La voce si sparge e arrivano sempre più persone.
Le analisi del radioestesista
«Le nostre preghiere qui hanno un potere che non esiste altrove – sostiene Gidio -. Qualche tempo fa, dopo alcune discussioni con il sindaco, che voleva che io provassi che questo è un luogo di culto, ho contattato Aristide Viero perché venisse a certificare il tempio consacrato a Dio. Che questi cuori non fossero normali lo sapevamo, ma volevo delle prove: bisogna sempre dimostrare tutto quello che si dice».
Viero, specializzato in geobiologia, radiestesia, radionica e parapsicologia, già presidente dell’Air (Associazione italiana radioestesisti) e presidente onorario dell’Aris (Associazione radioestesisti e sourciers), nella sua relazione scrive: «Con stupore ho verificato e rilevato con metodi radioestesici, rabdomantici e geobiologici un “tempio”, posto in una sala di circa 250 metri quadrati, consacrata a 11 mila unità (scala Viero), esattamente come la vibrazionalità di emissione che avviene con la consacrazione di tutti gli altari posti nei luoghi di culto».
Lo specialista misura le vibrazioni dei cuori – una a 18 mila unità, l’altra a 32 mila -, la posizione dell’altare e conclude: «Pertanto, in questo luogo consacrato, un iniziato può compiere tutti i riti che sa eseguire con la massima riuscita».
L’invito al vescovo
Tutte cose, dice Jerusel, di cui il vescovo era a conoscenza: «Ho incontrato varie volte monsignor Lovignana, abbiamo parlato spesso di questo luogo e l’ho invitato a vederlo. Sono rimasto stupito della sua lettera: bastava che mi telefonasse per chiedermi di non pregare più davanti all’ostensorio».
Detto, fatto: sabato non c’era nessuna ostia sull’altare.
I fedeli hanno ascoltato le parole di Jerusel, la testimonianza di una donna, hanno recitato insieme il rosario dedicando una decina di Ave Maria al vescovo e si sono raccolti in silenzio guardando il quadro con il volto di Gesù o l’effige del cuore.
«Perché fare tutto questo? – conclude l’incontro Jerusel -. Per tutti quelli che stanno male. È la mia missione e non voglio niente: il Signore mi ha dato la forza e io l’ho fatto. Sono il servo di Dio».
(erika david)
