La Thuile racconta la “restanza” alpina tra pascoli e miniere
AskaNews
di admin Administrator  
il 13/06/2026

La Thuile racconta la “restanza” alpina tra pascoli e miniere

Milano, 13 giu. (askanews) – La Thuile (Aosta) mette al centro la “restanza” per raccontare la propria identità alpina: non come semplice permanenza in montagna ma come scelta quotidiana fatta di competenze, adattamento e responsabilità verso un territorio che ha attraversato fasi agricole, minerarie e turistiche. Il racconto parte dalla comunità agricola, prima dell’arrivo degli impianti e dello sviluppo turistico. Per generazioni La Thuile ha vissuto di pascoli in quota, stagioni brevi e risorse limitate. Gli alpeggi venivano raggiunti all’inizio dell’estate, la fienagione si concentrava in poche settimane e ogni decisione dipendeva dalla capacità di leggere il clima, l’erba, il terreno e i cambiamenti del tempo.

In questa organizzazione avevano un ruolo centrale anche le pratiche collettive. Il pane non veniva preparato ogni giorno, ma cotto in grandi quantità nei forni comunitari, secondo turni che coinvolgevano le famiglie del paese. Il latte munto dalle mucche di ciascun nucleo familiare veniva portato all’unico casaro della zona, che lo trasformava in formaggi e burro usando anche la panna raccolta. Quella cultura materiale non appartiene soltanto al passato. L’attività agricola continua a richiedere osservazione e precisione: salire nei prati quando l’erba è pronta, rientrare quando il tempo cambia, controllare gli animali, sistemare una recinzione, valutare un terreno. Sono gesti ordinari solo in apparenza, perché ogni scelta può incidere sulla riuscita del lavoro.

Accanto alla dimensione agricola, La Thuile ha conosciuto una fase mineraria che ha cambiato il paesaggio e l’organizzazione della comunità. Tra Ottocento e Novecento le miniere di carbone e di argento portarono nuove competenze e un diverso rapporto con la montagna, fatto di lavoro sotterraneo, coordinazione, conoscenza dei materiali e attenzione alla stabilità della roccia. Scendere in miniera significava lavorare nel buio, nell’umidità e nel rumore, in un ambiente dove ogni movimento doveva essere controllato. Di quella storia restano oggi ingressi di gallerie, strutture minerarie e segni ancora leggibili lungo alcuni percorsi, elementi che permettono di ricostruire una parte decisiva della memoria locale.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale e con la chiusura delle miniere nel 1965, La Thuile è entrata nella fase turistica. Impianti, sentieri e attività outdoor hanno aperto il territorio a un pubblico più ampio, senza cancellare le competenze maturate nelle stagioni precedenti. Chi oggi accompagna escursionisti e biker lungo i percorsi porta spesso con sé una conoscenza diretta dei luoghi e della comunità. Nel turismo contemporaneo questa continuità si traduce nella capacità di leggere il paesaggio prima di proporlo. Scegliere il momento adatto per un’escursione, valutare condizioni, esposizione, meteo e conformazione del terreno significa trasformare la conoscenza locale in servizio, sicurezza e mediazione culturale.

La tecnologia affianca questo lavoro senza sostituirlo. App, mappe digitali e percorsi tracciati rendono la montagna più accessibile e aiutano l’orientamento, ma il loro uso resta legato alla lettura concreta del territorio e ai suoi equilibri. A tenere insieme pascoli, miniere, sentieri e impianti sono anche le testimonianze raccolte nel progetto “Una voce, una vita – Podcast per non dimenticare”, ideato e curato dall’Associazione Culturale Passeggeri del Tempo. L’iniziativa è stata realizzata con la collaborazione di Davide Carradore Daniel, assessore all’istruzione, cultura e politiche sociali, e con il lavoro dell’autore Giorgio La Marca sulle memorie orali della comunità.

Al progetto hanno contribuito Bruno Boscardin, Dante Berthod, Gino Daniel, gli ex sindaci Giuseppe Vauterin e Gilberto Roulet, insieme con Simona Jorioz, Loredana Blanc, Fulvio Collomb, Roberto Lorenzetti, Edoardo Berger, Anna Maria Cavrioli, Vittorina Praz, Alina Jacquemod, Corrado Giordano, Giulio Jacquemod e Maura Ferrod. Le loro voci ricostruiscono i passaggi che hanno portato La Thuile dalla montagna agricola e mineraria all’accoglienza contemporanea.

[Il podcast “Una voce, una vita” raccoglie le memorie del territorio|PN_20260613_00012|gn00 sp20| https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/06/20260613_100015_5BAF91A2.jpg |13/06/2026 10:00:22|La Thuile racconta la “restanza” alpina tra pascoli e miniere|Montagna|Cronaca, Turismo]

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